I due file compose andavano tenuti allineati a mano, e gli anchor (x-app-env, <<:) sono sintassi che va conosciuta per riuscire a leggere il file. Per un deploy che deve restare semplice era complessita' non giustificata. Ora c'e' un solo docker-compose.yml, esplicito, che copre produzione e sviluppo: - ogni servizio dichiara quello che usa, senza merge key - mailpit e' dietro il profilo "dev", quindi non parte mai in produzione - la porta e' legata a 127.0.0.1 per default: in produzione il traffico arriva da Traefik sulla rete interna, in locale basta localhost:8080. Per esporla davvero: APP_PORT=0.0.0.0:8080 - .env diventa l'unica fonte di configurazione, senza valori ridichiarati Compromesso accettato: sparendo i valori fissati nel compose, DB_HOST e REDIS_HOST devono contenere i nomi dei servizi (mariadb, redis) e non un indirizzo. E' segnalato in .env.example, nel README e in HANDOFF.md. Per le modifiche al codice senza ricostruire l'immagine il README documenta un docker-compose.override.yml, che Compose applica da solo ed e' gia' ignorato da git. Verificato: sei servizi healthy, login e pagine a 200, redeploy idempotente, porta esposta solo su localhost, mailpit assente senza il profilo dev. Co-Authored-By: Claude Opus 4.8 <noreply@anthropic.com>
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# Handoff — TerManager2
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Stato del progetto per chi ci mette mano dopo. Per installazione, deploy e uso
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quotidiano vedi [README.md](README.md); qui c'è il contesto che il README non
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può dare: perché le cose sono come sono, e cosa resta aperto.
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Ultimo aggiornamento: **18 luglio 2026**.
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## Stato attuale
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L'applicazione è **pronta per il deploy in produzione su Dokploy**. Lo stack è
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stato verificato end-to-end: build dell'immagine, primo deploy su volumi vuoti,
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redeploy, login, tutte le pagine, code e scheduler.
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| Aspetto | Stato |
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| Deploy Dokploy (Compose) | ✅ verificato |
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| Primo avvio a zero-config | ✅ migrazioni + seed + admin automatici |
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| Redeploy senza interventi | ✅ ~25 secondi |
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| Sviluppo locale | ✅ stesso compose, profilo `dev` |
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| Test automatici | ❌ **assenti** — vedi [Cosa resta aperto](#cosa-resta-aperto) |
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## Da dove veniamo
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Il progetto aveva un difetto strutturale nel deploy: il `Dockerfile` compilava
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l'applicazione in `/app-src`, ma il runtime girava da `/var/www/html`, popolato
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solo dal bind mount del sorgente. **L'immagine costruita non veniva mai usata.**
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L'entrypoint rieseguiva `composer install` e `npm run build` a ogni avvio dentro
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il container. Su Dokploy, senza sorgente sull'host, significava build a runtime
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a ogni deploy: lento, dipendente dalla rete, e capace di fallire in produzione.
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Da qui la ristrutturazione descritta sotto.
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## Decisioni architetturali
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Le scelte non ovvie, con il motivo. Se una di queste ti sembra sbagliata, il
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contesto per ridiscuterla è qui.
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### L'immagine è autosufficiente
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`vendor/` e `public/build` sono compilati in stage separati del `Dockerfile` e
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copiati nell'immagine finale. I container di produzione **non montano il
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sorgente** e non eseguono build all'avvio.
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Conseguenza pratica: dopo aver modificato dipendenze PHP o asset frontend,
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serve un rebuild dell'immagine, non un semplice restart.
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### nginx e php-fpm nello stesso container
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Con container separati, nginx avrebbe bisogno di una copia di `public/` e del
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volume storage solo per servire file statici. Per questa scala è complessità
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senza beneficio. Sono coordinati da supervisor
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(`docker/supervisor/supervisord.conf`), che abbatte il container se uno dei due
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muore definitivamente — altrimenti resterebbe "up" senza servire nulla.
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### La configurazione arriva dall'ambiente, non da `.env` riscritto
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Il vecchio entrypoint riscriveva `.env` con `sed` a ogni avvio. Ora Laravel
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legge direttamente l'ambiente di processo, e `docker-compose.yml` si limita a
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`env_file: .env` senza ridichiarare nulla.
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Il `.env` è quindi l'**unica** fonte di configurazione. Una versione precedente
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fissava nel compose i valori dettati dalla topologia (`DB_HOST: mariadb` e
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simili) perché vincessero su un `.env` sbagliato, ma richiedeva gli anchor YAML
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(`x-app-env`, `<<:`) ed è stata scartata a favore della leggibilità.
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Il rovescio della medaglia: `DB_HOST` e `REDIS_HOST` devono valere `mariadb` e
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`redis`, cioè i nomi dei servizi. Se qualcuno vi mette un indirizzo IP il
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container non trova più il database. È documentato in `.env.example` e nel
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README, ma è il punto fragile di questa scelta.
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Nota: perché la configurazione da ambiente funzioni, `www.conf` ha
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`clear_env = no`. Senza, php-fpm sanifica l'ambiente e Laravel non vedrebbe
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nessuna variabile.
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### Fail-fast sulle variabili mancanti
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Lo stack si rifiuta di partire senza `APP_URL`, `DB_PASSWORD`,
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`DB_ROOT_PASSWORD`, `REDIS_PASSWORD`. Le password sono validate
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dall'interpolazione compose (`${VAR:?}`), `APP_URL` dall'entrypoint (dove il
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messaggio d'errore è più chiaro).
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Deliberato: un errore immediato è meglio di un database in produzione con
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password `secret`.
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### Un solo container esegue le migrazioni
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Solo `app` migra. `queue-worker` e `scheduler` usano `queue-entrypoint.sh`, che
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attende e non tocca lo schema. Due container in gara su `artisan migrate` è
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il modo tipico di ritrovarsi con uno schema applicato a metà.
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### `APP_KEY` risolta una volta sola all'avvio
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Prima veniva rigenerata da `AppServiceProvider::boot()` a ogni richiesta se
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mancante — con il rischio di chiavi diverse a ogni richiesta e dati cifrati
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irrecuperabili. Ora è risolta dall'entrypoint (env → volume → generata) e il
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provider **solleva un'eccezione** se manca, invece di rigenerarla.
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## Bug corretti — i più significativi
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Contesto utile se ti imbatti in comportamenti che sembrano regressioni.
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| Bug | Effetto | Dove |
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| `key:generate` a runtime | Rotazione silenziosa della chiave → **perdita irreversibile** dei dati cifrati | `AppServiceProvider` |
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| Import PDF da cartella mai accodato | Upload completato, nessun territorio aggiornato, file orfani a crescita illimitata | `Livewire/Settings/XmlExchange` |
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| Permessi non riapplicati su Livewire | Un permesso revocato restava attivo fino al reload della pagina | `AppServiceProvider` (`addPersistentMiddleware`) |
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| Host header injection | Link generati (inclusi i PDF pubblici con codice d'accesso) verso domini arbitrari | `bootstrap/app.php`, `nginx/default.conf` |
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| Default TTL link mai convertito | Link PDF validi 2 anni invece di 1 mese | migrazione `2026_07_18_000001` |
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| `syncPermissions()` nel seeder | Un re-seed azzerava i permessi personalizzati dei ruoli | `RolesAndPermissionsSeeder` |
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| `campagna_id` manipolabile | Rientro conteggiato su una campagna arbitraria | `Livewire/Assegnazioni/Rientra` (`#[Locked]`) |
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| `pdftoppm` senza timeout | Un PDF malformato bloccava il worker **per sempre** | `TerritorioThumbnailService` |
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| Collisione nomi file PDF | `1 A` e `1-A` scrivevano sullo stesso file → dati sovrascritti | `Jobs/ImportTerritoryPdfFolder` |
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| Zip senza limiti | Zip bomb → esaurimento memoria | `TerritorioPdfImportDispatcher` |
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| Migrazioni thumbnail duplicate | `migrate:rollback` falliva a metà | rimosse 2 migrazioni ridondanti |
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## Cosa resta aperto
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In ordine di priorità.
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### 1. Nessun test automatico
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`composer.json` richiede PHPUnit ma **la cartella `tests/` non esiste**. Ogni
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verifica è manuale. È il debito più rilevante: le regole di business (anno
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teocratico, stato territorio, priorità automatica, percentuale campagne) sono
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esattamente il tipo di logica che va protetta da test.
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Nota: `config/database.php` ridefinisce `connections` e lascia solo `mysql`.
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Per usare SQLite in memoria nei test va riaggiunta la connessione `sqlite`.
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### 2. Race su doppia assegnazione
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`Assegna::save()` controlla che il territorio sia libero e poi crea la riga, ma
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nulla a livello di database impedisce due assegnazioni aperte sullo stesso
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territorio (doppio click, due schede). `assegnazioneCorrente` usa `latestOfMany`,
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quindi la seconda resta invisibile nell'interfaccia mentre falsa i conteggi.
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Rimedio: transazione con `lockForUpdate()`, oppure un indice univoco su colonna
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generata che imponga una sola assegnazione aperta per territorio.
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### 3. Scrittura durante il rendering
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`Assegnazione::shortPdfUrl()` genera e salva il codice d'accesso al primo
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utilizzo, quindi una GET del registro può produrre decine di INSERT. Meglio
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generare il codice alla creazione dell'assegnazione (observer) e far restituire
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`null` al metodo quando manca.
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### 4. Ricerca in memoria sui campi cifrati
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Nome e cognome dei proclamatori sono cifrati, quindi la ricerca carica l'intera
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tabella e filtra in PHP (`ProclamatoreIndex`, `Registro`). Accettabile sotto
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qualche centinaio di record, non oltre. Se dovesse servire scalare: hash
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deterministico ricercabile affiancato al campo cifrato.
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### 5. Endpoint PDF pubblici senza throttle
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`/p/{code}` e le rotte del visualizzatore sono senza autenticazione né rate
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limit. Il controllo d'accesso è solido (confronto in tempo costante su codice a
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~62 bit, più controlli di scadenza), ma un tentativo di enumerazione non
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verrebbe né rallentato né registrato. Un `throttle:30,1` costerebbe una riga.
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## Trappole da conoscere
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**`APP_KEY` è il singolo punto di perdita dati.** I nomi dei proclamatori sono
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cifrati con questa chiave. Il backup del database senza la chiave è inutile per
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quei campi. Se non la imposti, l'entrypoint ne genera una e la salva nel volume
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`storage_data`, stampandola nei log: se quel volume viene perso, i dati sono
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irrecuperabili.
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**`APP_URL` deve combaciare col dominio servito.** L'applicazione rifiuta
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richieste con `Host` diverso (protezione host header injection) e restituisce
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400 senza spiegazioni. È la causa più comune di "il deploy è andato ma il sito
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non si apre". `localhost` e `127.0.0.1` sono ammessi perché li usano gli health
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check interni.
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**Il volume `storage_data` non è solo cache.** Contiene i PDF dei territori, le
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miniature e la chiave di fallback. Non va trattato come rigenerabile.
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**Modifiche a dipendenze o asset richiedono un rebuild.** Non è più sufficiente
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riavviare il container: `vendor/` e `public/build` vivono dentro l'immagine.
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## Come verificare che tutto funzioni
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Dopo una modifica sostanziale, questo giro copre i percorsi critici:
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C'è un solo `docker-compose.yml`, usato sia in produzione sia in locale. In
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locale serve creare una volta la rete esterna attesa da Dokploy.
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```bash
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cp .env.example .env
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# nel .env: APP_URL=http://localhost:8080, APP_ENV=local,
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# SESSION_SECURE_COOKIE=false, e le tre password
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docker network create dokploy-network
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# 1. L'immagine builda
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docker build -f docker/php/Dockerfile -t termanager2-check .
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# 2. Stack pulito da zero
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docker compose --profile dev down -v
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docker compose --profile dev up -d --build
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docker compose --profile dev ps # tutti i servizi healthy
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# 3. L'applicazione risponde
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curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/up # 200
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curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/login # 200
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# 4. Il redeploy è idempotente
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docker compose up -d --force-recreate app
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docker compose logs app | grep -E "Migrations|Seed"
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# atteso: "Migrations applied" + "Seed already applied"
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# 5. La cifratura funziona
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docker compose exec app php artisan tinker --execute="
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\$p = App\Models\Proclamatore::create(['nome'=>'Test','cognome'=>'Verifica','attivo'=>true]);
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\$raw = DB::table('proclamatori')->where('id',\$p->id)->value('nome');
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echo \$raw === 'Test' ? 'ERRORE: dati in chiaro' : 'OK: cifrato';
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"
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```
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È lo stesso file che gira in produzione: l'unica differenza è il profilo `dev`
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(che aggiunge Mailpit) e i valori nel `.env`.
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## Documentazione
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| Documento | Contenuto |
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| [README.md](README.md) | Deploy, configurazione, uso, riferimento |
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| `HANDOFF.md` (questo file) | Stato, decisioni, debito tecnico |
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La specifica funzionale originale (`TerManager2_v2.md`) è stata rimossa dal
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working tree: descriveva funzionalità poi cambiate — in particolare un wizard
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di primo avvio successivamente eliminato in favore della pagina Impostazioni —
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e conteneva checklist di sviluppo ormai esaurite. Le parti ancora valide
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(modello dati, regole di business, RBAC) sono confluite nel README.
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Resta consultabile nella storia del repository:
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```bash
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git show 701f479:TerManager2_v2.md
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```
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