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termanager2/HANDOFF.md
2026-07-31 11:12:10 +02:00

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Markdown

# Handoff — TerManager2
Stato del progetto per chi ci mette mano dopo. Per installazione, deploy e uso
quotidiano vedi [README.md](README.md); qui c'è il contesto che il README non
può dare: perché le cose sono come sono, e cosa resta aperto.
Ultimo aggiornamento: **30 luglio 2026**.
---
## Stato attuale
L'applicazione è **pronta per il deploy in produzione su Dokploy**. Lo stack è
stato verificato end-to-end: build dell'immagine, primo deploy su volumi vuoti,
redeploy, login, tutte le pagine, code e scheduler.
| Aspetto | Stato |
|-----------------------------|-------|
| Deploy Dokploy (Compose) | ✅ verificato |
| Primo avvio a zero-config | ✅ migrazioni + seed + admin automatici |
| Redeploy senza interventi | ✅ ~25 secondi |
| Sviluppo locale | ✅ stesso compose, profilo `dev` |
| Backup / ripristino / azzeramento | ✅ verificati end-to-end in locale |
| Ripristino da browser in linea | ⚠️ **limitato a 100 MB da Cloudflare** — vedi [Cosa resta aperto](#cosa-resta-aperto) |
| Test automatici | ⚠️ **impalcatura pronta, 57 test** — copertura ancora parziale |
**Punto in cui ci si è fermati (30/07/2026).** Su `develop` è pubblicato tutto:
backup completo `.zip`, ripristino, azzeramento, cambio password forzato, barre
di avanzamento reali e console di log (commit `f909791`, deploy verificato
confrontando l'impronta degli asset). `MAX_UPLOAD_MB=2048` è impostato **solo**
su develop; la produzione non è stata toccata e resta sul suo deploy
precedente, senza quella variabile.
Il 30/07 sono state fatte due cose.
**La suite di test, che prima non esisteva**: 79 test eseguibili con un comando,
senza dipendere da altri servizi. Sono **verdi** ma coprono ancora una frazione
della logica di business — vedi *Cosa resta aperto*. Non fanno parte
dell'immagine di produzione e non girano su un deploy: sono uno strumento
locale.
**La pagina "Backup e import" è stata riorganizzata**: cinque zone numerate con
un indice che ci salta sopra evidenziandole, un solo sistema di pulsanti (con
gli stati di focus, che prima non c'erano), e **una sola console** per tutte le
operazioni, agganciata in fondo alla finestra, al posto dei cinque riquadri di
log sparsi. L'azzeramento è diventato un componente a sé per poter stare in
fondo alla pagina. Tutto verificato lato server dai test; **il comportamento nel
browser — apertura automatica della console, scorrimento, lampeggio delle zone —
non è stato provato**, perché richiede un browser: è la prima cosa da guardare
aprendo la pagina.
Il ripristino dall'interfaccia resta impraticabile per pacchetti grandi finché
non si decide come aggirare Cloudflare: è la prima voce di *Cosa resta aperto*
e l'unica che richiede una decisione, non del lavoro.
---
## Da dove veniamo
Il progetto aveva un difetto strutturale nel deploy: il `Dockerfile` compilava
l'applicazione in `/app-src`, ma il runtime girava da `/var/www/html`, popolato
solo dal bind mount del sorgente. **L'immagine costruita non veniva mai usata.**
L'entrypoint rieseguiva `composer install` e `npm run build` a ogni avvio dentro
il container. Su Dokploy, senza sorgente sull'host, significava build a runtime
a ogni deploy: lento, dipendente dalla rete, e capace di fallire in produzione.
Da qui la ristrutturazione descritta sotto.
---
## Dove gira davvero
Due ambienti su Dokploy, stesso progetto `TerManager2`, entrambi alimentati dal
repository Gitea `francesco/termanager2` con **autoDeploy attivo**.
| Ambiente | Branch | Dominio | Compose (`appName`) |
|--------------|--------|-------------------------------------|----------------------------|
| `production` | `main` | `termanager2.pyconetwork.it` | `termanager2-core-vizcxr` |
| `develop` | `dev` | `demo-termanager.pyconetwork.it` | `termanager2-core-vbekis` |
Conseguenze pratiche, tutte imparate sul campo:
- **Il branch decide l'ambiente.** Pubblicare su `dev` non tocca la produzione,
che segue `main`. È la separazione su cui contare quando si vuole provare
qualcosa senza rischi.
- **Un "Rebuild deployment" NON scarica il codice nuovo**: ricostruisce il
checkout già presente e ci mette una ventina di secondi. Per prendere l'ultimo
commit serve un deploy vero (`compose.deploy` via API, o *Deploy*
nell'interfaccia). Un rebuild che finisce troppo in fretta è il segnale che si
sta ricostruendo il codice di prima.
- **Le variabili d'ambiente stanno in Dokploy, non nel repository.** Il `.env`
dell'ambiente lo genera l'interfaccia: una variabile aggiunta a
`.env.example` non arriva da sola sui deployment, va aggiunta a mano lì. È
successo con `MAX_UPLOAD_MB`, presente in develop e — deliberatamente — non in
produzione.
- **Verifica che il codice servito sia quello giusto** confrontando l'impronta
degli asset: `public/build/assets/app-*.css` e `-*.js` hanno il nome derivato
dal contenuto, quindi se coincide con quello della propria build, il frontend
in linea è lo stesso sorgente. È il controllo più rapido dopo un deploy, e non
richiede di autenticarsi.
---
## Decisioni architetturali
Le scelte non ovvie, con il motivo. Se una di queste ti sembra sbagliata, il
contesto per ridiscuterla è qui.
### L'immagine è autosufficiente
`vendor/` e `public/build` sono compilati in stage separati del `Dockerfile` e
copiati nell'immagine finale. I container di produzione **non montano il
sorgente** e non eseguono build all'avvio.
Conseguenza pratica: dopo aver modificato dipendenze PHP o asset frontend,
serve un rebuild dell'immagine, non un semplice restart.
### nginx e php-fpm nello stesso container
Con container separati, nginx avrebbe bisogno di una copia di `public/` e del
volume storage solo per servire file statici. Per questa scala è complessità
senza beneficio. Sono coordinati da supervisor
(`docker/supervisor/supervisord.conf`), che abbatte il container se uno dei due
muore definitivamente — altrimenti resterebbe "up" senza servire nulla.
### La configurazione arriva dall'ambiente, non da `.env` riscritto
Il vecchio entrypoint riscriveva `.env` con `sed` a ogni avvio. Ora Laravel
legge direttamente l'ambiente di processo, e `docker-compose.yml` si limita a
`env_file: .env` senza ridichiarare nulla.
Il `.env` è quindi l'**unica** fonte di configurazione. Una versione precedente
fissava nel compose i valori dettati dalla topologia (`DB_HOST: mariadb` e
simili) perché vincessero su un `.env` sbagliato, ma richiedeva gli anchor YAML
(`x-app-env`, `<<:`) ed è stata scartata a favore della leggibilità.
Il rovescio della medaglia: `DB_HOST` e `REDIS_HOST` devono valere `mariadb` e
`redis`, cioè i nomi dei servizi. Se qualcuno vi mette un indirizzo IP il
container non trova più il database. È documentato in `.env.example` e nel
README, ma è il punto fragile di questa scelta.
Nota: perché la configurazione da ambiente funzioni, `www.conf` ha
`clear_env = no`. Senza, php-fpm sanifica l'ambiente e Laravel non vedrebbe
nessuna variabile.
### Fail-fast sulle variabili mancanti
Lo stack si rifiuta di partire senza `APP_URL`, `DB_PASSWORD`,
`DB_ROOT_PASSWORD`, `REDIS_PASSWORD`. Le password sono validate
dall'interpolazione compose (`${VAR:?}`), `APP_URL` dall'entrypoint (dove il
messaggio d'errore è più chiaro).
Deliberato: un errore immediato è meglio di un database in produzione con
password `secret`.
### Modifica/cancellazione delle assegnazioni: solo amministratore
L'unico punto in cui un'assegnazione **esistente** si modifica o si cancella è
il CRUD del Registro (`Livewire/Registro`: `openCreate`/`openEdit`/`save`/
`askDelete`/`deleteConfirmed`), blindato su `settings.manage` a due livelli —
`abort_if(..., 403)` nel componente e `@can('settings.manage')` in
`registro.blade.php`, che nasconde pulsanti e modali. `settings.manage` ce l'ha
solo l'`amministratore`.
Di conseguenza gli altri ruoli **non** possono alterare le assegnazioni: la
pagina Assegna solo ne crea (`territori.assign`), la pagina Rientra solo le
chiude (`territori.return`). Nello specifico l'`assistente` (`registro.view` +
`territori.assign` + `territori.return`) vede il Registro, crea nuove
assegnazioni e le fa rientrare, ma non le modifica né le elimina.
Poiché il seeder concede in modo additivo e non revoca mai (vedi la nota su
`syncPermissions()` più sotto), un permesso `settings.manage` concesso a mano
all'`assistente` in passato sopravviverebbe a ogni re-seed. La migration
`2026_07_25_000001_revoke_settings_manage_from_assistente_role` chiude questo
drift per i database esistenti: revoca `settings.manage` dal ruolo `assistente`
se presente. È idempotente (no-op sul baseline) e volutamente irreversibile —
il `down()` non ripristina il permesso.
Stesso principio per le **campagne**: creazione e visualizzazione restano su
`campagne.manage` (che ha anche l'assistente), ma **modifica ed eliminazione
sono riservate all'amministratore** (`settings.manage`). Il gate è su tre
livelli: la route `campagne/{campagna}/edit` è nel gruppo `settings.manage`;
`CampagnaEdit::mount()`/`save()` e `CampagnaIndex::deleteCampagna()` chiamano
`$this->authorize('settings.manage')` (l'index è raggiungibile da chi ha
`campagne.manage`, quindi il delete va protetto nel metodo, non solo in route);
i pulsanti Modifica/Elimina in `campagna-index`/`campagna-show` sono sotto
`@can('settings.manage')`. Nota: `Campagna` non ha soft delete — l'eliminazione
è definitiva.
Per i **territori** vale un modello leggermente diverso, perché la
visualizzazione va aperta a tutti gli operativi: lista (`territori.index`) e
dettaglio (`territori.show`) sono ora su `territori.assign` (che hanno admin,
assistente e operatore); creazione/modifica/cestino restano su `territori.manage`
(solo admin). Attenzione a due punti:
- **Ordine delle rotte.** Le rotte letterali `territori/create` e
`territori/cestino` devono restare registrate PRIMA del wildcard
`territori/{territorio}`, altrimenti verrebbero catturate dalla rotta di
dettaglio.
- **`TerritorioIndex` perde la copertura del middleware persistente.** Il suo
componente è ora servito da una rotta rilassata (`territori.assign`), quindi i
suoi metodi di mutazione (`toggleActive`, `togglePriority`, `deleteTerritorio`)
NON sono più protetti dal middleware di route e hanno un
`$this->authorize('territori.manage')` interno — senza, un operativo potrebbe
invocarli via `/livewire/update` col pulsante nascosto. Per difesa in
profondità lo stesso check è stato aggiunto anche a `TerritorioCreate::save`,
`TerritorioEdit::save`/`removePdf`, `TerritorioCestino::restore`/`forceDelete`
(che restano comunque su rotte `territori.manage`). I pulsanti
Modifica/toggle/Elimina/Nuovo/Cestino in `territorio-index`/`territorio-show`
sono sotto `@can('territori.manage')`; il link "Dettaglio" resta visibile a
tutti. Il menu laterale mostra "Territori" a chi ha `territori.assign`.
### Sola lettura per proclamatori e campagne (non-admin)
Stessa impostazione dei territori estesa ad altre due sezioni:
- **Proclamatori**: `index` e `show` restano su `proclamatori.manage` (l'assistente
li vede in sola lettura); `create`/`edit`/`cestino` e tutte le mutazioni
(`ProclamatoreIndex::toggleActive`/`deleteProclamatore`/`anonimizza`,
`ProclamatoreCreate::save`, `ProclamatoreEdit::save`,
`ProclamatoreCestino::restore`/`forceDelete`) richiedono `settings.manage`.
`ProclamatoreIndex` è servito da una rotta rilassata, quindi i suoi metodi di
mutazione hanno il check interno; i pulsanti in `proclamatore-index`/`-show`/
`-cestino` sono sotto `@can('settings.manage')`. Le rotte letterali
create/cestino restano prima del wildcard `{proclamatore}`.
- **Campagne**: la **creazione** è ora admin-only come già modifica/eliminazione
— `CampagnaCreate::save` chiama `authorize('settings.manage')`, la rotta
`campagne/create` è nel gruppo `settings.manage` (registrata prima del
wildcard) e il pulsante "Nuova Campagna" è sotto `@can('settings.manage')`.
`index`/`show` restano su `campagne.manage` (sola lettura per l'assistente).
### Tabelle-elenco responsive su mobile (portrait)
Le liste principali usano una sola "politica" CSS invece di layout duplicati:
la classe `table-cards` (in `resources/css/app.css`) sotto `640px` nasconde il
`thead` e trasforma ogni riga in una scheda, con ogni cella resa come
"ETICHETTA … valore" (l'etichetta viene dall'attributo `data-label` della `<td>`).
Un telefono in portrait sta sotto la soglia → schede; ruotato in landscape la
larghezza supera i 640px → torna la tabella normale (per questo landscape "non ha
problemi"). Convenzioni: ogni `<td>` dati ha `data-label="..."`; la cella azioni
ha classe `cell-actions` (niente label, occupa la riga a piena larghezza); le
celle `colspan` (stato vuoto, form di modifica utente inline) restano `block` a
piena larghezza. Applicata a tutte le liste e sottopagine con tabelle: territori,
proclamatori, campagne, registro, utenti, audit-log, i due cestini, le tabelle
"storico assegnazioni" di territorio-show/proclamatore-show, "territori
conteggiati" di campagna-show e le due tabelle di esito import in xml-exchange
(una a classi Tailwind, una a stili inline — `border:none !important` nella regola
gestisce anche i bordi inline). La pagina *Assegnazioni* era già ottimizzata.
### Scadenza link PDF unificata con la soglia rientro
La "Validità link PDF (mesi)" è stata rimossa: il link condivisibile ora scade
esattamente quando l'assegnazione raggiunge la **soglia rientro**
(`giorni_per_smarrito`), cioè `assigned_at + giorni_per_smarrito` — la stessa
data di `Assegnazione::data_consegna_presunta` e del chip "Scadenza" nel viewer.
`AssignmentPdfController::linkScaduto` e `ShortPdfLinkController` calcolano ora
`addDays(giorni_per_smarrito)` invece di `addMonths(ttl)`; la scadenza vale solo
per i non autenticati e il link muore comunque al rientro (`is_aperta`). Rimossi
il campo Impostazioni e la proprietà `assignment_link_ttl_months` in
`SettingsEdit`. **La colonna `assignment_link_ttl_hours` resta nel DB** (niente
migration distruttiva): è ormai vestigiale per la logica ma l'export/import XML
continua a leggerla/scriverla senza effetti.
### Ricerca rapida nella lista link (pagina Assegna)
La sezione "Territori Assegnati" (i link PDF) ha un unico campo che filtra per
numero territorio, zona e proclamatore. Il filtro è **in memoria** (proprietà
`linkSearch`, collection `assegnazioniAperteVisibili`) perché nome/cognome del
proclamatore sono cifrati e non filtrabili via SQL — stesso approccio del
Registro. La sezione resta visibile anche a risultato vuoto (mostra "Nessun
risultato"), perché l'`@if` esterno guarda la lista non filtrata.
### Assegnare un territorio ne azzera il flag "prioritario"
`prioritario` è un flag **manuale**; `is_prioritario` è true se il flag è acceso
*oppure* se la giacenza supera la soglia — ma la parte a soglia vale solo per i
territori *in reparto* (`scopePrioritari`/`getIsPrioritarioAttribute` filtrano su
`inReparto`). Quindi un territorio assegnato può risultare prioritario **solo**
per via del flag manuale. Regola: alla creazione di un'assegnazione **aperta** il
flag viene spento. È implementata come evento `Assegnazione::created` (in
`booted()`), guardato su `returned_at === null` e `prioritario === true`, così
copre ogni via di creazione (pagina Assegna, CRUD del Registro, import XML) senza
duplicare la logica. Interazione con l'import XML: per i backup creati dopo questa
regola è un no-op (nessun territorio assegnato è prioritario); su backup vecchi
con stato contraddittorio l'import normalizza il flag anziché riprodurlo tale e
quale.
### Profilo utente, viewer PDF, privacy admin-only
Tre ritocchi minori ma con qualche implicazione:
- **Pagina profilo** (`Profile` → rotta `profilo`, nome `profile`) accessibile a
ogni utente loggato (nel gruppo `auth`, nessun permesso): l'utente corrente può
modificare il proprio nome/cognome ed email (`updateProfile`) e cambiare la
password (`updatePassword`, con verifica della password attuale via regola
`current_password`; il cast `hashed` cifra al salvataggio). Dopo il salvataggio
dei dati `updateProfile` fa `redirect(navigate:true)` sulla stessa pagina, così
header (nel layout, fuori dal componente) e card mostrano subito i nuovi valori.
Il link al profilo è nell'header su desktop e, su mobile, in fondo alla sidebar
(`lg:hidden`, dopo un separatore) — sull'header è `hidden sm:flex`. Non esiste
un campo "username" né "cognome" separato: `name` è il nome completo
(etichettato "Nome e cognome") e l'email fa da identificativo. La qualifica
(ruolo) non è modificabile dal profilo — resta in gestione all'admin.
- **Viewer PDF pubblico**: oltre a territorio/proclamatore/data mostra ora
*giorni assegnato*, *consegna prevista* e *scadenza*. Sono attributi calcolati
su `Assegnazione` (`data_consegna_presunta`, `giorni_alla_scadenza`) basati
sulla soglia `giorni_per_smarrito` — la stessa oltre cui `Territorio::stato`
diventa `da_rientrare`. Il viewer è servito solo per assegnazioni aperte, ma
gli accessor gestiscono comunque il caso `returned_at` (ritornano null).
- **Privacy solo admin**: la rotta `privacy` è passata dal solo `auth` al gruppo
`permission:settings.manage` e il link in sidebar è sotto
`@can('settings.manage')`.
### Backup completo `.zip`, ripristino, azzeramento
L'export XML da solo non ricostruisce un'installazione: `pdf_path`,
`thumbnail_path` e `logo_path` sono percorsi sul disco `public`, quindi un
ripristino su volumi vuoti lascia ogni territorio che punta a un file
inesistente — link pubblici a 404 e miniature rotte. Il pacchetto `.zip`
(`Services/BackupArchive`, `Http/Controllers/Settings/BackupController`) mette
insieme `manifest.json`, `data.xml` (lo stesso XML dell'export) e `storage/…`
con **tutti** i file del disco `public`. L'export XML resta, etichettato come
parziale.
Scelte non ovvie:
- **Rotte HTTP, non Livewire.** Lo `streamDownload` di Livewire passa il file
base64 dentro la risposta JSON: un archivio con i PDF dei territori non ci
sta. `backup/file/{op}` e `backup/restore` sono due rotte normali nel gruppo
`settings.manage`. Per lo stesso motivo `ZipArchive::addFile()` (che legge
dal disco in `close()`) e gli stream in estrazione: nessun PDF passa intero
per la memoria del processo.
- **Tutto in coda, con avanzamento reale.** Backup, ripristino e azzeramento
sono job (`Jobs/CreateBackupArchive`, `RestoreBackupArchive`,
`ResetApplication`) che scrivono su `Services/BackupOperationState`, e
`Livewire/Settings/BackupManager` lo interroga con `wire:poll`. In coda
perché un'installazione con qualche centinaio di PDF supera i 300 secondi di
`fastcgi_read_timeout` e il browser vedrebbe cadere la connessione a metà
compressione, senza modo di distinguerlo da un errore.
La barra conta unità di lavoro completate, non tempo. Per la compressione
questo costa qualcosa: `ZipArchive` non scrive niente finché non si chiama
`close()`, quindi contare le `addFile()` porterebbe al 100% in un istante per
poi restare fermo per tutta la scrittura. `BackupArchive::create()` chiude e
riapre l'archivio a lotti (`FLUSH_MASSIMI = 20`): si paga una ricopiatura
delle entry già presenti — byte a byte, senza ricomprimerle — e in cambio
ogni avanzamento corrisponde a byte davvero finiti sul disco. Il lotto è
`totale/20`, così la ricopiatura resta limitata a ~10 volte la dimensione
dell'archivio quanti che siano i file. Estrazione e riscrittura dei file sono
cicli nostri, lì l'avanzamento è per-file senza artifici.
- **L'azzeramento ha due tempi, separati dal download.** Il pulsante nella zona
pericolosa (`avviaAzzeramento`) crea *solo* il backup e si ferma in
`attesa-download`; la cancellazione parte da un secondo clic esplicito
(`confermaAzzeramento`), che rifiuta se lo stato non registra un
`servito_at` e se non riceve la password dell'amministratore. Il primo
tentativo faceva partire il reset dalla coda dello
`streamDownload`, "dopo l'ultimo byte" — **non funziona**: con
`fastcgi_buffering on` (il default, e `docker/nginx/default.conf` non lo
disattiva) nginx accetta l'intera risposta dal processo PHP, che quindi
prosegue anche se il browser ha chiuso la connessione al primo byte. Un
download annullato azzerava lo stesso. Il server può verificare di aver
*spedito* l'archivio, non che sia arrivato: quella verifica è dell'operatore,
e per questo la conferma è umana.
- **La password si richiede al secondo clic, e non passa dallo snapshot.** La
sessione è già autenticata, quindi la password non serve a stabilire *chi*
sia: serve a stabilire che davanti allo schermo ci sia ancora quella persona
— una scheda lasciata aperta su una postazione condivisa è lo scenario contro
cui protegge. Viaggia come **parametro** di `confermaAzzeramento($password)`,
non come proprietà `wire:model`: le proprietà pubbliche di Livewire vengono
serializzate nello snapshot e rispedite al browser a ogni risposta, e una
password non ha motivo di fare quel viaggio di ritorno.
Attenzione al dettaglio che costa un pomeriggio: la proprietà
`$passwordConferma` **esiste comunque, e resta sempre vuota**. Livewire
scarta dalla risposta ogni errore la cui chiave non corrisponda a una
proprietà del componente (`SupportValidation::dehydrate()` filtra su
`Utils::hasProperty`), quindi senza quella riga `addError('passwordConferma',
…)` sparisce in silenzio: il pulsante sembra non fare nulla, mentre il
controllo sta funzionando. Non collegarla al campo con `wire:model`, o la
password torna nello snapshot.
Cinque tentativi sbagliati in 5 minuti bloccano l'azione (`RateLimiter`,
chiave per utente). Senza, la richiesta di password su una sessione dirottata
sarebbe solo un rallentamento. Il blocco è sull'operazione, non sull'account:
nessuno resta chiuso fuori dall'applicazione.
- **Una sola operazione alla volta, con blocco che si autoripara.** Backup,
ripristino e azzeramento lavorano tutti sullo stesso database e sullo stesso
disco: due in parallelo — due schede, due amministratori — non si rallentano
soltanto, si sovrascrivono. `BackupOperationState::corrente()` fa da posto
unico; lo controllano sia il componente Livewire sia
`BackupController::upload()`, che sono due porte d'ingresso separate (la
seconda risponde 409). Il blocco non è eterno: ha un TTL di un'ora, e
`corrente()` lo considera libero se l'operazione puntata non esiste più o è
terminata. In più i tre job hanno un `failed()` — Laravel lo chiama quando il
worker uccide il job per timeout o errore fatale, cioè proprio i casi che
`handle()` non può intercettare — che chiude l'operazione e libera il posto
invece di lasciare una barra ferma per un'ora.
- **La pagina si riaggancia all'operazione in corso.** `BackupManager::mount()`
legge `corrente()`. Senza, ricaricare la pagina durante un backup lungo
faceva sparire la barra, e — più grave — un azzeramento fermo in attesa di
conferma diventava irraggiungibile: nessuno poteva più né confermarlo né
annullarlo, e il posto restava occupato fino alla scadenza.
- **L'esito del ripristino si legge senza consumarlo.** Il job non ha una
sessione in cui lasciare un flash, quindi deposita il messaggio in cache a
nome di chi ha avviato il ripristino e la schermata di cambio password lo
mostra. Deve essere un `Cache::get` + `forget` a password cambiata, **non** un
`pull`: quando è il middleware a dirottare una richiesta di Livewire, il
client segue il 302 via `fetch` — ed è quella `fetch` a bruciare il messaggio
— per poi rifare la stessa GET con `window.location`, che troverebbe la cache
già vuota. Con il `pull` l'amministratore non vedeva **mai** il riepilogo del
proprio ripristino.
- **Il tetto degli upload è una variabile sola, `MAX_UPLOAD_MB`.** Prima viveva
in tre posti scollegati — `client_max_body_size` in
`docker/nginx/default.conf`, `upload_max_filesize`/`post_max_size` in
`docker/php/php.ini`, e la regola `max:` nella validazione — e bastava che
uno restasse indietro perché il più piccolo vincesse nel modo peggiore.
Adesso `entrypoint.sh` genera i primi due (`conf.d/upload-limit.conf` e
`conf.d/zz-upload-limit.ini`) e `config/app.php` alimenta la terza.
**Non rimettere `client_max_body_size` nel blocco `server` di
`default.conf`**: una direttiva lì dentro vince su quella generata a livello
http e reintroduce in silenzio proprio il disallineamento che questa
disposizione esiste per evitare. La validazione tiene un 2% di margine sotto
il valore di nginx, così a fermare un pacchetto fuori misura è Laravel, che
sa spiegarsi, e non nginx.
Il sintomo, quando il limite viene superato, non assomiglia affatto a un
errore di dimensione: nginx risponde **413 dopo aver accettato zero byte** e
chiude. Il browser ha appena iniziato a spedire, la barra si pianta a una
percentuale bassa e nessun evento utile arriva all'`XMLHttpRequest` — pagina
muta, con l'aria di essersi bloccata. Da qui i tre presidi nella vista:
controllo della dimensione *prima* di caricare, `xhr.timeout` con i relativi
gestori di `timeout`/`abort`/`error` (senza, un caricamento fermo non produce
più nulla per sempre), e il codice HTTP dentro il messaggio, perché 413 e 419
non hanno un corpo JSON da cui ricavare una spiegazione.
- **La console di log non è un vezzo diagnostico.** Quasi tutti i modi in cui un
caricamento muore sono muti: Cloudflare o nginx chiudono la connessione e
nessun evento del browser porta con sé una spiegazione. Il pannello *Console*
nella scheda di ripristino registra file scelto e dimensione, limite del
server, avanzamento ogni 10%, codice HTTP della risposta, errori, timeout e
interruzioni; sotto, i log lato server dell'operazione. Un battito ogni 15
secondi scrive «nessun avanzamento da N s», che è l'unico modo di distinguere
*lento* da *fermo*. Il pulsante *Copia tutto* esiste perché il primo passo di
ogni diagnosi è farsi mandare quel testo.
- **Nell'azzeramento i file si cancellano prima del database.** Svuotare il
disco è l'unico passo che può fallire per cause esterne (permessi sul
volume), e fallire lì non ha ancora toccato niente. Nell'ordine inverso un
errore sui file lascerebbe database azzerato e disco pieno di PDF orfani.
Collegato: `svuotaDiscoPubblico()` ricontrolla il disco dopo la cancellazione
e solleva se qualcosa sopravvive, invece di restituire il conteggio iniziale.
Flysystem non solleva se una `unlink` fallisce, e basta un file scritto da un
processo con un altro utente (l'entrypoint lavora da root, php-fpm e il
worker da www-data) perché l'operazione si dichiari riuscita lasciando il
disco popolato.
- **L'archivio si controlla prima di consegnarlo.** Un backup è l'unico file di
cui non ci si accorge che era rotto finché non serve, quindi
`BackupArchive::create()` non si fida di aver scritto bene: controlla il
valore di ritorno di ogni `addFile()` (che torna `false`, senza sollevare, se
il file è sparito o è illeggibile — l'archivio finirebbe con un buco
silenzioso), e alla fine riapre l'archivio e verifica che contenga
`data.xml`, `manifest.json` e *esattamente* i file attesi. Se qualcosa non
torna, l'archivio viene cancellato e l'operazione fallisce: meglio nessun
backup che un backup che sembra buono.
Attenzione a una trappola di `ZipArchive`: dopo un `close()` fallito
l'oggetto resta inutilizzabile e ogni metodo successivo solleva `Invalid or
uninitialized Zip object`. Una chiusura di cortesia dentro un `catch`
sostituiva il messaggio vero con quello, e l'amministratore leggeva una
stringa incomprensibile al posto di «permesso negato su questo file». Da qui
`chiudi()`, che cattura `getStatusString()` prima che vada perso, e i
`close()` di pulizia avvolti in un try/catch che non può mascherare l'errore
originale.
- **Eliminare definitivamente un territorio porta via anche i suoi file.**
`TerritorioCestino::forceDelete()` cancellava la riga e lasciava mappa e
miniatura sul volume: invisibili in ogni schermata, non più raggiungibili da
nessuna cancellazione, e dentro ogni backup successivo. I file si rimuovono
*prima* della riga, così se la cancellazione fallisce il territorio resta nel
cestino e l'operazione si può ritentare.
- **L'azzeramento tiene in vita l'amministratore che l'ha chiesto.** Un'installazione
appena creata ha un amministratore; cancellarli tutti lascerebbe
l'applicazione senza nessuno che possa accedere fino al riavvio del container
(l'admin iniziale lo ricrea `entrypoint.sh` da `INITIAL_ADMIN_*`, che in
esecuzione possono non esserci). Gli altri utenti si eliminano uno alla volta
via Eloquent, non con un delete di massa: è il trait `HasRoles` di Spatie a
staccare ruoli e permessi nell'evento `deleting`, che un delete di massa non
fa scattare. Il registro attività si svuota **per ultimo** — quelle
cancellazioni scrivono righe nuove — e subito dopo si scrive l'unica riga che
sopravvive, quella dell'azzeramento stesso.
- **Ordine del restore: staging → database → file.** I file si estraggono
prima in `storage/app/backup-restore/<uuid>`, così un archivio corrotto o
fuori limite fallisce mentre i dati correnti sono ancora intatti; poi
`importXmlFromContent()` in transazione; poi la sostituzione dei file. Il
disco `public` viene **svuotato**, non fuso: i percorsi vivono nelle righe
appena riscritte, e tenere i vecchi file lascerebbe PDF orfani che nessuna
schermata mostra e nessuna cancellazione raggiunge.
- **Limiti sull'archivio in ingresso.** Un `.zip` è compresso: senza tetti su
numero di entry, dimensione della singola entry e totale decompresso, pochi
MB possono riempire il volume (zip bomb). I nomi delle entry sono
normalizzati e ogni `..` o percorso assoluto viene rifiutato (zip slip) —
senza, un archivio ostile scriverebbe fuori dalla cartella di destinazione.
- **Dopo un restore tutti cambiano password.** Il pacchetto contiene gli hash
bcrypt di ogni utente: chi lo ha avuto in mano ha potuto tentarne il crack
offline, quindi da lì in poi nessuna vecchia password è più un segreto. Il
restore accende `password_change_required` su **tutte** le righe di `users`
(amministratore che sta ripristinando compreso) e azzera i `remember_token`,
che sono credenziali persistenti e stanno pure loro nel backup. Il
middleware `RequirePasswordChange` (in coda al gruppo `web`, quindi copre
anche `/livewire/update` — Livewire segue le risposte redirezionate) dirotta
su `password.change` tutto tranne quella pagina, il suo invio e il logout.
- **La schermata di cambio password non è Livewire e non chiede la password
attuale.** Non è Livewire perché deve restare raggiungibile mentre il
middleware respinge anche le POST di Livewire, e distinguere quale
componente sta dietro una `/livewire/update` è fragile; due rotte HTTP si
escludono per nome. Non chiede la password attuale perché il restore ha
appena sovrascritto gli hash con quelli del backup: la "password attuale" di
un account è quella dell'epoca del backup, che l'utente — l'amministratore
per primo — può benissimo non ricordare. La garanzia è la sessione: a quella
pagina ci si arriva già autenticati.
### Export/Import XML: backup completo e round-trip
`Livewire/Settings/XmlExchange` esporta e reimporta **tutti** i dati gestionali,
non più un sottoinsieme. L'export (`currentDataset` + `datasetToXml`) include
ora: utenti (con hash password, ruoli, `email_verified_at`, `remember_token`),
i campi settings prima omessi (`public_base_url`, `logo_path`,
`pdf_viewer_show_download`, `setup_completed`), lo stato soft-delete
(`deleted_at`) di proclamatori/territori, i path file dei territori
(`pdf_path`, `thumbnail_path`), le FK di audit delle assegnazioni
(`created_by`/`returned_by`, esportate come `legacy_*_id`), `link_sent`,
`pdf_access_code`, e i timestamp `created_at`/`updated_at` di ogni entità.
L'import (`importXmlFromContent`) legge simmetricamente tutti questi campi, così
un export si reimporta senza perdite.
Tre scelte non ovvie:
- **`legacy_id` derivato dall'`id` reale.** Il rimappaggio delle FK in import si
basa sull'attributo `legacy_id`. Prima veniva scritto solo dalla conversione
SQL legacy: l'export dell'app corrente ne era privo, quindi un suo re-import
**perdeva territori e assegnazioni** (riferimenti non risolti). Ora
`addLegacyIdAttribute()` usa `legacy_id` se presente, altrimenti l'`id` reale.
- **Gli utenti sono UPSERT per email, non azzerati.** Tutte le altre entità
vengono cancellate e ricreate; gli utenti no. Azzerare la tabella `users`
durante un restore rischierebbe di **estromettere l'amministratore** che sta
importando (backup che precede il suo account, o file parziale). Gli account
esistenti vengono aggiornati, quelli nel file (ri)creati; nessuno viene
eliminato. Conseguenza: non è un mirror perfetto (utenti extra restano), ma è
senza perdite e non blocca fuori nessuno.
- **Hash password e timestamp scritti col query builder.** Dopo il `save()` del
modello, password/`remember_token`/`email_verified_at`/`created_at`/
`updated_at` vengono scritti con `DB::table()->update()`: preserva l'hash
esatto (il cast `hashed` rivaliderebbe il costo bcrypt e potrebbe rifiutare un
hash generato con `BCRYPT_ROUNDS` diverso) ed evita che Eloquent sovrascriva i
timestamp importati. Stessa tecnica in `applyRowMeta()` per le altre entità.
### La pagina "Backup e import": cinque zone e una sola console
La pagina era cresciuta per accumulo: sette riquadri senza un ordine dichiarato,
la zona pericolosa a metà strada, **cinque** aree di log separate e pulsanti che
ogni sezione ridefiniva per conto proprio. È stata rimessa in ordine attorno a
tre regole.
**Cinque zone numerate, in ordine di quanto sono definitive.** `1 Backup`,
`2 Ripristino`, `3 Import PDF`, `4 XML`, `5 Zona pericolosa`. Ognuna ha
un'ancora (`id="zona-…"`) e l'indice appiccicato in cima ci salta sopra. Un test
verifica che le cinque ancore esistano *e che siano in quell'ordine nel
sorgente*: l'ordine è la sostanza della sistemazione, non un dettaglio estetico.
**Il "focus" della pagina.** Premuto un pulsante — o scelta una voce
dell'indice — la pagina si sposta sulla zona di riferimento e la fa lampeggiare
(`window.tmFocusZona`). Il focus da tastiera si sposta **solo** quando la
richiesta è di navigazione: spostarlo anche a ogni azione strapperebbe il
cursore da sotto le dita di chi ha appena premuto. Il primo comando di ogni zona
è marcato `data-zona-focus` ed è quello che lo riceve.
**Una sola console, agganciata in fondo alla finestra.** Prima la stessa
operazione si raccontava in tre punti diversi: un ripristino cominciava nel
riquadro "Browser", proseguiva in quello "Server" e aveva un terzo "Dettaglio"
richiudibile nel pannello di avanzamento, in cima. Per capire dove si era
fermato bisognava guardarli tutti. Adesso c'è una cronologia sola, in ordine di
tempo, con la sorgente accanto a ogni riga, e la finestra è *fissa*: quasi tutti
i modi in cui un caricamento muore sono muti, e l'unico indizio è dove si è
interrotto il flusso di righe — un log che esce dallo schermo appena si scorre
non serve proprio nel momento in cui servirebbe.
Dettagli non ovvi della console:
- **Le righe del server viaggiano già scremate.** Il conto di quante ne sono
state spedite lo tiene il componente Livewire (`logSpediti`), non il browser:
la coda intera dentro ogni risposta significherebbe sessanta righe poco meno
di due volte al secondo, e per l'import PDF — la cui coda non ha tetto —
l'intera cronologia a ogni poll.
- **Per ogni operazione c'è un solo componente che la racconta**
(`SegueOperazioneBackup::tipiSeguiti()`). Backup e zona pericolosa guardano lo
stesso stato condiviso: senza un proprietario dichiarato spedirebbero entrambi
le stesse righe, e la console le mostrerebbe due volte.
- **Il download automatico si ascolta in un posto solo.** `scarica-backup` è un
evento su `window`: due componenti che lo ascoltassero entrambi assegnerebbero
`window.location.href` due volte, e il pacchetto verrebbe scaricato due volte.
L'ascolto sta nella console, che è l'unico elemento sempre presente. Per lo
stesso motivo `scaricaOra()` esce subito se non è il proprietario a chiamarlo:
il segno "download già inviato" sta nello stato condiviso, quindi chi segue
l'operazione di riflesso lo consumerebbe per primo — l'archivio sarebbe pronto
e non arriverebbe a nessuno, e per l'azzeramento è pure il passo che sblocca
la cancellazione.
- **Lo scorrimento automatico si sospende se si torna indietro a leggere.**
Trascinare in fondo mentre si sta guardando una riga di dieci secondi prima è
il modo più rapido di rendere inutile un log che scorre. Compare invece
"Torna in fondo".
- **Il pannello è a posizione fissa, quindi la pagina ha uno spaziatore in
fondo.** Senza, coprirebbe l'ultima zona — che è quella pericolosa.
- **Il JavaScript della console sta in un `<script>`, non dentro `x-data`.** È
la via d'uscita dalla trappola documentata più sotto: dentro un `<script>` le
virgolette doppie e gli apostrofi non hanno alcuna limitazione. Non sta in
`resources/js/app.js` perché quel bundle è un modulo ES, che il browser rimanda
a dopo il parsing del documento, mentre Alpine arriva col pacchetto di Livewire
in fondo al `<body>` ed è già avviato a quel punto: una `Alpine.data()`
registrata dopo l'avvio non viene applicata agli elementi già inizializzati. Un
`<script>` classico nella pagina viene eseguito prima, sempre — e c'è un test
che verifica proprio che la definizione preceda `livewire.js`, perché è un
rapporto che guardando i due file non si vede.
**Un solo sistema di pulsanti** — vedi la sezione dedicata qui sotto.
### Un solo pulsante per tutta l'applicazione
`resources/css/app.css` definisce `.tm-btn`;
`resources/views/components/btn.blade.php` è l'unico posto da cui si usa. Nessuna
vista scrive quelle classi a mano, e nessuna vista definisce più un pulsante per
conto proprio.
Da dove veniamo: **quattro vocabolari in circolazione insieme** — `style=`
inline con i colori scritti a mano (più `onmouseover`/`onmouseout` per simulare
l'hover), catene di utility Tailwind ripetute a memoria, `.btn-action*` in sei
tinte e `.btn-primary-*` in due. La stessa azione cambiava aspetto da una pagina
all'altra, l'ordine di *Salva* e *Annulla* si invertiva fra un form e l'altro, e
**nessuno** di quei pulsanti aveva uno stato di focus: chi naviga da tastiera non
vedeva dove si trovava.
Il sistema ha due assi ortogonali, non una tavolozza:
| Asse | Valori | Regola |
|------|--------|--------|
| `variante` | `primary` | l'azione principale. Una sola per schermata o zona. |
| | `secondary` | tutto il resto: dettaglio, modifica, scarica, filtra. |
| | `danger` | **solo** dove si cancellano o si sovrascrivono dati. |
| | `ghost` | annulla, chiudi, pulisci. |
| `tono` | `solido` | il pieno (default), per le azioni isolate. |
| | `tenue` | la tinta chiara, per le righe di elenco. |
| | `velato` | per i comandi sopra una superficie colorata: solo la testata. |
più `dimensione="sm"` per le righe e `icona` per i pulsanti di sola icona.
Le decisioni non ovvie prese convertendo:
- **`tenue` esiste per le liste.** In una riga i pulsanti sono tanti quanti i
record: cinquanta pulsanti pieni sono rumore, e il rosso pieno smette di
significare "attenzione" quando compare cinquanta volte di fila.
- **Il rosso è tornato a significare una cosa sola.** *Rientra* era rosso pieno
quanto un *Elimina*, in tre pagine diverse; anche *Scarica PDF* nella scheda
"Da rientrare" della dashboard lo era, solo perché lo è la scheda che lo
contiene. Nessuno dei due cancella niente.
- **Ordine unico: azione principale prima, uscita dopo.** Valeva già in metà dei
form, l'opposto nell'altra metà, e nelle modali del Registro c'era la terza
variante. Ora è lo stesso ovunque, form e modali comprese.
- **`icona` richiede `aria-label`.** I pulsanti di sola icona avevano solo un
`title`, che i lettori di schermo annunciano in modo inaffidabile: un pulsante
senza nome accessibile è un pulsante che non si può usare senza vederlo.
- **`velato` non è una quinta variante inventata.** La testata ha il suo
gradiente, e lì un pulsante bianco o indaco sarebbe una toppa: il colore lo dà
lo sfondo. Ha anche un anello di focus bianco, perché quello blu su indaco non
si distingue.
Attenzione a una trappola di Blade: dentro un tag di componente si scrive
`:disabled="$condizione"`, **non** `@disabled($condizione)`. Le direttive non
vengono compilate lì dentro: il tag `<x-btn>` resta letterale nel PHP generato
mentre il `</x-btn>` viene chiuso, e la vista muore con «syntax error, unexpected
token endif».
A tenere insieme tutto questo ci sono due test, perché una convenzione senza
guardia dura fino alla prossima pagina scritta copiando una vecchia:
- `tests/Unit/StileUnificatoTest.php` legge i sorgenti delle viste e rifiuta il
ritorno di `.btn-action*`, `.btn-primary-*`, `onmouseover`/`onmouseout`, degli
sfondi scritti a mano su `<button>`/`<a>`, e delle classi `tm-btn` messe
direttamente in una vista invece che dal componente.
- `tests/Feature/PagineApplicativeTest.php` apre **ogni** pagina e verifica che
non sia rimasto un `<x-btn` da compilare — perché un componente non compilato
non solleva: semplicemente il pulsante non c'è.
### Perché l'azzeramento è un componente a sé
`Settings/ZonaPericolosa` è nato da un problema di sola disposizione: la zona
pericolosa deve stare **in fondo** alla pagina, mentre backup e ripristino stanno
in cima, e i tre erano lo stesso componente. Reso da `BackupManager` l'azzeramento
finiva a metà pagina, fra il ripristino e l'import — l'ultimo posto in cui si
vuole trovare un pulsante che cancella tutto.
La logica condivisa non è stata duplicata: sta nel trait
`Livewire/Concerns/SegueOperazioneBackup` (posto unico, aggancio all'operazione
in corso, download automatico, righe verso la console). Duplicare `postoLibero()`
avrebbe significato duplicare la regola su cui si regge il fatto che due
operazioni non si sovrascrivano: è l'ultimo posto dove ha senso avere due copie.
Conseguenza da conoscere: **due componenti pollano lo stesso stato**. Il
proprietario a 750ms (5s in attesa-download), l'altro a 3s — non ha righe da
raccontare, ma deve accorgersi che il posto si è liberato, altrimenti il suo
pulsante resterebbe disabilitato fino al ricaricamento della pagina, con l'aria
di essersi rotto. Si avvisano anche a evento (`operazione-avviata`), indirizzato
con `->to()` e non gridato: senza, tornerebbe pure al mittente.
Il secondo tempo dell'azzeramento (verifica del backup, password, conferma)
compare adesso **dentro la zona**, dove è stato premuto il primo. Prima usciva
nel pannello di avanzamento in cima, a schermate di distanza dal pulsante che lo
aveva avviato.
### La suite di test ha un'immagine sua
Le dipendenze di sviluppo non stanno nell'immagine di produzione, e non devono
cominciare a starci: `--no-dev` è la ragione per cui il runtime non porta con sé
PHPUnit, Faker e Ignition. Da qui uno stage `test` nel `Dockerfile`, che
condivide con `runtime` lo stage `base` — stesse estensioni, stesso `php.ini` —
e si distingue solo per il `vendor/` completo. Un test che passa lì dentro non
può passare grazie a un ambiente diverso da quello vero.
Le scelte che vale la pena conoscere:
- **`runtime` deve restare l'ultimo stage del file.** `docker build` senza
`--target` costruisce l'ultimo, ed è così che lo invocano sia i tre servizi
del compose (nessuno dichiara `target`) sia Dokploy. Uno stage aggiunto in
fondo diventerebbe **in silenzio** l'immagine di produzione. Per questo `test`
sta *prima* di `runtime` pur essendo stato aggiunto dopo. L'avvertenza è anche
nel Dockerfile, sopra lo stage.
- **La suite non dipende da niente.** `phpunit.xml` impone SQLite in memoria,
cache `array` e code `sync`, e il servizio compose non ha `depends_on` né
`env_file`. Gira a stack spento, non tocca `db_data` né `storage_data`, e
soprattutto non può puntare per sbaglio al database di sviluppo: un `.env`
ereditato dal container è esattamente il modo in cui una suite di test
cancella dati veri.
Il rovescio: **SQLite non è MariaDB**. Resta un solo punto non verificabile
qui, l'ordinamento di `Registro::render()`, che usa `CAST(... AS UNSIGNED)`:
va provato sullo stack vero. Gli altri due sono stati tolti di mezzo perché
costavano poco e in cambio rendevano testabile una pagina intera — la
migrazione `2026_04_08_123500`, il cui `GREATEST(...)` faceva proprio morire
la costruzione dello schema, e la media di percorrenza in `Home`, che usava
`DATEDIFF`/`YEAR` e teneva fuori dalla suite la pagina più visitata
dell'applicazione. Entrambe danno lo stesso risultato di prima.
- **Il sorgente non è montato, e il `--build` non è facoltativo.** Con i bind
mount la stessa suite passa da ~15 secondi a ~2 minuti (ogni bootstrap di
Laravel legge una decina di file attraverso il layer di Docker Desktop), e in
cambio si guadagna solo di non ricostruire. Il comando canonico è
`docker compose --profile test run --build --rm test`: senza `--build` si
eseguono i test dell'immagine precedente, che possono essere di due modifiche
fa. Stesso genere di trappola del "Rebuild deployment" su Dokploy.
- **`APP_KEY` di test è fissa e sta in chiaro in `phpunit.xml`.** Nome e cognome
dei proclamatori hanno il cast `encrypted`: senza chiave nemmeno un test che
non parla di cifratura riesce a scrivere una riga. Non ha alcun rapporto con
la chiave di produzione, che vive nell'ambiente e nel volume.
- **`righeS13()` si chiama in riflessione.** È privata di proposito (non è
un'azione Livewire) ma è il calcolo, non il PDF, quello che va protetto:
renderla pubblica solo per poterla testare avrebbe allargato la superficie
del componente per comodità del test.
### Un solo container esegue le migrazioni
Solo `app` migra. `queue-worker` e `scheduler` usano `queue-entrypoint.sh`, che
attende e non tocca lo schema. Due container in gara su `artisan migrate` è
il modo tipico di ritrovarsi con uno schema applicato a metà.
### `APP_KEY` risolta una volta sola all'avvio
Prima veniva rigenerata da `AppServiceProvider::boot()` a ogni richiesta se
mancante — con il rischio di chiavi diverse a ogni richiesta e dati cifrati
irrecuperabili. Ora è risolta dall'entrypoint (env → volume → generata) e il
provider **solleva un'eccezione** se manca, invece di rigenerarla.
---
## Bug corretti — i più significativi
Contesto utile se ti imbatti in comportamenti che sembrano regressioni.
| Bug | Effetto | Dove |
|-----|---------|------|
| `key:generate` a runtime | Rotazione silenziosa della chiave → **perdita irreversibile** dei dati cifrati | `AppServiceProvider` |
| Import PDF da cartella mai accodato | Upload completato, nessun territorio aggiornato, file orfani a crescita illimitata | `Livewire/Settings/XmlExchange` |
| Permessi non riapplicati su Livewire | Un permesso revocato restava attivo fino al reload della pagina | `AppServiceProvider` (`addPersistentMiddleware`) |
| Host header injection | Link generati (inclusi i PDF pubblici con codice d'accesso) verso domini arbitrari | `bootstrap/app.php`, `nginx/default.conf` |
| Default TTL link mai convertito | Link PDF validi 2 anni invece di 1 mese | migrazione `2026_07_18_000001` |
| `syncPermissions()` nel seeder | Un re-seed azzerava i permessi personalizzati dei ruoli | `RolesAndPermissionsSeeder` |
| `campagna_id` manipolabile | Rientro conteggiato su una campagna arbitraria | `Livewire/Assegnazioni/Rientra` (`#[Locked]`) |
| `pdftoppm` senza timeout | Un PDF malformato bloccava il worker **per sempre** | `TerritorioThumbnailService` |
| Collisione nomi file PDF | `1 A` e `1-A` scrivevano sullo stesso file → dati sovrascritti | `Jobs/ImportTerritoryPdfFolder` |
| Zip senza limiti | Zip bomb → esaurimento memoria | `TerritorioPdfImportDispatcher` |
| Export XML senza `legacy_id` | Il re-import dell'export dell'app corrente perdeva territori e assegnazioni (FK non risolte) | `Livewire/Settings/XmlExchange` (`addLegacyIdAttribute`) |
| Migrazioni thumbnail duplicate | `migrate:rollback` falliva a metà | rimosse 2 migrazioni ridondanti |
| `addFile()` senza controllo esito | Backup con un file mancante, **silenzioso**: ci si accorge solo al ripristino | `Services/BackupArchive` |
| Esito del ripristino con `Cache::pull` | L'amministratore non vedeva **mai** il riepilogo: la `fetch` che segue il 302 lo consumava prima della navigazione | `Auth/PasswordChangeController` |
| Nessun blocco fra operazioni | Backup, ripristino e azzeramento potevano sovrapporsi sullo stesso database e disco | `Services/BackupOperationState` (`corrente()`) |
| Job ucciso = operazione eterna | Timeout o crash del worker lasciavano lo stato "in corso" e il posto occupato | `failed()` sui tre job di backup |
| Cancellazione file senza verifica | «N file cancellati» con i file ancora sul disco (permessi) | `BackupArchive::svuotaDiscoPubblico()` |
| Eliminazione definitiva territorio | La riga spariva, mappa e miniatura restavano orfane sul volume per sempre | `Territori/TerritorioCestino` |
| Virgolette doppie in `x-data` | Attributo HTML chiuso a metà: il JavaScript finiva a video come testo | `backup-manager.blade.php` |
| Warning di `addFile()` al posto del messaggio | Su file illeggibile l'amministratore leggeva `ZipArchive::addFile(): No such file or directory` invece della frase che dice quale file e cosa controllare | `Services/BackupArchive` |
| `GREATEST()` in migrazione | Sintassi MySQL: lo schema non si costruiva su SQLite, quindi la suite di test non poteva partire | migrazione `2026_04_08_123500` |
| `@disabled` dentro `<x-btn>` | Direttiva non compilata: il tag restava letterale e la pagina moriva con «unexpected token endif» | viste di `settings` |
| Segno del download consumato dal componente sbagliato | L'archivio pronto non sarebbe arrivato a nessuno — e per l'azzeramento è il passo che sblocca la cancellazione | `SegueOperazioneBackup::scaricaOra()` |
---
## Cosa resta aperto
In ordine di priorità.
### 0. Il ripristino da browser è limitato a 100 MB — decisione in sospeso
**È il punto da cui riprendere.** Cloudflare rifiuta i caricamenti oltre 100 MB
(vedi *Trappole da conoscere*), quindi il ripristino dall'interfaccia non
funziona per un pacchetto con molte mappe. L'applicazione è a posto: il muro sta
davanti.
Da decidere, in ordine di rapidità:
1. Togliere il dominio da Cloudflare (DNS-only), anche solo su un sottodominio
dedicato all'amministrazione — gratis e immediato.
2. Caricare puntando direttamente all'IP dell'origine, scavalcando Cloudflare.
3. Ripristino dai volumi (procedura nel README): nessun limite, serve accesso
al server.
4. Piano Cloudflare Business: 200 MB, spesso ancora insufficienti.
Resta da accertare **quanto pesa davvero il pacchetto** che si vuole
ripristinare: sotto i 100 MB il problema non sarebbe la dimensione ma il timeout
di 100 secondi di Cloudflare, e la soluzione sarebbe un'altra.
### 1. Copertura dei test ancora parziale
L'impalcatura ora c'è (vedi *La suite di test ha un'immagine sua*) e i tre
blocchi che impedivano di scrivere il primo test sono stati rimossi: stage
`test` nel Dockerfile con le dipendenze di sviluppo, connessione `sqlite` in
`config/database.php`, `phpunit.xml`. Si lancia con:
```bash
docker compose --profile test run --build --rm test
```
**Coperto oggi — 233 test, tutti verdi:**
| File | Cosa protegge |
|------|---------------|
| `tests/Unit/BackupArchiveTest.php` | Round-trip crea → riestrai, manifest, avanzamento fino al totale, fallimento su file illeggibile con archivio rimosso, rifiuto di manifest mancante/illeggibile/di formato futuro e di `data.xml` mancante o vuoto, zip slip (percorso assoluto, `..`, unità Windows) e normalizzazione dei percorsi validi, staging ripulito dopo un fallimento, sostituzione totale del disco al ripristino, svuotamento con conteggio |
| `tests/Unit/BackupOperationStateTest.php` | Il posto unico: occupazione, rilascio a completamento e a fallimento, puntatore orfano, operazione già chiusa, chiusura tardiva che non deve liberare il posto della nuova, attesa-download che lo tiene occupato, azzeramento della barra al cambio fase, coda dei log limitata |
| `tests/Feature/RegistroS13Test.php` | Il ciclo da quattro gruppi del modulo S-13 (1/3/4/5/8/9 assegnazioni), la colonna "Restituito l'ultima volta il" compreso il caso in cui l'ultima del giro precedente è ancora aperta, esclusione di territori disattivati e cestinati, filtro sull'anno di servizio, ordinamento naturale dei numeri |
| `tests/Feature/ZonaPericolosaTest.php` | I due tempi dell'azzeramento: frase di conferma, backup preventivo senza cancellazione, rifiuto se il posto è occupato, conferma senza archivio servito, senza password, con password sbagliata, blocco dopo cinque tentativi, annullamento che libera il posto lasciando il backup valido. In più: che ogni operazione abbia un solo componente a raccontarla, e che il segno del download non venga consumato da chi non la possiede |
| `tests/Feature/PaginaBackupImportTest.php` | La pagina servita per intero: permessi, le cinque zone con la loro ancora **e nel loro ordine**, la console unica, l'assenza dei vecchi riquadri di log, che nessun tag `<x-btn` sia rimasto da compilare, che i pulsanti usino il sistema unico, e che la console sia definita prima del pacchetto che avvia Alpine |
| `tests/Feature/PagineApplicativeTest.php` | **Ogni** pagina dell'applicazione si apre davvero (200) e non ha markup rimasto da compilare. È la rete che serve quando una modifica tocca tutte le viste in una volta: un errore di markup non rompe niente finché qualcuno non apre quella pagina |
| `tests/Unit/StileUnificatoTest.php` | Che i vocabolari di stile paralleli non rientrino: `.btn-action*`, `.btn-primary-*`, l'hover simulato con `onmouseover`, gli sfondi scritti a mano sui pulsanti, le classi `tm-btn` messe in una vista invece che dal componente |
| `tests/Feature/HomeMediaDurataTest.php` | La "media percorrenza congregazione": unità di misura, esclusione delle assegnazioni aperte, dei rientri nello stesso giorno, delle date impossibili ereditate dalla vecchia applicazione e degli altri anni di servizio |
Il primo giro ha già trovato tre difetti reali, tutti corretti: il warning di
`ZipArchive::addFile()` che copriva il messaggio d'errore vero, il `GREATEST()`
in migrazione, e `@disabled` dentro un tag di componente (vedi *Bug corretti*).
Quello che questi test **non** possono coprire: Alpine e il comportamento della
console — apertura automatica, scorrimento, evidenziazione delle zone — girano
nel browser, e nella suite non c'è un browser. Quella parte va provata a mano.
**Scoperto ancora, in ordine di quanto costerebbe sbagliarsi:**
- `Services/BackupArchive::extract()` sui **limiti anti zip-bomb**: numero di
entry, dimensione della singola entry, totale decompresso. Sono tre `if` che
nessun test tocca, e il caso in cui contano non si presenta mai per sbaglio.
- `Jobs/RestoreBackupArchive` e `Jobs/ResetApplication` **nel loro insieme**:
l'ordine staging → database → file, il `failed()` che libera il posto, la
sopravvivenza dell'amministratore che ha chiesto l'azzeramento, il
`password_change_required` acceso su tutte le righe. È la logica il cui
errore si scopre solo quando è troppo tardi.
- `Livewire/Settings/XmlExchange`: il **round-trip** export → import senza
perdite, che è il presidio contro il tipo di bug già visto con `legacy_id`.
- Le regole di business: anno teocratico (`AnnoTeocratico::perData` a cavallo
del 1º settembre), `Territorio::stato` e la soglia `giorni_per_smarrito`,
priorità automatica, percentuale di percorrenza delle campagne.
- Il permesso come contratto: che un `assistente` **non** possa modificare o
eliminare un'assegnazione, una campagna, un territorio o un proclamatore. È
scritto in tre posti (rotta, componente, vista) e un test di richiesta lo
verificherebbe tutto insieme.
Attenzione a non scrivere test su ciò che SQLite non sa eseguire: la dashboard
(`Home`) e l'ordinamento di `Registro::render()` usano SQL specifico di MySQL.
### 2. Race su doppia assegnazione
`Assegna::save()` controlla che il territorio sia libero e poi crea la riga, ma
nulla a livello di database impedisce due assegnazioni aperte sullo stesso
territorio (doppio click, due schede). `assegnazioneCorrente` usa `latestOfMany`,
quindi la seconda resta invisibile nell'interfaccia mentre falsa i conteggi.
Rimedio: transazione con `lockForUpdate()`, oppure un indice univoco su colonna
generata che imponga una sola assegnazione aperta per territorio.
### 3. Scrittura durante il rendering
`Assegnazione::shortPdfUrl()` genera e salva il codice d'accesso al primo
utilizzo, quindi una GET del registro può produrre decine di INSERT. Meglio
generare il codice alla creazione dell'assegnazione (observer) e far restituire
`null` al metodo quando manca.
### 4. Ricerca in memoria sui campi cifrati
Nome e cognome dei proclamatori sono cifrati, quindi la ricerca carica l'intera
tabella e filtra in PHP (`ProclamatoreIndex`, `Registro`). Accettabile sotto
qualche centinaio di record, non oltre. Se dovesse servire scalare: hash
deterministico ricercabile affiancato al campo cifrato.
### 5. Endpoint PDF pubblici senza throttle
`/p/{code}` e le rotte del visualizzatore sono senza autenticazione né rate
limit. Il controllo d'accesso è solido (confronto in tempo costante su codice a
~62 bit, più controlli di scadenza), ma un tentativo di enumerazione non
verrebbe né rallentato né registrato. Un `throttle:30,1` costerebbe una riga.
### 6. Restano da uniformare i colori che non sono pulsanti
I pulsanti sono a posto in tutta l'applicazione (vedi *Un solo pulsante per
tutta l'applicazione*), ma i **colori decorativi** sono ancora scritti a mano,
esadecimale per esadecimale, dentro gli attributi `style=`: le piastrelle delle
icone e le fasce delle schede nella dashboard, gli sfondi delle intestazioni di
tabella, i pannelli delle modali del Registro, i riquadri dei messaggi nel
layout.
Non sono un problema di accessibilità come lo erano i pulsanti — nessuno di
questi elementi si può mettere a fuoco — ma sono lo stesso genere di debito: lo
stesso verde compare in quattro tonalità leggermente diverse, e cambiare la
tinta dell'applicazione oggi significa cercare a mano tutte le occorrenze.
La via è la stessa già percorsa: dei token in `app.css` (o le variabili di tema
di Tailwind 4) e le viste che li citano invece di ripetere i valori. Il test
`StileUnificatoTest` è il posto dove aggiungere la guardia, quando si farà.
Fuori perimetro per scelta: `resources/views/pdf/*` le impagina dompdf, che di
Tailwind e delle nostre classi non sa niente. `StileUnificatoTest` esclude anche
`resources/views/vendor/`, che oggi non esiste — le viste di paginazione
pubblicate da Laravel sono state rimosse perche' i paginatori sono tutti dentro
componenti Livewire, che risolvono la vista dal namespace `livewire::` e non da
`pagination::`. L'esclusione resta a guardia di future viste di terze parti.
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## Trappole da conoscere
**Cloudflare taglia i caricamenti a 100 MB, e `MAX_UPLOAD_MB` non c'entra
niente.** I domini pubblici passano da Cloudflare, che sul piano free rifiuta i
corpi di richiesta oltre **100 MB**. Rifiuta sulla base del `Content-Length`,
quindi il `413` arriva dopo che il browser ha spedito appena un megabyte: la
barra di caricamento si pianta a una percentuale bassa e — senza i gestori
aggiunti alla console — non compare alcun messaggio. È **il** motivo per cui il
ripristino di un pacchetto grande sembra bloccarsi senza spiegazione.
Misurato il 29/07/2026 su `demo-termanager.pyconetwork.it`:
| Payload | Esito |
|---------|----------------------------------------------------|
| 150 MB | `413 Payload Too Large`, `Server: cloudflare`, 2,7 s |
| 100 MB | `524` (timeout dell'origine dopo 100 s di Cloudflare) |
Il pacchetto **non raggiunge mai nginx**, quindi alzare `MAX_UPLOAD_MB` non
sposta nulla: quel valore governa solo ciò che accade *dopo* Cloudflare. Le
strade per superarlo sono togliere il dominio da Cloudflare (DNS-only, anche
solo su un sottodominio d'amministrazione), caricare puntando direttamente
all'IP dell'origine, oppure usare il ripristino dai volumi. Il piano Business
arriva a 200 MB, che per un archivio con tutte le mappe è spesso ancora poco.
Nota sul `524`: anche restando sotto i 100 MB, Cloudflare chiude dopo 100
secondi se l'origine non ha ancora risposto. Un caricamento lento può quindi
fallire pur essendo dentro il limite di dimensione.
**Il JavaScript che vive dentro un attributo HTML.** Vale ancora per i blocchi
`x-data` di `backup-manager`, `zona-pericolosa` e della zona Import PDF, che
gestiscono i caricamenti. La console, che era il blocco più grosso, è stata
portata fuori in un `<script>` proprio per uscirne (vedi *La pagina "Backup e
import"*); il resto resta soggetto alla regola.
`x-data` finisce alla **prima virgoletta doppia**, comprese quelle dentro un
commento JavaScript: un banale `// un generico "errore"` ha chiuso l'attributo a
metà e riversato tutto il codice restante a video come testo — è successo due
volte. Nello stesso blocco, un `\'` scritto a mano nel sorgente Blade *chiude* la
stringa invece di proteggere l'apostrofo, perché fra il file e l'attributo non
c'è alcun livello di escape. Regole: nessuna virgoletta doppia in quel blocco,
da nessuna parte; apostrofi italiani solo dentro backtick.
Un blocco `<script>` con `@script` eviterebbe la questione alla radice, ma
**rompe il rilevamento della radice singola di Livewire** e restituisce 500 —
provato. Il file porta l'avvertenza in testa; leggerla prima di intervenire.
**`APP_KEY` è il singolo punto di perdita dati.** I nomi dei proclamatori sono
cifrati con questa chiave. Il backup del database senza la chiave è inutile per
quei campi. Se non la imposti, l'entrypoint ne genera una e la salva nel volume
`storage_data`, stampandola nei log: se quel volume viene perso, i dati sono
irrecuperabili.
**`APP_URL` deve combaciare col dominio servito.** L'applicazione rifiuta
richieste con `Host` diverso (protezione host header injection) e restituisce
400 senza spiegazioni. È la causa più comune di "il deploy è andato ma il sito
non si apre". `localhost` e `127.0.0.1` sono ammessi perché li usano gli health
check interni.
**Il volume `storage_data` non è solo cache.** Contiene i PDF dei territori, le
miniature e la chiave di fallback. Non va trattato come rigenerabile.
**Modifiche a dipendenze o asset richiedono un rebuild.** Non è più sufficiente
riavviare il container: `vendor/` e `public/build` vivono dentro l'immagine.
**L'export XML contiene dati sensibili.** Il file di export include gli hash
delle password di tutti gli utenti e i nomi/cognomi dei proclamatori in chiaro.
Va trattato come un segreto: chi lo ottiene può tentare il crack offline degli
hash. La pagina di export lo segnala, ma il controllo resta umano — la
funzione è già riservata all'amministratore (`settings.manage`).
---
## Come verificare che tutto funzioni
Dopo una modifica sostanziale, questo giro copre i percorsi critici:
C'è un solo `docker-compose.yml`, usato sia in produzione sia in locale. In
locale serve creare una volta la rete esterna attesa da Dokploy.
```bash
cp .env.example .env
# nel .env: APP_URL=http://localhost:8080, APP_ENV=local,
# SESSION_SECURE_COOKIE=false, e le tre password
docker network create dokploy-network
# 0. La suite passa (non serve nient'altro acceso, ~15 s)
docker compose --profile test run --build --rm test
# 1. L'immagine builda
# Senza --target si costruisce l'ultimo stage, che e' `runtime`: se questo
# comando producesse un'immagine con phpunit dentro, qualcuno ha aggiunto
# uno stage in fondo al Dockerfile.
docker build -f docker/php/Dockerfile -t termanager2-check .
# 2. Stack pulito da zero
docker compose --profile dev down -v
docker compose --profile dev up -d --build
docker compose --profile dev ps # tutti i servizi healthy
# 3. L'applicazione risponde
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/up # 200
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/login # 200
# 4. Il redeploy è idempotente
docker compose up -d --force-recreate app
docker compose logs app | grep -E "Migrations|Seed"
# atteso: "Migrations applied" + "Seed already applied"
# 5. La cifratura funziona
docker compose exec app php artisan tinker --execute="
\$p = App\Models\Proclamatore::create(['nome'=>'Test','cognome'=>'Verifica','attivo'=>true]);
\$raw = DB::table('proclamatori')->where('id',\$p->id)->value('nome');
echo \$raw === 'Test' ? 'ERRORE: dati in chiaro' : 'OK: cifrato';
"
```
È lo stesso file che gira in produzione: le uniche differenze sono i profili
`dev` (che aggiunge Mailpit) e `test` (che aggiunge la suite, effimera) e i
valori nel `.env`.
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## Documentazione
| Documento | Contenuto |
|------------------------------------|--------------------------------------------|
| [README.md](README.md) | Deploy, configurazione, uso, riferimento |
| `HANDOFF.md` (questo file) | Stato, decisioni, debito tecnico |
La specifica funzionale originale (`TerManager2_v2.md`) è stata rimossa dal
working tree: descriveva funzionalità poi cambiate — in particolare un wizard
di primo avvio successivamente eliminato in favore della pagina Impostazioni —
e conteneva checklist di sviluppo ormai esaurite. Le parti ancora valide
(modello dati, regole di business, RBAC) sono confluite nel README.
Resta consultabile nella storia del repository:
```bash
git show 701f479:TerManager2_v2.md
```