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termanager2/HANDOFF.md
Francesco Picone c505708ae2 ++ fix campagna
2026-07-25 22:58:29 +02:00

335 lines
16 KiB
Markdown

# Handoff — TerManager2
Stato del progetto per chi ci mette mano dopo. Per installazione, deploy e uso
quotidiano vedi [README.md](README.md); qui c'è il contesto che il README non
può dare: perché le cose sono come sono, e cosa resta aperto.
Ultimo aggiornamento: **25 luglio 2026**.
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## Stato attuale
L'applicazione è **pronta per il deploy in produzione su Dokploy**. Lo stack è
stato verificato end-to-end: build dell'immagine, primo deploy su volumi vuoti,
redeploy, login, tutte le pagine, code e scheduler.
| Aspetto | Stato |
|-----------------------------|-------|
| Deploy Dokploy (Compose) | ✅ verificato |
| Primo avvio a zero-config | ✅ migrazioni + seed + admin automatici |
| Redeploy senza interventi | ✅ ~25 secondi |
| Sviluppo locale | ✅ stesso compose, profilo `dev` |
| Test automatici | ❌ **assenti** — vedi [Cosa resta aperto](#cosa-resta-aperto) |
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## Da dove veniamo
Il progetto aveva un difetto strutturale nel deploy: il `Dockerfile` compilava
l'applicazione in `/app-src`, ma il runtime girava da `/var/www/html`, popolato
solo dal bind mount del sorgente. **L'immagine costruita non veniva mai usata.**
L'entrypoint rieseguiva `composer install` e `npm run build` a ogni avvio dentro
il container. Su Dokploy, senza sorgente sull'host, significava build a runtime
a ogni deploy: lento, dipendente dalla rete, e capace di fallire in produzione.
Da qui la ristrutturazione descritta sotto.
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## Decisioni architetturali
Le scelte non ovvie, con il motivo. Se una di queste ti sembra sbagliata, il
contesto per ridiscuterla è qui.
### L'immagine è autosufficiente
`vendor/` e `public/build` sono compilati in stage separati del `Dockerfile` e
copiati nell'immagine finale. I container di produzione **non montano il
sorgente** e non eseguono build all'avvio.
Conseguenza pratica: dopo aver modificato dipendenze PHP o asset frontend,
serve un rebuild dell'immagine, non un semplice restart.
### nginx e php-fpm nello stesso container
Con container separati, nginx avrebbe bisogno di una copia di `public/` e del
volume storage solo per servire file statici. Per questa scala è complessità
senza beneficio. Sono coordinati da supervisor
(`docker/supervisor/supervisord.conf`), che abbatte il container se uno dei due
muore definitivamente — altrimenti resterebbe "up" senza servire nulla.
### La configurazione arriva dall'ambiente, non da `.env` riscritto
Il vecchio entrypoint riscriveva `.env` con `sed` a ogni avvio. Ora Laravel
legge direttamente l'ambiente di processo, e `docker-compose.yml` si limita a
`env_file: .env` senza ridichiarare nulla.
Il `.env` è quindi l'**unica** fonte di configurazione. Una versione precedente
fissava nel compose i valori dettati dalla topologia (`DB_HOST: mariadb` e
simili) perché vincessero su un `.env` sbagliato, ma richiedeva gli anchor YAML
(`x-app-env`, `<<:`) ed è stata scartata a favore della leggibilità.
Il rovescio della medaglia: `DB_HOST` e `REDIS_HOST` devono valere `mariadb` e
`redis`, cioè i nomi dei servizi. Se qualcuno vi mette un indirizzo IP il
container non trova più il database. È documentato in `.env.example` e nel
README, ma è il punto fragile di questa scelta.
Nota: perché la configurazione da ambiente funzioni, `www.conf` ha
`clear_env = no`. Senza, php-fpm sanifica l'ambiente e Laravel non vedrebbe
nessuna variabile.
### Fail-fast sulle variabili mancanti
Lo stack si rifiuta di partire senza `APP_URL`, `DB_PASSWORD`,
`DB_ROOT_PASSWORD`, `REDIS_PASSWORD`. Le password sono validate
dall'interpolazione compose (`${VAR:?}`), `APP_URL` dall'entrypoint (dove il
messaggio d'errore è più chiaro).
Deliberato: un errore immediato è meglio di un database in produzione con
password `secret`.
### Modifica/cancellazione delle assegnazioni: solo amministratore
L'unico punto in cui un'assegnazione **esistente** si modifica o si cancella è
il CRUD del Registro (`Livewire/Registro`: `openCreate`/`openEdit`/`save`/
`askDelete`/`deleteConfirmed`), blindato su `settings.manage` a due livelli —
`abort_if(..., 403)` nel componente e `@can('settings.manage')` in
`registro.blade.php`, che nasconde pulsanti e modali. `settings.manage` ce l'ha
solo l'`amministratore`.
Di conseguenza gli altri ruoli **non** possono alterare le assegnazioni: la
pagina Assegna solo ne crea (`territori.assign`), la pagina Rientra solo le
chiude (`territori.return`). Nello specifico l'`assistente` (`registro.view` +
`territori.assign` + `territori.return`) vede il Registro, crea nuove
assegnazioni e le fa rientrare, ma non le modifica né le elimina.
Poiché il seeder concede in modo additivo e non revoca mai (vedi la nota su
`syncPermissions()` più sotto), un permesso `settings.manage` concesso a mano
all'`assistente` in passato sopravviverebbe a ogni re-seed. La migration
`2026_07_25_000001_revoke_settings_manage_from_assistente_role` chiude questo
drift per i database esistenti: revoca `settings.manage` dal ruolo `assistente`
se presente. È idempotente (no-op sul baseline) e volutamente irreversibile —
il `down()` non ripristina il permesso.
Stesso principio per le **campagne**: creazione e visualizzazione restano su
`campagne.manage` (che ha anche l'assistente), ma **modifica ed eliminazione
sono riservate all'amministratore** (`settings.manage`). Il gate è su tre
livelli: la route `campagne/{campagna}/edit` è nel gruppo `settings.manage`;
`CampagnaEdit::mount()`/`save()` e `CampagnaIndex::deleteCampagna()` chiamano
`$this->authorize('settings.manage')` (l'index è raggiungibile da chi ha
`campagne.manage`, quindi il delete va protetto nel metodo, non solo in route);
i pulsanti Modifica/Elimina in `campagna-index`/`campagna-show` sono sotto
`@can('settings.manage')`. Nota: `Campagna` non ha soft delete — l'eliminazione
è definitiva.
### Export/Import XML: backup completo e round-trip
`Livewire/Settings/XmlExchange` esporta e reimporta **tutti** i dati gestionali,
non più un sottoinsieme. L'export (`currentDataset` + `datasetToXml`) include
ora: utenti (con hash password, ruoli, `email_verified_at`, `remember_token`),
i campi settings prima omessi (`public_base_url`, `logo_path`,
`pdf_viewer_show_download`, `setup_completed`), lo stato soft-delete
(`deleted_at`) di proclamatori/territori, i path file dei territori
(`pdf_path`, `thumbnail_path`), le FK di audit delle assegnazioni
(`created_by`/`returned_by`, esportate come `legacy_*_id`), `link_sent`,
`pdf_access_code`, e i timestamp `created_at`/`updated_at` di ogni entità.
L'import (`importXmlFromContent`) legge simmetricamente tutti questi campi, così
un export si reimporta senza perdite.
Tre scelte non ovvie:
- **`legacy_id` derivato dall'`id` reale.** Il rimappaggio delle FK in import si
basa sull'attributo `legacy_id`. Prima veniva scritto solo dalla conversione
SQL legacy: l'export dell'app corrente ne era privo, quindi un suo re-import
**perdeva territori e assegnazioni** (riferimenti non risolti). Ora
`addLegacyIdAttribute()` usa `legacy_id` se presente, altrimenti l'`id` reale.
- **Gli utenti sono UPSERT per email, non azzerati.** Tutte le altre entità
vengono cancellate e ricreate; gli utenti no. Azzerare la tabella `users`
durante un restore rischierebbe di **estromettere l'amministratore** che sta
importando (backup che precede il suo account, o file parziale). Gli account
esistenti vengono aggiornati, quelli nel file (ri)creati; nessuno viene
eliminato. Conseguenza: non è un mirror perfetto (utenti extra restano), ma è
senza perdite e non blocca fuori nessuno.
- **Hash password e timestamp scritti col query builder.** Dopo il `save()` del
modello, password/`remember_token`/`email_verified_at`/`created_at`/
`updated_at` vengono scritti con `DB::table()->update()`: preserva l'hash
esatto (il cast `hashed` rivaliderebbe il costo bcrypt e potrebbe rifiutare un
hash generato con `BCRYPT_ROUNDS` diverso) ed evita che Eloquent sovrascriva i
timestamp importati. Stessa tecnica in `applyRowMeta()` per le altre entità.
### Un solo container esegue le migrazioni
Solo `app` migra. `queue-worker` e `scheduler` usano `queue-entrypoint.sh`, che
attende e non tocca lo schema. Due container in gara su `artisan migrate` è
il modo tipico di ritrovarsi con uno schema applicato a metà.
### `APP_KEY` risolta una volta sola all'avvio
Prima veniva rigenerata da `AppServiceProvider::boot()` a ogni richiesta se
mancante — con il rischio di chiavi diverse a ogni richiesta e dati cifrati
irrecuperabili. Ora è risolta dall'entrypoint (env → volume → generata) e il
provider **solleva un'eccezione** se manca, invece di rigenerarla.
---
## Bug corretti — i più significativi
Contesto utile se ti imbatti in comportamenti che sembrano regressioni.
| Bug | Effetto | Dove |
|-----|---------|------|
| `key:generate` a runtime | Rotazione silenziosa della chiave → **perdita irreversibile** dei dati cifrati | `AppServiceProvider` |
| Import PDF da cartella mai accodato | Upload completato, nessun territorio aggiornato, file orfani a crescita illimitata | `Livewire/Settings/XmlExchange` |
| Permessi non riapplicati su Livewire | Un permesso revocato restava attivo fino al reload della pagina | `AppServiceProvider` (`addPersistentMiddleware`) |
| Host header injection | Link generati (inclusi i PDF pubblici con codice d'accesso) verso domini arbitrari | `bootstrap/app.php`, `nginx/default.conf` |
| Default TTL link mai convertito | Link PDF validi 2 anni invece di 1 mese | migrazione `2026_07_18_000001` |
| `syncPermissions()` nel seeder | Un re-seed azzerava i permessi personalizzati dei ruoli | `RolesAndPermissionsSeeder` |
| `campagna_id` manipolabile | Rientro conteggiato su una campagna arbitraria | `Livewire/Assegnazioni/Rientra` (`#[Locked]`) |
| `pdftoppm` senza timeout | Un PDF malformato bloccava il worker **per sempre** | `TerritorioThumbnailService` |
| Collisione nomi file PDF | `1 A` e `1-A` scrivevano sullo stesso file → dati sovrascritti | `Jobs/ImportTerritoryPdfFolder` |
| Zip senza limiti | Zip bomb → esaurimento memoria | `TerritorioPdfImportDispatcher` |
| Export XML senza `legacy_id` | Il re-import dell'export dell'app corrente perdeva territori e assegnazioni (FK non risolte) | `Livewire/Settings/XmlExchange` (`addLegacyIdAttribute`) |
| Migrazioni thumbnail duplicate | `migrate:rollback` falliva a metà | rimosse 2 migrazioni ridondanti |
---
## Cosa resta aperto
In ordine di priorità.
### 1. Nessun test automatico
`composer.json` richiede PHPUnit ma **la cartella `tests/` non esiste**. Ogni
verifica è manuale. È il debito più rilevante: le regole di business (anno
teocratico, stato territorio, priorità automatica, percentuale campagne) sono
esattamente il tipo di logica che va protetta da test.
Nota: `config/database.php` ridefinisce `connections` e lascia solo `mysql`.
Per usare SQLite in memoria nei test va riaggiunta la connessione `sqlite`.
### 2. Race su doppia assegnazione
`Assegna::save()` controlla che il territorio sia libero e poi crea la riga, ma
nulla a livello di database impedisce due assegnazioni aperte sullo stesso
territorio (doppio click, due schede). `assegnazioneCorrente` usa `latestOfMany`,
quindi la seconda resta invisibile nell'interfaccia mentre falsa i conteggi.
Rimedio: transazione con `lockForUpdate()`, oppure un indice univoco su colonna
generata che imponga una sola assegnazione aperta per territorio.
### 3. Scrittura durante il rendering
`Assegnazione::shortPdfUrl()` genera e salva il codice d'accesso al primo
utilizzo, quindi una GET del registro può produrre decine di INSERT. Meglio
generare il codice alla creazione dell'assegnazione (observer) e far restituire
`null` al metodo quando manca.
### 4. Ricerca in memoria sui campi cifrati
Nome e cognome dei proclamatori sono cifrati, quindi la ricerca carica l'intera
tabella e filtra in PHP (`ProclamatoreIndex`, `Registro`). Accettabile sotto
qualche centinaio di record, non oltre. Se dovesse servire scalare: hash
deterministico ricercabile affiancato al campo cifrato.
### 5. Endpoint PDF pubblici senza throttle
`/p/{code}` e le rotte del visualizzatore sono senza autenticazione né rate
limit. Il controllo d'accesso è solido (confronto in tempo costante su codice a
~62 bit, più controlli di scadenza), ma un tentativo di enumerazione non
verrebbe né rallentato né registrato. Un `throttle:30,1` costerebbe una riga.
---
## Trappole da conoscere
**`APP_KEY` è il singolo punto di perdita dati.** I nomi dei proclamatori sono
cifrati con questa chiave. Il backup del database senza la chiave è inutile per
quei campi. Se non la imposti, l'entrypoint ne genera una e la salva nel volume
`storage_data`, stampandola nei log: se quel volume viene perso, i dati sono
irrecuperabili.
**`APP_URL` deve combaciare col dominio servito.** L'applicazione rifiuta
richieste con `Host` diverso (protezione host header injection) e restituisce
400 senza spiegazioni. È la causa più comune di "il deploy è andato ma il sito
non si apre". `localhost` e `127.0.0.1` sono ammessi perché li usano gli health
check interni.
**Il volume `storage_data` non è solo cache.** Contiene i PDF dei territori, le
miniature e la chiave di fallback. Non va trattato come rigenerabile.
**Modifiche a dipendenze o asset richiedono un rebuild.** Non è più sufficiente
riavviare il container: `vendor/` e `public/build` vivono dentro l'immagine.
**L'export XML contiene dati sensibili.** Il file di export include gli hash
delle password di tutti gli utenti e i nomi/cognomi dei proclamatori in chiaro.
Va trattato come un segreto: chi lo ottiene può tentare il crack offline degli
hash. La pagina di export lo segnala, ma il controllo resta umano — la
funzione è già riservata all'amministratore (`settings.manage`).
---
## Come verificare che tutto funzioni
Dopo una modifica sostanziale, questo giro copre i percorsi critici:
C'è un solo `docker-compose.yml`, usato sia in produzione sia in locale. In
locale serve creare una volta la rete esterna attesa da Dokploy.
```bash
cp .env.example .env
# nel .env: APP_URL=http://localhost:8080, APP_ENV=local,
# SESSION_SECURE_COOKIE=false, e le tre password
docker network create dokploy-network
# 1. L'immagine builda
docker build -f docker/php/Dockerfile -t termanager2-check .
# 2. Stack pulito da zero
docker compose --profile dev down -v
docker compose --profile dev up -d --build
docker compose --profile dev ps # tutti i servizi healthy
# 3. L'applicazione risponde
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/up # 200
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/login # 200
# 4. Il redeploy è idempotente
docker compose up -d --force-recreate app
docker compose logs app | grep -E "Migrations|Seed"
# atteso: "Migrations applied" + "Seed already applied"
# 5. La cifratura funziona
docker compose exec app php artisan tinker --execute="
\$p = App\Models\Proclamatore::create(['nome'=>'Test','cognome'=>'Verifica','attivo'=>true]);
\$raw = DB::table('proclamatori')->where('id',\$p->id)->value('nome');
echo \$raw === 'Test' ? 'ERRORE: dati in chiaro' : 'OK: cifrato';
"
```
È lo stesso file che gira in produzione: l'unica differenza è il profilo `dev`
(che aggiunge Mailpit) e i valori nel `.env`.
---
## Documentazione
| Documento | Contenuto |
|------------------------------------|--------------------------------------------|
| [README.md](README.md) | Deploy, configurazione, uso, riferimento |
| `HANDOFF.md` (questo file) | Stato, decisioni, debito tecnico |
La specifica funzionale originale (`TerManager2_v2.md`) è stata rimossa dal
working tree: descriveva funzionalità poi cambiate — in particolare un wizard
di primo avvio successivamente eliminato in favore della pagina Impostazioni —
e conteneva checklist di sviluppo ormai esaurite. Le parti ancora valide
(modello dati, regole di business, RBAC) sono confluite nel README.
Resta consultabile nella storia del repository:
```bash
git show 701f479:TerManager2_v2.md
```