Chi ha il ruolo amministratore non deve confermare l'indirizzo (User::esenteDaConfermaEmail): non riceve l'email di conferma né alla creazione né al cambio d'indirizzo, in Utenti compare "esente". Se perde il ruolo torna a valere email_verified_at. Co-Authored-By: Claude Opus 5.5 <noreply@anthropic.com>
88 KiB
Handoff — TerManager2
Stato del progetto per chi ci mette mano dopo. Per installazione, deploy e uso quotidiano vedi README.md; qui c'è il contesto che il README non può dare: perché le cose sono come sono, e cosa resta aperto.
Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2026 — vedi Lavori in corso.
Stato attuale
L'applicazione è pronta per il deploy in produzione su Dokploy. Lo stack è stato verificato end-to-end: build dell'immagine, primo deploy su volumi vuoti, redeploy, login, tutte le pagine, code e scheduler.
| Aspetto | Stato |
|---|---|
| Deploy Dokploy (Compose) | ✅ verificato |
| Primo avvio a zero-config | ✅ migrazioni + seed + admin automatici |
| Redeploy senza interventi | ✅ ~25 secondi |
| Sviluppo locale | ✅ stesso compose, profilo dev |
| Backup / ripristino / azzeramento | ✅ verificati end-to-end in locale |
| Ripristino da browser in linea | ⚠️ limitato a 100 MB da Cloudflare — vedi Cosa resta aperto |
| Test automatici | ⚠️ impalcatura pronta, 294 test — copertura ancora parziale |
Punto in cui ci si è fermati (30/07/2026). Su develop è pubblicato tutto:
backup completo .zip, ripristino, azzeramento, cambio password forzato, barre
di avanzamento reali e console di log (commit f909791, deploy verificato
confrontando l'impronta degli asset). MAX_UPLOAD_MB=2048 è impostato solo
su develop; la produzione non è stata toccata e resta sul suo deploy
precedente, senza quella variabile.
Il 31/07 è nata la sotto-app "Piantine" (nuova voce nel menu
Amministrazione): KML dell'area città, editor dei poligoni su OpenStreetMap,
immagini HD dal container map-renderer e PDF sul modulo S-12 con storico
versioni. Architettura e agganci sono descritti in Decisioni
architetturali.
Al primo deploy il compose costruisce anche l'immagine del renderer; non
servono variabili nuove in Dokploy.
Il 28/08 la sotto-app è stata rifatta e l'interfaccia ripassata. Le piantine si sono staccate dai territori (una piantina vive anche scollegata, il territorio si crea dall'editor), il disegno è passato su una pagina a schermo intero, la cartolina S-12 è stata reimpaginata (confini sulla prima pagina, piantina al 98% sulla seconda) e la rigenerazione massiva è stata rimossa. In più il sistema visivo è stato ripassato su tutta l'applicazione, non solo qui: vedi Il sistema visivo sta nei token.
Nello stesso giro è emerso e corretto un guasto d'ambiente che bloccava tutti
gli upload in sviluppo: vedi HTTP_HOST a nginx deve conservare la
porta.
Il 30/07 sono state fatte due cose.
La suite di test, che prima non esisteva: 79 test eseguibili con un comando, senza dipendere da altri servizi. Sono verdi ma coprono ancora una frazione della logica di business — vedi Cosa resta aperto. Non fanno parte dell'immagine di produzione e non girano su un deploy: sono uno strumento locale.
La pagina "Backup e import" è stata riorganizzata: cinque zone numerate con un indice che ci salta sopra evidenziandole, un solo sistema di pulsanti (con gli stati di focus, che prima non c'erano), e una sola console per tutte le operazioni, agganciata in fondo alla finestra, al posto dei cinque riquadri di log sparsi. L'azzeramento è diventato un componente a sé per poter stare in fondo alla pagina. Tutto verificato lato server dai test; il comportamento nel browser — apertura automatica della console, scorrimento, lampeggio delle zone — non è stato provato, perché richiede un browser: è la prima cosa da guardare aprendo la pagina.
Il ripristino dall'interfaccia resta impraticabile per pacchetti grandi finché non si decide come aggirare Cloudflare: è la prima voce di Cosa resta aperto e l'unica che richiede una decisione, non del lavoro.
Lavori in corso — 12 ottobre 2026 (riprendere da qui)
Commit su dev, nessuno pubblicato (il push fa partire il deploy sulla demo):
d433c93— Modulo S-13 sul modulo ufficiale (regole inapp/Services/Registro/ModuloS13.php) e blocco 1 della revisione (integrità dati).056d95c— Editor piantine: bozza automatica, un solo "Pubblica" con anteprima, stati Bozza / Pubblicata / Modifiche da pubblicare. Come funziona: Le piantine sono una sotto-app.426a952— blocchi 2 e 3 della revisione (sotto); le ultime due righe della tabella sono nel commit successivo.
Produzione: al 12/10/2026 non esiste ancora (il sito gira in Docker sul PC di
sviluppo, più la demo da dev). Nessuna correzione una tantum da fare.
Posta, contatti dei proclamatori, conferma email (12-13 ottobre 2026)
Richieste dell'utente, con le sue scelte:
- Server di posta dall'app (Impostazioni → Server di posta, rotta
posta.edit,Settings\PostaElettronica): host, porta, cifratura (automatica / SSL / nessuna), utente, password cifrata, mittente; pulsante "Invia email di prova". Se compilato prende il posto del.env(ConfigurazionePosta::applica(), agganciata alla creazione del mail manager e a ogni job della coda). Non si esporta nell'XML e l'import non la cancella (Setting::CAMPI_POSTA). Nel.env.exampleMAIL_SCHEME=tlsera un valore non valido per Laravel 11: ora vuoto. - Proclamatori: email e telefono facoltativi, cifrati come nome e cognome,
nell'export/import XML, cancellati dall'anonimizzazione. Il numero apre
WhatsApp (
<x-whatsapp>,Proclamatore::whatsappUrl(): senza prefisso si considera italiano). - Dopo l'assegnazione si resta sulla pagina Assegna: in cima un riquadro
per ogni assegnazione appena fatta con il link del PDF, "Invia su WhatsApp"
(messaggio già scritto con il link) e la scelta "Sì, inviato / Non ancora",
che imposta
link_sent. Resta finché non si sceglie (Assegna::DA_INVIAREin sessione). - Conferma email obbligatoria per tutti gli utenti, anche quelli già
esistenti (la migrazione
2026_10_13_000010azzeraemail_verified_at). L'admin crea l'utente con la password come prima; parte l'email di conferma (in italiano,VerifyEmail::toMailUsing); il link funziona anche senza login. Cambiare email (profilo o admin) la rende da confermare e rimanda il link. In Utenti: stato "da confermare" e "Reinvia conferma". Raggiungibili senza conferma: profilo, cambio password, pagina di conferma e — per l'amministratore — il server di posta. Emergenza:php artisan utenti:conferma-email <email>. Il primo admin creato da riga di comando nasce confermato. Aggiornamento 19 ottobre 2026 — amministratori esenti (scelta dell'utente, preferita a un parametro segreto nell'URL): chi ha il ruoloamministratorenon deve confermare l'email (User::esenteDaConfermaEmail, che fa risponderehasVerifiedEmail()true). Non riceve l'email di conferma né alla creazione né al cambio d'indirizzo; in Utenti compare "esente". Se perde il ruolo torna a contareemail_verified_at. - Nei test gli utenti nascono confermati (
tests/TestCase.php,$confermaUtentiCreati).
Provato nel browser in locale con mailpit come server configurato dall'app: email di prova e di conferma arrivate, link aperto senza login, account sbloccato; riquadro dopo l'assegnazione con WhatsApp e scelta. Configurazione e dati di prova rimossi dopo.
Revisione profonda: blocchi 2 e 3 chiusi
| Problema | Correzione |
|---|---|
| Esiti delle azioni Livewire persi o mostrati alla pagina dopo (11 componenti) | trait Avvisa + <x-avvisi>; un test vieta session()->flash() senza redirect |
PDF, miniature e versioni scaricabili da /storage/territori-* senza login (nomi indovinabili, cache Cloudflare 7 giorni) |
nginx risponde 404 su /storage/territori-; TerritorioFileController con permessi della pagina e cache privata; Territorio::pdfUrl() / miniaturaUrl() |
| Ripristino non atomico | estrazione verificata (CRC, byte) → una transazione con import, piantine, blocco account e scambio file (rename, annullabile) → file vecchi cancellati solo dopo il commit |
| Piantine, storico PDF, area KML fuori dal backup | formato archivio 2 (piantine.json, piantine/…, PiantineBackup); gli archivi di formato 1 si ripristinano lo stesso |
| Blocco "una sola operazione" ignorato da import XML/PDF, e controllo+presa in due passi | BackupOperationState::occupa() sotto Cache::lock, usato da tutte le porte; rilascio anche su errore e in failed() |
Import PDF da cartella: 1-A → territorio 1, 12 B ambiguo, solo 20 file, Thumbs.db blocca tutto, __MACOSX |
abbinamento "cifre + al massimo una lettera"; ambigui scartati; caricamento a lotti dal browser; file non PDF ignorati |
| Import PDF e caricamento dalla scheda cancellavano il vecchio PDF prima di scrivere il nuovo | prima il nuovo, poi il vecchio nello storico (PiantinaPdfService::archiviaCorrente, origini import / manuale) |
| L'import XML lasciava sul disco i file dei territori ricreati (nel PC: 549 file, 80 MB) | l'import elimina i file non più usati; per i vecchi c'è php artisan territori:file-orfani (elenca; --elimina cancella) — da lanciare quando si decide |
| Azzeramento lasciava piantine orfane, area KML, anteprime | cancellate anche quelle |
/cambia-password senza password attuale |
richiesta, tranne dopo un ripristino (cambio obbligatorio) |
| Sessioni aperte altrove non chiuse al cambio password | AuthenticateSession nel gruppo web; il ripristino conserva l'hash di chi lo esegue, così non viene buttato fuori |
| Nomi dei proclamatori in chiaro nel registro attività | si salva proclamatore_id, il registro mostra il nome attuale; migrazione 2026_10_12_000010 ripulisce le voci vecchie |
Export XML con remember_token; l'import XML non obbligava a cambiare password |
token non esportato e azzerato all'import; chi riceve l'hash dal file deve cambiare password |
| Campagne: sparivano l'ultimo giorno; percentuale oltre il 100% | confronto per data; si contano i territori attivi distinti |
retry_after 90 s con job fino a 900 s |
config/queue.php: 960 s |
| Worker ucciso dopo 10 s al riavvio | stop_grace_period: 16m |
Redis allkeys-lru poteva sfrattare i job in coda |
volatile-lru |
Cache statica di Setting vecchia nel worker |
svuotata a ogni job (Queue::before) |
| Dopo un ripristino le piantine pubblicate risultavano "da pubblicare" (lo stato dipendeva dall'id del territorio) | impronta con il numero, non l'id; la piantina ricorda il PDF pubblicato (pdf_pubblicato, migrazione 2026_10_12_000020) |
corrente() / liberaCorrente() potevano cancellare il puntatore di un'operazione appena avviata |
corrente() in sola lettura; liberaCorrente() sotto lo stesso mutex di occupa() |
| Pulsanti profilo/menu che non si nascondevano (barra che trabocca su telefono) | .tm-btn sta fuori dai layer di Tailwind e vince su hidden: si nasconde il contenitore |
Non cambiato, di proposito: trustProxies('*') (commento in
bootstrap/app.php: con real_ip di nginx, restringerlo romperebbe HTTPS).
Suite: 429 test verdi. Provati in browser in locale: file protetti (404
senza login, PDF e miniature con login), caricamento a lotti (25 PDF in 2
lotti, Thumbs.db ignorato, nessun territorio toccato, posto liberato).
Non provato / aperto:
- chiusura delle sessioni con due browser veri; coda e worker con un riavvio reale; modifica vertici al tocco su tablet vero;
- l'upload Livewire ha
throttle:60,1: oltre ~1200 file al minuto qualche lotto riceve 429 (il browser lo segnala); - numeri di territorio con lettere davanti ("A12") non si abbinano da nome file: il PDF si carica dalla scheda.
Da dove veniamo
Il progetto aveva un difetto strutturale nel deploy: il Dockerfile compilava
l'applicazione in /app-src, ma il runtime girava da /var/www/html, popolato
solo dal bind mount del sorgente. L'immagine costruita non veniva mai usata.
L'entrypoint rieseguiva composer install e npm run build a ogni avvio dentro
il container. Su Dokploy, senza sorgente sull'host, significava build a runtime
a ogni deploy: lento, dipendente dalla rete, e capace di fallire in produzione.
Da qui la ristrutturazione descritta sotto.
Dove gira davvero
Due ambienti su Dokploy, stesso progetto TerManager2, entrambi alimentati dal
repository Gitea francesco/termanager2 con autoDeploy attivo.
| Ambiente | Branch | Dominio | Compose (appName) |
|---|---|---|---|
production |
main |
termanager2.pyconetwork.it |
termanager2-core-vizcxr |
develop |
dev |
demo-termanager.pyconetwork.it |
termanager2-core-vbekis |
Conseguenze pratiche, tutte imparate sul campo:
-
Il branch decide l'ambiente. Pubblicare su
devnon tocca la produzione, che seguemain. È la separazione su cui contare quando si vuole provare qualcosa senza rischi. -
Un "Rebuild deployment" NON scarica il codice nuovo: ricostruisce il checkout già presente e ci mette una ventina di secondi. Per prendere l'ultimo commit serve un deploy vero (
compose.deployvia API, o Deploy nell'interfaccia). Un rebuild che finisce troppo in fretta è il segnale che si sta ricostruendo il codice di prima. -
Le variabili d'ambiente stanno in Dokploy, non nel repository. Il
.envdell'ambiente lo genera l'interfaccia: una variabile aggiunta a.env.examplenon arriva da sola sui deployment, va aggiunta a mano lì. È successo conMAX_UPLOAD_MB, presente in develop e — deliberatamente — non in produzione. -
Verifica che il codice servito sia quello giusto confrontando l'impronta degli asset:
public/build/assets/app-*.csse-*.jshanno il nome derivato dal contenuto, quindi se coincide con quello della propria build, il frontend in linea è lo stesso sorgente. È il controllo più rapido dopo un deploy, e non richiede di autenticarsi.
Decisioni architetturali
Le scelte non ovvie, con il motivo. Se una di queste ti sembra sbagliata, il contesto per ridiscuterla è qui.
L'immagine è autosufficiente
vendor/ e public/build sono compilati in stage separati del Dockerfile e
copiati nell'immagine finale. I container di produzione non montano il
sorgente e non eseguono build all'avvio.
Conseguenza pratica: dopo aver modificato dipendenze PHP o asset frontend, serve un rebuild dell'immagine, non un semplice restart.
nginx e php-fpm nello stesso container
Con container separati, nginx avrebbe bisogno di una copia di public/ e del
volume storage solo per servire file statici. Per questa scala è complessità
senza beneficio. Sono coordinati da supervisor
(docker/supervisor/supervisord.conf), che abbatte il container se uno dei due
muore definitivamente — altrimenti resterebbe "up" senza servire nulla.
La configurazione arriva dall'ambiente, non da .env riscritto
Il vecchio entrypoint riscriveva .env con sed a ogni avvio. Ora Laravel
legge direttamente l'ambiente di processo, e docker-compose.yml si limita a
env_file: .env senza ridichiarare nulla.
Il .env è quindi l'unica fonte di configurazione. Una versione precedente
fissava nel compose i valori dettati dalla topologia (DB_HOST: mariadb e
simili) perché vincessero su un .env sbagliato, ma richiedeva gli anchor YAML
(x-app-env, <<:) ed è stata scartata a favore della leggibilità.
Il rovescio della medaglia: DB_HOST e REDIS_HOST devono valere mariadb e
redis, cioè i nomi dei servizi. Se qualcuno vi mette un indirizzo IP il
container non trova più il database. È documentato in .env.example e nel
README, ma è il punto fragile di questa scelta.
Nota: perché la configurazione da ambiente funzioni, www.conf ha
clear_env = no. Senza, php-fpm sanifica l'ambiente e Laravel non vedrebbe
nessuna variabile.
Fail-fast sulle variabili mancanti
Lo stack si rifiuta di partire senza APP_URL, DB_PASSWORD,
DB_ROOT_PASSWORD, REDIS_PASSWORD. Le password sono validate
dall'interpolazione compose (${VAR:?}), APP_URL dall'entrypoint (dove il
messaggio d'errore è più chiaro).
Deliberato: un errore immediato è meglio di un database in produzione con
password secret.
Le piantine sono una sotto-app: renderer esterno, agganci minimi
Le Piantine (solo amministratore) generano le mappe dei territori. Si carica
il KML dell'area della città, si disegnano i confini su OpenStreetMap (Leaflet)
nell'editor a schermo intero, e da ogni disegno si ottiene un'immagine ad alta
definizione e — a scelta — la cartolina sul modulo ufficiale S-12
(resources/pdf/S-12_I.pdf, importato con FPDI) che sostituisce il PDF del
territorio. Il PDF precedente finisce nella tabella territorio_pdf_versioni
ed è ripristinabile dalla pagina di gestione.
Il rendering vero e proprio non sta nell'applicazione: lo fa il container
map-renderer (docker/renderer/, Node + sharp), che scarica le tessere OSM
(cache persistente nel volume tile_cache, User-Agent identificante,
attribuzione impressa sull'immagine come da licenza), le cuce, disegna il
confine e attenua l'esterno. L'app gli parla solo via HTTP sulla rete interna
(config/piantine.php, default http://map-renderer:3000: nessuna variabile
da aggiungere in Dokploy). Se il container è giù, l'unica cosa che smette di
funzionare è la generazione delle immagini; il resto del gestionale non lo sa
nemmeno.
Gli agganci al core sono deliberatamente pochi: la rotta nel gruppo
settings.manage, la voce di menu, e l'aggiornamento di
pdf_path/thumbnail_path sul territorio quando si sostituisce un PDF (stesso
percorso territori-pdf/ + TerritorioThumbnailService dell'upload manuale).
Le geometrie vivono nella tabella separata territorio_mappe, l'area KML in
storage/app/piantine/: rimuovere la sotto-app significa togliere questi
pezzi, non disfare il gestionale.
Il disegno viene prima del numero. Una piantina non ha bisogno di un
territorio: territorio_mappe.territorio_id è nullable e il collegamento si fa
(e si disfa) quando si vuole, con nome come etichetta finché manca. Si taglia
l'area guardando le strade e solo dopo si decide di chi è — e se quel territorio
non esiste, lo si crea dall'editor col solo numero. La chiave esterna è
nullOnDelete, non più cascadeOnDelete: cancellare un territorio, o svuotare
territori come fa ogni import XML, non porta più via i disegni.
Due pagine, non una. /piantine è il quadro d'insieme: stato di ogni
piantina con ricerca e filtri (tutte / bozze / da pubblicare / pubblicate /
scollegate), area KML e storico dei PDF sostituiti (paginato). Da lì si apre,
si pubblica e si elimina. /piantine/editor è l'editor a schermo intero, con
un telaio suo (layouts/editor) senza barra laterale: tagliare un confine su
una mappa larga un terzo di schermo vuol dire sbagliarlo. Elenco e pannello
galleggiano sopra la mappa; barra strumenti e controlli Leaflet si spostano
nello spazio libero (variabili --libero-sx/--libero-dx); sotto i 720px il
pannello sale dal basso. Su tablet i vertici sono più grandi (pointer: coarse).
Bozza e pubblicazione (ottobre 2026). Nell'editor tutto si salva da solo:
il confine a ogni disegno o spostamento di vertice, nome e collegamento appena
cambiano. È bozza: il PDF del territorio non si tocca. I dati del territorio
(numero, zona, tipologia, confini) sono invece dati del gestionale e si salvano
subito, colonna per colonna (un campo non valido non trascina gli altri). Il
PDF cambia solo con Pubblica, uguale in editor e gestione
(Livewire\Piantine\Pubblicazione): PubblicazionePiantina::avvia() mette in
coda PreparaAnteprimaPiantina (il primo rendering può superare i 100 s di
Cloudflare), che genera immagine e PDF sul disco privato
(storage/app/piantine-anteprime/, stato in cache sotto un token di 40
caratteri, servito da piantine.anteprima); la finestra controlla ogni 2 s e
mostra il PDF; solo Conferma lo rende ufficiale. Se nel frattempo è cambiato
qualcosa di stampato, la conferma rifiuta.
Gli stati (TerritorioMappa::stato()): Bozza (mai pubblicata),
Pubblicata, Modifiche da pubblicare. Il confronto è sull'impronta():
sha256 di confine, territorio, numero, nome della zona e confini — cambia uno
qualunque e la piantina torna da pubblicare anche col disegno identico. Vale
"Pubblicata" solo se anche il PDF in uso è ancora uno composto da una piantina
(territori-pdf/piantina-{territorio}-…): un ripristino dallo storico, un
upload a mano o un import la riportano "da pubblicare". "Ripristina il confine
pubblicato" riporta la bozza a geojson_pubblicato. La migrazione
2026_10_09_000010 ha segnato pubblicate le piantine esistenti solo se il PDF
in vigore del territorio veniva da una piantina.
Disegnare crea sempre una piantina nuova; per cambiare quella aperta ci
sono "Modifica vertici" e "Ridisegna confine", espliciti. Con la mappa si
parla per eventi: i dati di tutte le piantine li chiede il JS una volta
(datiMappa()), poi arriva solo la piantina cambiata (piantina-aggiornata).
Gli avvisi passano dall'evento avviso (trait Livewire\Concerns\Avvisa,
componente <x-avvisi>): i flash di sessione nel telaio non si vedono dopo
un'azione Livewire.
La cartolina e la piantina sono due pagine distinte. Il riquadro dell'S-12 è largo sette centimetri: una mappa di quartiere lì dentro non si legge. Quindi pagina 1 è il modulo con Località, numero e i confini scritti nello spazio centrale (il corpo del testo si restringe da solo finché ci sta), pagina 2 è la piantina sola al 98% della pagina.
La "Località" del modulo è il nome della zona. Era un campo globale, poi un campo della piantina, e in entrambi i casi era un doppione: la zona esiste già, dice la stessa cosa («Palermo Montepellegrino») ed è quella che si aggiorna quando la congregazione riorganizza il lavoro. Due posti dove scrivere lo stesso nome divergono prima o poi, e sulla carta finisce quello sbagliato. L'elenco marca i territori collegati senza zona: senza, l'intestazione della cartolina esce vuota e ce se ne accorge in stampa.
L'immagine è JPEG, sovracampionata e nella forma della pagina. Tre scelte
che vanno lette insieme (config/piantine.php, docker/renderer/server.js):
- Il renderer compone alle tessere dello zoom più alto che entri in
max_side × 2e poi riduce con Lanczos. Le etichette OSM sono disegnate dentro la tessera a dimensione fissa: salire di uno zoom le rende più definite, e ridurre dopo porta quella nitidezza dentro l'immagine finale. - Chiede al renderer le proporzioni della pagina (
aspetto): un territorio quasi quadrato su una cartolina orizzontale, tenendo le sue proporzioni, lascerebbe due fasce bianche larghe un quinto di foglio. Allargando il ritaglio si mostrano più dintorni invece di carta vuota. - JPEG a qualità 86 invece di PNG: 0,9 MB invece di 5 per territorio. Con 274 territori è la differenza fra qualche centinaio di MB e diversi GB.
L'attribuzione OSM si dimensiona sull'immagine finale, non su una misura fissa: 22 px su 3400 sarebbero meno di un millimetro stampato, cioè presenti nel file ma invisibili a chi tiene la cartolina — e la ODbL la vuole leggibile. Per lo stesso motivo il tratto del confine è espresso in pixel dell'immagine finale e riportato alla scala di composizione: deve dire dove passa il confine senza cancellare la via che ci corre sotto, che è proprio quella che serve leggere.
Il sistema visivo sta nei token, non nelle viste
resources/css/app.css ridefinisce le scale gray e indigo di Tailwind
dentro @theme. È la cosa che sorprende di più aprendo il file, ed è
deliberata: le trentasette viste sono scritte con le utility (text-gray-600,
bg-indigo-50), e cambiare la scala le riallinea tutte insieme. L'alternativa
— riscrivere le classi vista per vista — a ogni file dimenticato lascia in giro
il grigio di prima accanto a quello nuovo, e nessuno se ne accorge finché non
apre proprio quella pagina.
Da qui tre conseguenze che vanno sapute prima di metterci mano:
- I grigi sono caldi. Quelli di serie di Tailwind tirano al blu e, sommati a un accento indaco, davano all'interfaccia una dominante fredda. Questi elenchi diventano moduli di carta che passano di mano: un fondo caldo li avvicina a quello che sono. Non mescolare grigi freddi qui dentro.
- L'accento è uno. Indaco = azione, verde = fatto, ambra = in sospeso, rosso = distrugge dati. Se una cosa non rientra in queste quattro, è grigia. Prima le tinte erano cinque e decorative.
- Il carattere è servito dall'applicazione (
@fontsource-variable/figtree, dipendenza npm), non da Google Fonts. Un gestionale che tiene nomi e indirizzi di persone non deve chiamare un dominio di terze parti a ogni pagina caricata, e così funziona anche senza rete.
I componenti tm-* (pulsanti, console, card, campi, elenchi, editor) stanno
tutti qui e fuori da @layer, quindi vincono sulle utility: un pulsante non
si può ritoccare a metà con le classi. Chi aggiunge una schermata usa questi,
non catene di utility nuove.
HTTP_HOST a nginx deve conservare la porta
docker/nginx/default.conf rimette fastcgi_param HTTP_HOST $http_host; dopo
l'include fastcgi_params. Non e' ridondanza: dalla 1.26 il fastcgi_params di
sistema usa $host, che la porta la butta via. Con APP_URL su porta non
standard — cioe' lo sviluppo locale su :8090 — Laravel ricostruisce l'URL
della richiesta senza porta mentre URL::forceRootUrl() genera i link con, e
ogni URL firmato non valida piu': tutti gli upload di file rispondono 401,
perche' l'endpoint di Livewire aborta sulla firma. In produzione APP_URL non
ha porta e le due forme coincidono, quindi il guasto si vede solo in locale.
Inoltrare l'header grezzo e' sicuro perche' trustHosts() in bootstrap/app.php
rifiuta gia' gli Host che non siano quello di APP_URL, localhost o
127.0.0.1.
Modifica/cancellazione delle assegnazioni: solo amministratore
L'unico punto in cui un'assegnazione esistente si modifica o si cancella è
il CRUD del Registro (Livewire/Registro: openCreate/openEdit/save/
askDelete/deleteConfirmed), blindato su settings.manage a due livelli —
abort_if(..., 403) nel componente e @can('settings.manage') in
registro.blade.php, che nasconde pulsanti e modali. settings.manage ce l'ha
solo l'amministratore.
Di conseguenza gli altri ruoli non possono alterare le assegnazioni: la
pagina Assegna solo ne crea (territori.assign), la pagina Rientra solo le
chiude (territori.return). Nello specifico l'assistente (registro.view +
territori.assign + territori.return) vede il Registro, crea nuove
assegnazioni e le fa rientrare, ma non le modifica né le elimina.
Poiché il seeder concede in modo additivo e non revoca mai (vedi la nota su
syncPermissions() più sotto), un permesso settings.manage concesso a mano
all'assistente in passato sopravviverebbe a ogni re-seed. La migration
2026_07_25_000001_revoke_settings_manage_from_assistente_role chiude questo
drift per i database esistenti: revoca settings.manage dal ruolo assistente
se presente. È idempotente (no-op sul baseline) e volutamente irreversibile —
il down() non ripristina il permesso.
Stesso principio per le campagne: creazione e visualizzazione restano su
campagne.manage (che ha anche l'assistente), ma modifica ed eliminazione
sono riservate all'amministratore (settings.manage). Il gate è su tre
livelli: la route campagne/{campagna}/edit è nel gruppo settings.manage;
CampagnaEdit::mount()/save() e CampagnaIndex::deleteCampagna() chiamano
$this->authorize('settings.manage') (l'index è raggiungibile da chi ha
campagne.manage, quindi il delete va protetto nel metodo, non solo in route);
i pulsanti Modifica/Elimina in campagna-index/campagna-show sono sotto
@can('settings.manage'). Nota: Campagna non ha soft delete — l'eliminazione
è definitiva.
Per i territori vale un modello leggermente diverso, perché la
visualizzazione va aperta a tutti gli operativi: lista (territori.index) e
dettaglio (territori.show) sono ora su territori.assign (che hanno admin,
assistente e operatore); creazione/modifica/cestino restano su territori.manage
(solo admin). Attenzione a due punti:
-
Ordine delle rotte. Le rotte letterali
territori/createeterritori/cestinodevono restare registrate PRIMA del wildcardterritori/{territorio}, altrimenti verrebbero catturate dalla rotta di dettaglio. -
TerritorioIndexperde la copertura del middleware persistente. Il suo componente è ora servito da una rotta rilassata (territori.assign), quindi i suoi metodi di mutazione (toggleActive,togglePriority,deleteTerritorio) NON sono più protetti dal middleware di route e hanno un$this->authorize('territori.manage')interno — senza, un operativo potrebbe invocarli via/livewire/updatecol pulsante nascosto. Per difesa in profondità lo stesso check è stato aggiunto anche aTerritorioCreate::save,TerritorioEdit::save/removePdf,TerritorioCestino::restore/forceDelete(che restano comunque su rotteterritori.manage). I pulsanti Modifica/toggle/Elimina/Nuovo/Cestino interritorio-index/territorio-showsono sotto@can('territori.manage'); il link "Dettaglio" resta visibile a tutti. Il menu laterale mostra "Territori" a chi haterritori.assign.
Sola lettura per proclamatori e campagne (non-admin)
Stessa impostazione dei territori estesa ad altre due sezioni:
- Proclamatori:
indexeshowrestano suproclamatori.manage(l'assistente li vede in sola lettura);create/edit/cestinoe tutte le mutazioni (ProclamatoreIndex::toggleActive/deleteProclamatore/anonimizza,ProclamatoreCreate::save,ProclamatoreEdit::save,ProclamatoreCestino::restore/forceDelete) richiedonosettings.manage.ProclamatoreIndexè servito da una rotta rilassata, quindi i suoi metodi di mutazione hanno il check interno; i pulsanti inproclamatore-index/-show/-cestinosono sotto@can('settings.manage'). Le rotte letterali create/cestino restano prima del wildcard{proclamatore}. - Campagne: la creazione è ora admin-only come già modifica/eliminazione
—
CampagnaCreate::savechiamaauthorize('settings.manage'), la rottacampagne/createè nel grupposettings.manage(registrata prima del wildcard) e il pulsante "Nuova Campagna" è sotto@can('settings.manage').index/showrestano sucampagne.manage(sola lettura per l'assistente).
Tabelle-elenco responsive su mobile (portrait)
Le liste principali usano una sola "politica" CSS invece di layout duplicati:
la classe table-cards (in resources/css/app.css) sotto 640px nasconde il
thead e trasforma ogni riga in una scheda, con ogni cella resa come
"ETICHETTA … valore" (l'etichetta viene dall'attributo data-label della <td>).
Un telefono in portrait sta sotto la soglia → schede; ruotato in landscape la
larghezza supera i 640px → torna la tabella normale (per questo landscape "non ha
problemi"). Convenzioni: ogni <td> dati ha data-label="..."; la cella azioni
ha classe cell-actions (niente label, occupa la riga a piena larghezza); le
celle colspan (stato vuoto, form di modifica utente inline) restano block a
piena larghezza. Applicata a tutte le liste e sottopagine con tabelle: territori,
proclamatori, campagne, registro, utenti, audit-log, i due cestini, le tabelle
"storico assegnazioni" di territorio-show/proclamatore-show, "territori
conteggiati" di campagna-show e le due tabelle di esito import in xml-exchange
(una a classi Tailwind, una a stili inline — border:none !important nella regola
gestisce anche i bordi inline). La pagina Assegnazioni era già ottimizzata.
Scadenza link PDF unificata con la soglia rientro
La "Validità link PDF (mesi)" è stata rimossa: il link condivisibile ora scade
esattamente quando l'assegnazione raggiunge la soglia rientro
(giorni_per_smarrito), cioè assigned_at + giorni_per_smarrito — la stessa
data di Assegnazione::data_consegna_presunta e del chip "Scadenza" nel viewer.
AssignmentPdfController::linkScaduto e ShortPdfLinkController calcolano ora
addDays(giorni_per_smarrito) invece di addMonths(ttl); la scadenza vale solo
per i non autenticati e il link muore comunque al rientro (is_aperta). Rimossi
il campo Impostazioni e la proprietà assignment_link_ttl_months in
SettingsEdit. La colonna assignment_link_ttl_hours resta nel DB (niente
migration distruttiva): è ormai vestigiale per la logica ma l'export/import XML
continua a leggerla/scriverla senza effetti.
Ricerca rapida nella lista link (pagina Assegna)
La sezione "Territori Assegnati" (i link PDF) ha un unico campo che filtra per
numero territorio, zona e proclamatore. Il filtro è in memoria (proprietà
linkSearch, collection assegnazioniAperteVisibili) perché nome/cognome del
proclamatore sono cifrati e non filtrabili via SQL — stesso approccio del
Registro. La sezione resta visibile anche a risultato vuoto (mostra "Nessun
risultato"), perché l'@if esterno guarda la lista non filtrata.
Assegnare un territorio ne azzera il flag "prioritario"
prioritario è un flag manuale; is_prioritario è true se il flag è acceso
oppure se la giacenza supera la soglia — ma la parte a soglia vale solo per i
territori in reparto (scopePrioritari/getIsPrioritarioAttribute filtrano su
inReparto). Quindi un territorio assegnato può risultare prioritario solo
per via del flag manuale. Regola: alla creazione di un'assegnazione aperta il
flag viene spento. È implementata come evento Assegnazione::created (in
booted()), guardato su returned_at === null e prioritario === true, così
copre ogni via di creazione (pagina Assegna, CRUD del Registro, import XML) senza
duplicare la logica. Interazione con l'import XML: per i backup creati dopo questa
regola è un no-op (nessun territorio assegnato è prioritario); su backup vecchi
con stato contraddittorio l'import normalizza il flag anziché riprodurlo tale e
quale.
Profilo utente, viewer PDF, privacy admin-only
Tre ritocchi minori ma con qualche implicazione:
- Pagina profilo (
Profile→ rottaprofilo, nomeprofile) accessibile a ogni utente loggato (nel gruppoauth, nessun permesso): l'utente corrente può modificare il proprio nome/cognome ed email (updateProfile) e cambiare la password (updatePassword, con verifica della password attuale via regolacurrent_password; il casthashedcifra al salvataggio). Dopo il salvataggio dei datiupdateProfilefaredirect(navigate:true)sulla stessa pagina, così header (nel layout, fuori dal componente) e card mostrano subito i nuovi valori. Il link al profilo è nell'header su desktop e, su mobile, in fondo alla sidebar (lg:hidden, dopo un separatore) — sull'header èhidden sm:flex. Non esiste un campo "username" né "cognome" separato:nameè il nome completo (etichettato "Nome e cognome") e l'email fa da identificativo. La qualifica (ruolo) non è modificabile dal profilo — resta in gestione all'admin. - Viewer PDF pubblico: oltre a territorio/proclamatore/data mostra ora
giorni assegnato, consegna prevista e scadenza. Sono attributi calcolati
su
Assegnazione(data_consegna_presunta,giorni_alla_scadenza) basati sulla sogliagiorni_per_smarrito— la stessa oltre cuiTerritorio::statodiventada_rientrare. Il viewer è servito solo per assegnazioni aperte, ma gli accessor gestiscono comunque il casoreturned_at(ritornano null). - Privacy solo admin: la rotta
privacyè passata dal soloauthal gruppopermission:settings.managee il link in sidebar è sotto@can('settings.manage').
Backup completo .zip, ripristino, azzeramento
L'export XML da solo non ricostruisce un'installazione: pdf_path,
thumbnail_path e logo_path sono percorsi sul disco public, quindi un
ripristino su volumi vuoti lascia ogni territorio che punta a un file
inesistente — link pubblici a 404 e miniature rotte. Il pacchetto .zip
(Services/BackupArchive, Http/Controllers/Settings/BackupController) mette
insieme manifest.json, data.xml (lo stesso XML dell'export) e storage/…
con tutti i file del disco public. L'export XML resta, etichettato come
parziale.
Scelte non ovvie:
-
Rotte HTTP, non Livewire. Lo
streamDownloaddi Livewire passa il file base64 dentro la risposta JSON: un archivio con i PDF dei territori non ci sta.backup/file/{op}ebackup/restoresono due rotte normali nel grupposettings.manage. Per lo stesso motivoZipArchive::addFile()(che legge dal disco inclose()) e gli stream in estrazione: nessun PDF passa intero per la memoria del processo. -
Tutto in coda, con avanzamento reale. Backup, ripristino e azzeramento sono job (
Jobs/CreateBackupArchive,RestoreBackupArchive,ResetApplication) che scrivono suServices/BackupOperationState, eLivewire/Settings/BackupManagerlo interroga conwire:poll. In coda perché un'installazione con qualche centinaio di PDF supera i 300 secondi difastcgi_read_timeoute il browser vedrebbe cadere la connessione a metà compressione, senza modo di distinguerlo da un errore.La barra conta unità di lavoro completate, non tempo. Per la compressione questo costa qualcosa:
ZipArchivenon scrive niente finché non si chiamaclose(), quindi contare leaddFile()porterebbe al 100% in un istante per poi restare fermo per tutta la scrittura.BackupArchive::create()chiude e riapre l'archivio a lotti (FLUSH_MASSIMI = 20): si paga una ricopiatura delle entry già presenti — byte a byte, senza ricomprimerle — e in cambio ogni avanzamento corrisponde a byte davvero finiti sul disco. Il lotto ètotale/20, così la ricopiatura resta limitata a ~10 volte la dimensione dell'archivio quanti che siano i file. Estrazione e riscrittura dei file sono cicli nostri, lì l'avanzamento è per-file senza artifici. -
L'azzeramento ha due tempi, separati dal download. Il pulsante nella zona pericolosa (
avviaAzzeramento) crea solo il backup e si ferma inattesa-download; la cancellazione parte da un secondo clic esplicito (confermaAzzeramento), che rifiuta se lo stato non registra unservito_ate se non riceve la password dell'amministratore. Il primo tentativo faceva partire il reset dalla coda dellostreamDownload, "dopo l'ultimo byte" — non funziona: confastcgi_buffering on(il default, edocker/nginx/default.confnon lo disattiva) nginx accetta l'intera risposta dal processo PHP, che quindi prosegue anche se il browser ha chiuso la connessione al primo byte. Un download annullato azzerava lo stesso. Il server può verificare di aver spedito l'archivio, non che sia arrivato: quella verifica è dell'operatore, e per questo la conferma è umana. -
La password si richiede al secondo clic, e non passa dallo snapshot. La sessione è già autenticata, quindi la password non serve a stabilire chi sia: serve a stabilire che davanti allo schermo ci sia ancora quella persona — una scheda lasciata aperta su una postazione condivisa è lo scenario contro cui protegge. Viaggia come parametro di
confermaAzzeramento($password), non come proprietàwire:model: le proprietà pubbliche di Livewire vengono serializzate nello snapshot e rispedite al browser a ogni risposta, e una password non ha motivo di fare quel viaggio di ritorno.Attenzione al dettaglio che costa un pomeriggio: la proprietà
$passwordConfermaesiste comunque, e resta sempre vuota. Livewire scarta dalla risposta ogni errore la cui chiave non corrisponda a una proprietà del componente (SupportValidation::dehydrate()filtra suUtils::hasProperty), quindi senza quella rigaaddError('passwordConferma', …)sparisce in silenzio: il pulsante sembra non fare nulla, mentre il controllo sta funzionando. Non collegarla al campo conwire:model, o la password torna nello snapshot.Cinque tentativi sbagliati in 5 minuti bloccano l'azione (
RateLimiter, chiave per utente). Senza, la richiesta di password su una sessione dirottata sarebbe solo un rallentamento. Il blocco è sull'operazione, non sull'account: nessuno resta chiuso fuori dall'applicazione. -
Una sola operazione alla volta, con blocco che si autoripara. Backup, ripristino e azzeramento lavorano tutti sullo stesso database e sullo stesso disco: due in parallelo — due schede, due amministratori — non si rallentano soltanto, si sovrascrivono.
BackupOperationState::corrente()fa da posto unico; lo controllano sia il componente Livewire siaBackupController::upload(), che sono due porte d'ingresso separate (la seconda risponde 409). Il blocco non è eterno: ha un TTL di un'ora, ecorrente()lo considera libero se l'operazione puntata non esiste più o è terminata. In più i tre job hanno unfailed()— Laravel lo chiama quando il worker uccide il job per timeout o errore fatale, cioè proprio i casi chehandle()non può intercettare — che chiude l'operazione e libera il posto invece di lasciare una barra ferma per un'ora. -
La pagina si riaggancia all'operazione in corso.
BackupManager::mount()leggecorrente(). Senza, ricaricare la pagina durante un backup lungo faceva sparire la barra, e — più grave — un azzeramento fermo in attesa di conferma diventava irraggiungibile: nessuno poteva più né confermarlo né annullarlo, e il posto restava occupato fino alla scadenza. -
L'esito del ripristino si legge senza consumarlo. Il job non ha una sessione in cui lasciare un flash, quindi deposita il messaggio in cache a nome di chi ha avviato il ripristino e la schermata di cambio password lo mostra. Deve essere un
Cache::get+forgeta password cambiata, non unpull: quando è il middleware a dirottare una richiesta di Livewire, il client segue il 302 viafetch— ed è quellafetcha bruciare il messaggio — per poi rifare la stessa GET conwindow.location, che troverebbe la cache già vuota. Con ilpulll'amministratore non vedeva mai il riepilogo del proprio ripristino. -
Il tetto degli upload è una variabile sola,
MAX_UPLOAD_MB. Prima viveva in tre posti scollegati —client_max_body_sizeindocker/nginx/default.conf,upload_max_filesize/post_max_sizeindocker/php/php.ini, e la regolamax:nella validazione — e bastava che uno restasse indietro perché il più piccolo vincesse nel modo peggiore. Adessoentrypoint.shgenera i primi due (conf.d/upload-limit.confeconf.d/zz-upload-limit.ini) econfig/app.phpalimenta la terza.Non rimettere
client_max_body_sizenel bloccoserverdidefault.conf: una direttiva lì dentro vince su quella generata a livello http e reintroduce in silenzio proprio il disallineamento che questa disposizione esiste per evitare. La validazione tiene un 2% di margine sotto il valore di nginx, così a fermare un pacchetto fuori misura è Laravel, che sa spiegarsi, e non nginx.Il sintomo, quando il limite viene superato, non assomiglia affatto a un errore di dimensione: nginx risponde 413 dopo aver accettato zero byte e chiude. Il browser ha appena iniziato a spedire, la barra si pianta a una percentuale bassa e nessun evento utile arriva all'
XMLHttpRequest— pagina muta, con l'aria di essersi bloccata. Da qui i tre presidi nella vista: controllo della dimensione prima di caricare,xhr.timeoutcon i relativi gestori ditimeout/abort/error(senza, un caricamento fermo non produce più nulla per sempre), e il codice HTTP dentro il messaggio, perché 413 e 419 non hanno un corpo JSON da cui ricavare una spiegazione. -
La console di log non è un vezzo diagnostico. Quasi tutti i modi in cui un caricamento muore sono muti: Cloudflare o nginx chiudono la connessione e nessun evento del browser porta con sé una spiegazione. Il pannello Console nella scheda di ripristino registra file scelto e dimensione, limite del server, avanzamento ogni 10%, codice HTTP della risposta, errori, timeout e interruzioni; sotto, i log lato server dell'operazione. Un battito ogni 15 secondi scrive «nessun avanzamento da N s», che è l'unico modo di distinguere lento da fermo. Il pulsante Copia tutto esiste perché il primo passo di ogni diagnosi è farsi mandare quel testo.
-
Nell'azzeramento i file si cancellano prima del database. Svuotare il disco è l'unico passo che può fallire per cause esterne (permessi sul volume), e fallire lì non ha ancora toccato niente. Nell'ordine inverso un errore sui file lascerebbe database azzerato e disco pieno di PDF orfani. Collegato:
svuotaDiscoPubblico()ricontrolla il disco dopo la cancellazione e solleva se qualcosa sopravvive, invece di restituire il conteggio iniziale. Flysystem non solleva se unaunlinkfallisce, e basta un file scritto da un processo con un altro utente (l'entrypoint lavora da root, php-fpm e il worker da www-data) perché l'operazione si dichiari riuscita lasciando il disco popolato. -
L'archivio si controlla prima di consegnarlo. Un backup è l'unico file di cui non ci si accorge che era rotto finché non serve, quindi
BackupArchive::create()non si fida di aver scritto bene: controlla il valore di ritorno di ogniaddFile()(che tornafalse, senza sollevare, se il file è sparito o è illeggibile — l'archivio finirebbe con un buco silenzioso), e alla fine riapre l'archivio e verifica che contengadata.xml,manifest.jsone esattamente i file attesi. Se qualcosa non torna, l'archivio viene cancellato e l'operazione fallisce: meglio nessun backup che un backup che sembra buono.Attenzione a una trappola di
ZipArchive: dopo unclose()fallito l'oggetto resta inutilizzabile e ogni metodo successivo sollevaInvalid or uninitialized Zip object. Una chiusura di cortesia dentro uncatchsostituiva il messaggio vero con quello, e l'amministratore leggeva una stringa incomprensibile al posto di «permesso negato su questo file». Da quichiudi(), che catturagetStatusString()prima che vada perso, e iclose()di pulizia avvolti in un try/catch che non può mascherare l'errore originale. -
Eliminare definitivamente un territorio porta via anche i suoi file.
TerritorioCestino::forceDelete()cancellava la riga e lasciava mappa e miniatura sul volume: invisibili in ogni schermata, non più raggiungibili da nessuna cancellazione, e dentro ogni backup successivo. I file si rimuovono prima della riga, così se la cancellazione fallisce il territorio resta nel cestino e l'operazione si può ritentare. -
L'azzeramento tiene in vita l'amministratore che l'ha chiesto. Un'installazione appena creata ha un amministratore; cancellarli tutti lascerebbe l'applicazione senza nessuno che possa accedere fino al riavvio del container (l'admin iniziale lo ricrea
entrypoint.shdaINITIAL_ADMIN_*, che in esecuzione possono non esserci). Gli altri utenti si eliminano uno alla volta via Eloquent, non con un delete di massa: è il traitHasRolesdi Spatie a staccare ruoli e permessi nell'eventodeleting, che un delete di massa non fa scattare. Il registro attività si svuota per ultimo — quelle cancellazioni scrivono righe nuove — e subito dopo si scrive l'unica riga che sopravvive, quella dell'azzeramento stesso. -
Ordine del restore: verifica → una transazione → pulizia. Dal 12/10/2026 (
RestoreBackupArchive): si estrae e si verifica tutto (CRC, byte, ilpiantine.jsondel formato 2) prima di toccare qualcosa; poi una solaDB::transactioncontiene import XML, tabelle delle piantine, blocco degli account e, per ultimo, lo scambio dei file (BackupArchive::scambiaFile(): solorename()sullo stesso volume, annotati e annullabili). Se qualcosa fallisce si torna allo stato di prima; i file vecchi aspettano instorage/app/backup-precedenti/<uuid>e si cancellano solo dopo il commit. Il discopublicviene sostituito, non fuso: i percorsi vivono nelle righe appena riscritte. -
Limiti sull'archivio in ingresso. Un
.zipè compresso: senza tetti su numero di entry, dimensione della singola entry e totale decompresso, pochi MB possono riempire il volume (zip bomb). I nomi delle entry sono normalizzati e ogni..o percorso assoluto viene rifiutato (zip slip) — senza, un archivio ostile scriverebbe fuori dalla cartella di destinazione. -
Dopo un restore tutti cambiano password. Il pacchetto contiene gli hash bcrypt di ogni utente: chi lo ha avuto in mano ha potuto tentarne il crack offline, quindi da lì in poi nessuna vecchia password è più un segreto. Il restore accende
password_change_requiredsu tutte le righe diusers(amministratore che sta ripristinando compreso) e azzera iremember_token, che sono credenziali persistenti e stanno pure loro nel backup. Il middlewareRequirePasswordChange(in coda al gruppoweb, quindi copre anche/livewire/update— Livewire segue le risposte redirezionate) dirotta supassword.changetutto tranne quella pagina, il suo invio e il logout. -
La schermata di cambio password non è Livewire e non chiede la password attuale. Non è Livewire perché deve restare raggiungibile mentre il middleware respinge anche le POST di Livewire, e distinguere quale componente sta dietro una
/livewire/updateè fragile; due rotte HTTP si escludono per nome. Non chiede la password attuale perché il restore ha appena sovrascritto gli hash con quelli del backup: la "password attuale" di un account è quella dell'epoca del backup, che l'utente — l'amministratore per primo — può benissimo non ricordare. La garanzia è la sessione: a quella pagina ci si arriva già autenticati.
Export/Import XML: backup completo e round-trip
Livewire/Settings/XmlExchange esporta e reimporta tutti i dati gestionali,
non più un sottoinsieme. L'export (currentDataset + datasetToXml) include
ora: utenti (con hash password, ruoli, email_verified_at, remember_token),
i campi settings prima omessi (public_base_url, logo_path,
pdf_viewer_show_download, setup_completed), lo stato soft-delete
(deleted_at) di proclamatori/territori, i path file dei territori
(pdf_path, thumbnail_path), le FK di audit delle assegnazioni
(created_by/returned_by, esportate come legacy_*_id), link_sent,
pdf_access_code, e i timestamp created_at/updated_at di ogni entità.
L'import (importXmlFromContent) legge simmetricamente tutti questi campi, così
un export si reimporta senza perdite.
Tre scelte non ovvie:
-
legacy_idderivato dall'idreale. Il rimappaggio delle FK in import si basa sull'attributolegacy_id. Prima veniva scritto solo dalla conversione SQL legacy: l'export dell'app corrente ne era privo, quindi un suo re-import perdeva territori e assegnazioni (riferimenti non risolti). OraaddLegacyIdAttribute()usalegacy_idse presente, altrimenti l'idreale. -
Gli utenti sono UPSERT per email, non azzerati. Tutte le altre entità vengono cancellate e ricreate; gli utenti no. Azzerare la tabella
usersdurante un restore rischierebbe di estromettere l'amministratore che sta importando (backup che precede il suo account, o file parziale). Gli account esistenti vengono aggiornati, quelli nel file (ri)creati; nessuno viene eliminato. Conseguenza: non è un mirror perfetto (utenti extra restano), ma è senza perdite e non blocca fuori nessuno. -
Hash password e timestamp scritti col query builder. Dopo il
save()del modello, password/remember_token/email_verified_at/created_at/updated_atvengono scritti conDB::table()->update(): preserva l'hash esatto (il casthashedrivaliderebbe il costo bcrypt e potrebbe rifiutare un hash generato conBCRYPT_ROUNDSdiverso) ed evita che Eloquent sovrascriva i timestamp importati. Stessa tecnica inapplyRowMeta()per le altre entità.
La pagina "Backup e import": cinque zone e una sola console
La pagina era cresciuta per accumulo: sette riquadri senza un ordine dichiarato, la zona pericolosa a metà strada, cinque aree di log separate e pulsanti che ogni sezione ridefiniva per conto proprio. È stata rimessa in ordine attorno a tre regole.
Cinque zone numerate, in ordine di quanto sono definitive. 1 Backup,
2 Ripristino, 3 Import PDF, 4 XML, 5 Zona pericolosa. Ognuna ha
un'ancora (id="zona-…") e l'indice appiccicato in cima ci salta sopra. Un test
verifica che le cinque ancore esistano e che siano in quell'ordine nel
sorgente: l'ordine è la sostanza della sistemazione, non un dettaglio estetico.
Il "focus" della pagina. Premuto un pulsante — o scelta una voce
dell'indice — la pagina si sposta sulla zona di riferimento e la fa lampeggiare
(window.tmFocusZona). Il focus da tastiera si sposta solo quando la
richiesta è di navigazione: spostarlo anche a ogni azione strapperebbe il
cursore da sotto le dita di chi ha appena premuto. Il primo comando di ogni zona
è marcato data-zona-focus ed è quello che lo riceve.
Una sola console, agganciata in fondo alla finestra. Prima la stessa operazione si raccontava in tre punti diversi: un ripristino cominciava nel riquadro "Browser", proseguiva in quello "Server" e aveva un terzo "Dettaglio" richiudibile nel pannello di avanzamento, in cima. Per capire dove si era fermato bisognava guardarli tutti. Adesso c'è una cronologia sola, in ordine di tempo, con la sorgente accanto a ogni riga, e la finestra è fissa: quasi tutti i modi in cui un caricamento muore sono muti, e l'unico indizio è dove si è interrotto il flusso di righe — un log che esce dallo schermo appena si scorre non serve proprio nel momento in cui servirebbe.
Dettagli non ovvi della console:
-
Le righe del server viaggiano già scremate. Il conto di quante ne sono state spedite lo tiene il componente Livewire (
logSpediti), non il browser: la coda intera dentro ogni risposta significherebbe sessanta righe poco meno di due volte al secondo, e per l'import PDF — la cui coda non ha tetto — l'intera cronologia a ogni poll. -
Per ogni operazione c'è un solo componente che la racconta (
SegueOperazioneBackup::tipiSeguiti()). Backup e zona pericolosa guardano lo stesso stato condiviso: senza un proprietario dichiarato spedirebbero entrambi le stesse righe, e la console le mostrerebbe due volte. -
Il download automatico si ascolta in un posto solo.
scarica-backupè un evento suwindow: due componenti che lo ascoltassero entrambi assegnerebberowindow.location.hrefdue volte, e il pacchetto verrebbe scaricato due volte. L'ascolto sta nella console, che è l'unico elemento sempre presente. Per lo stesso motivoscaricaOra()esce subito se non è il proprietario a chiamarlo: il segno "download già inviato" sta nello stato condiviso, quindi chi segue l'operazione di riflesso lo consumerebbe per primo — l'archivio sarebbe pronto e non arriverebbe a nessuno, e per l'azzeramento è pure il passo che sblocca la cancellazione. -
Lo scorrimento automatico si sospende se si torna indietro a leggere. Trascinare in fondo mentre si sta guardando una riga di dieci secondi prima è il modo più rapido di rendere inutile un log che scorre. Compare invece "Torna in fondo".
-
Il pannello è a posizione fissa, quindi la pagina ha uno spaziatore in fondo. Senza, coprirebbe l'ultima zona — che è quella pericolosa.
-
Il JavaScript della console sta in un
<script>, non dentrox-data. È la via d'uscita dalla trappola documentata più sotto: dentro un<script>le virgolette doppie e gli apostrofi non hanno alcuna limitazione. Non sta inresources/js/app.jsperché quel bundle è un modulo ES, che il browser rimanda a dopo il parsing del documento, mentre Alpine arriva col pacchetto di Livewire in fondo al<body>ed è già avviato a quel punto: unaAlpine.data()registrata dopo l'avvio non viene applicata agli elementi già inizializzati. Un<script>classico nella pagina viene eseguito prima, sempre — e c'è un test che verifica proprio che la definizione precedalivewire.js, perché è un rapporto che guardando i due file non si vede.
Un solo sistema di pulsanti — vedi la sezione dedicata qui sotto.
Un solo pulsante per tutta l'applicazione
resources/css/app.css definisce .tm-btn;
resources/views/components/btn.blade.php è l'unico posto da cui si usa. Nessuna
vista scrive quelle classi a mano, e nessuna vista definisce più un pulsante per
conto proprio.
Da dove veniamo: quattro vocabolari in circolazione insieme — style=
inline con i colori scritti a mano (più onmouseover/onmouseout per simulare
l'hover), catene di utility Tailwind ripetute a memoria, .btn-action* in sei
tinte e .btn-primary-* in due. La stessa azione cambiava aspetto da una pagina
all'altra, l'ordine di Salva e Annulla si invertiva fra un form e l'altro, e
nessuno di quei pulsanti aveva uno stato di focus: chi naviga da tastiera non
vedeva dove si trovava.
Il sistema ha due assi ortogonali, non una tavolozza:
| Asse | Valori | Regola |
|---|---|---|
variante |
primary |
l'azione principale. Una sola per schermata o zona. |
secondary |
tutto il resto: dettaglio, modifica, scarica, filtra. | |
danger |
solo dove si cancellano o si sovrascrivono dati. | |
ghost |
annulla, chiudi, pulisci. | |
tono |
solido |
il pieno (default), per le azioni isolate. |
tenue |
la tinta chiara, per le righe di elenco. | |
velato |
per i comandi sopra una superficie colorata: solo la testata. |
più dimensione="sm" per le righe e icona per i pulsanti di sola icona.
Le decisioni non ovvie prese convertendo:
-
tenueesiste per le liste. In una riga i pulsanti sono tanti quanti i record: cinquanta pulsanti pieni sono rumore, e il rosso pieno smette di significare "attenzione" quando compare cinquanta volte di fila. -
Il rosso è tornato a significare una cosa sola. Rientra era rosso pieno quanto un Elimina, in tre pagine diverse; anche Scarica PDF nella scheda "Da rientrare" della dashboard lo era, solo perché lo è la scheda che lo contiene. Nessuno dei due cancella niente.
-
Ordine unico: azione principale prima, uscita dopo. Valeva già in metà dei form, l'opposto nell'altra metà, e nelle modali del Registro c'era la terza variante. Ora è lo stesso ovunque, form e modali comprese.
-
iconarichiedearia-label. I pulsanti di sola icona avevano solo untitle, che i lettori di schermo annunciano in modo inaffidabile: un pulsante senza nome accessibile è un pulsante che non si può usare senza vederlo. -
velatonon è una quinta variante inventata. La testata ha il suo gradiente, e lì un pulsante bianco o indaco sarebbe una toppa: il colore lo dà lo sfondo. Ha anche un anello di focus bianco, perché quello blu su indaco non si distingue.
Attenzione a una trappola di Blade: dentro un tag di componente si scrive
:disabled="$condizione", non @disabled($condizione). Le direttive non
vengono compilate lì dentro: il tag <x-btn> resta letterale nel PHP generato
mentre il </x-btn> viene chiuso, e la vista muore con «syntax error, unexpected
token endif».
A tenere insieme tutto questo ci sono due test, perché una convenzione senza guardia dura fino alla prossima pagina scritta copiando una vecchia:
tests/Unit/StileUnificatoTest.phplegge i sorgenti delle viste e rifiuta il ritorno di.btn-action*,.btn-primary-*,onmouseover/onmouseout, degli sfondi scritti a mano su<button>/<a>, e delle classitm-btnmesse direttamente in una vista invece che dal componente.tests/Feature/PagineApplicativeTest.phpapre ogni pagina e verifica che non sia rimasto un<x-btnda compilare — perché un componente non compilato non solleva: semplicemente il pulsante non c'è.
Perché l'azzeramento è un componente a sé
Settings/ZonaPericolosa è nato da un problema di sola disposizione: la zona
pericolosa deve stare in fondo alla pagina, mentre backup e ripristino stanno
in cima, e i tre erano lo stesso componente. Reso da BackupManager l'azzeramento
finiva a metà pagina, fra il ripristino e l'import — l'ultimo posto in cui si
vuole trovare un pulsante che cancella tutto.
La logica condivisa non è stata duplicata: sta nel trait
Livewire/Concerns/SegueOperazioneBackup (posto unico, aggancio all'operazione
in corso, download automatico, righe verso la console). Duplicare postoLibero()
avrebbe significato duplicare la regola su cui si regge il fatto che due
operazioni non si sovrascrivano: è l'ultimo posto dove ha senso avere due copie.
Conseguenza da conoscere: due componenti pollano lo stesso stato. Il
proprietario a 750ms (5s in attesa-download), l'altro a 3s — non ha righe da
raccontare, ma deve accorgersi che il posto si è liberato, altrimenti il suo
pulsante resterebbe disabilitato fino al ricaricamento della pagina, con l'aria
di essersi rotto. Si avvisano anche a evento (operazione-avviata), indirizzato
con ->to() e non gridato: senza, tornerebbe pure al mittente.
Il secondo tempo dell'azzeramento (verifica del backup, password, conferma) compare adesso dentro la zona, dove è stato premuto il primo. Prima usciva nel pannello di avanzamento in cima, a schermate di distanza dal pulsante che lo aveva avviato.
La suite di test ha un'immagine sua
Le dipendenze di sviluppo non stanno nell'immagine di produzione, e non devono
cominciare a starci: --no-dev è la ragione per cui il runtime non porta con sé
PHPUnit, Faker e Ignition. Da qui uno stage test nel Dockerfile, che
condivide con runtime lo stage base — stesse estensioni, stesso php.ini —
e si distingue solo per il vendor/ completo. Un test che passa lì dentro non
può passare grazie a un ambiente diverso da quello vero.
Le scelte che vale la pena conoscere:
-
runtimedeve restare l'ultimo stage del file.docker buildsenza--targetcostruisce l'ultimo, ed è così che lo invocano sia i tre servizi del compose (nessuno dichiaratarget) sia Dokploy. Uno stage aggiunto in fondo diventerebbe in silenzio l'immagine di produzione. Per questoteststa prima diruntimepur essendo stato aggiunto dopo. L'avvertenza è anche nel Dockerfile, sopra lo stage. -
La suite non dipende da niente.
phpunit.xmlimpone SQLite in memoria, cachearraye codesync, e il servizio compose non hadepends_onnéenv_file. Gira a stack spento, non toccadb_datanéstorage_data, e soprattutto non può puntare per sbaglio al database di sviluppo: un.envereditato dal container è esattamente il modo in cui una suite di test cancella dati veri.Il rovescio: SQLite non è MariaDB. Resta un solo punto non verificabile qui, l'ordinamento di
Registro::render(), che usaCAST(... AS UNSIGNED): va provato sullo stack vero. Gli altri due sono stati tolti di mezzo perché costavano poco e in cambio rendevano testabile una pagina intera — la migrazione2026_04_08_123500, il cuiGREATEST(...)faceva proprio morire la costruzione dello schema, e la media di percorrenza inHome, che usavaDATEDIFF/YEARe teneva fuori dalla suite la pagina più visitata dell'applicazione. Entrambe danno lo stesso risultato di prima. -
Il sorgente non è montato, e il
--buildnon è facoltativo. Con i bind mount la stessa suite passa da ~15 secondi a ~2 minuti (ogni bootstrap di Laravel legge una decina di file attraverso il layer di Docker Desktop), e in cambio si guadagna solo di non ricostruire. Il comando canonico èdocker compose --profile test run --build --rm test: senza--buildsi eseguono i test dell'immagine precedente, che possono essere di due modifiche fa. Stesso genere di trappola del "Rebuild deployment" su Dokploy. -
APP_KEYdi test è fissa e sta in chiaro inphpunit.xml. Nome e cognome dei proclamatori hanno il castencrypted: senza chiave nemmeno un test che non parla di cifratura riesce a scrivere una riga. Non ha alcun rapporto con la chiave di produzione, che vive nell'ambiente e nel volume. -
Il modulo S-13 è un servizio, non un metodo del componente. Calcolo e PDF stanno in
App\Services\Registro\ModuloS13, che i test chiamano direttamente; il componenteRegistrosi limita a validare l'anno e scaricare. Il PDF scrive sopra il modulo ufficiale (resources/pdf/S-13_I.pdf, convertito in PDF 1.4 per FPDI) alle coordinate della sua griglia, come la cartolina S-12.
Un solo container esegue le migrazioni
Solo app migra. queue-worker e scheduler usano queue-entrypoint.sh, che
attende e non tocca lo schema. Due container in gara su artisan migrate è
il modo tipico di ritrovarsi con uno schema applicato a metà.
APP_KEY risolta una volta sola all'avvio
Prima veniva rigenerata da AppServiceProvider::boot() a ogni richiesta se
mancante — con il rischio di chiavi diverse a ogni richiesta e dati cifrati
irrecuperabili. Ora è risolta dall'entrypoint (env → volume → generata) e il
provider solleva un'eccezione se manca, invece di rigenerarla.
Dal 09/10/2026 l'entrypoint si rifiuta di partire se APP_KEY
nell'ambiente è diversa dalla copia in storage/app/.app_key: prima la
sovrascriveva, e un valore sbagliato in Dokploy distruggeva l'unica copia della
chiave giusta. Per un cambio voluto si aggiunge APP_KEY_ROTATE=1 (la chiave
vecchia resta in .app_key.prev-<data>) e poi la si toglie.
Bug corretti — i più significativi
Contesto utile se ti imbatti in comportamenti che sembrano regressioni.
| Bug | Effetto | Dove |
|---|---|---|
key:generate a runtime |
Rotazione silenziosa della chiave → perdita irreversibile dei dati cifrati | AppServiceProvider |
| Import PDF da cartella mai accodato | Upload completato, nessun territorio aggiornato, file orfani a crescita illimitata | Livewire/Settings/XmlExchange |
| Permessi non riapplicati su Livewire | Un permesso revocato restava attivo fino al reload della pagina | AppServiceProvider (addPersistentMiddleware) |
| Host header injection | Link generati (inclusi i PDF pubblici con codice d'accesso) verso domini arbitrari | bootstrap/app.php, nginx/default.conf |
| Default TTL link mai convertito | Link PDF validi 2 anni invece di 1 mese | migrazione 2026_07_18_000001 |
syncPermissions() nel seeder |
Un re-seed azzerava i permessi personalizzati dei ruoli | RolesAndPermissionsSeeder |
campagna_id manipolabile |
Rientro conteggiato su una campagna arbitraria | Livewire/Assegnazioni/Rientra (#[Locked]) |
pdftoppm senza timeout |
Un PDF malformato bloccava il worker per sempre | TerritorioThumbnailService |
| Collisione nomi file PDF | 1 A e 1-A scrivevano sullo stesso file → dati sovrascritti |
Jobs/ImportTerritoryPdfFolder |
| Zip senza limiti | Zip bomb → esaurimento memoria | TerritorioPdfImportDispatcher |
Export XML senza legacy_id |
Il re-import dell'export dell'app corrente perdeva territori e assegnazioni (FK non risolte) | Livewire/Settings/XmlExchange (addLegacyIdAttribute) |
| Migrazioni thumbnail duplicate | migrate:rollback falliva a metà |
rimosse 2 migrazioni ridondanti |
addFile() senza controllo esito |
Backup con un file mancante, silenzioso: ci si accorge solo al ripristino | Services/BackupArchive |
Esito del ripristino con Cache::pull |
L'amministratore non vedeva mai il riepilogo: la fetch che segue il 302 lo consumava prima della navigazione |
Auth/PasswordChangeController |
| Nessun blocco fra operazioni | Backup, ripristino e azzeramento potevano sovrapporsi sullo stesso database e disco | Services/BackupOperationState (corrente()) |
| Job ucciso = operazione eterna | Timeout o crash del worker lasciavano lo stato "in corso" e il posto occupato | failed() sui tre job di backup |
| Cancellazione file senza verifica | «N file cancellati» con i file ancora sul disco (permessi) | BackupArchive::svuotaDiscoPubblico() |
| Eliminazione definitiva territorio | La riga spariva, mappa e miniatura restavano orfane sul volume per sempre | Territori/TerritorioCestino |
Virgolette doppie in x-data |
Attributo HTML chiuso a metà: il JavaScript finiva a video come testo | backup-manager.blade.php |
Warning di addFile() al posto del messaggio |
Su file illeggibile l'amministratore leggeva ZipArchive::addFile(): No such file or directory invece della frase che dice quale file e cosa controllare |
Services/BackupArchive |
| Date esportate in UTC | Ogni backup → ripristino (e export → import XML) spostava tutte le date indietro di un giorno, sommandosi a ogni giro. I file vecchi vengono riportati al giorno giusto all'import | XmlExchange::righeEsportate(), normalizeDateForDb() |
| Import di qualsiasi XML | Un XML ben formato ma estraneo svuotava il database con "completato con successo". Ora servono la radice <termanager2> e le sezioni principali |
XmlExchange::importXmlFromContent() |
| Caratteri di controllo nell'export | Uno solo, in una nota, rendeva il file (e il data.xml del backup) non reimportabile |
XmlExchange::addXmlText() |
| Territori senza zona scartati all'import | Sparivano con tutto il loro storico di assegnazioni | XmlExchange::importXmlFromContent() |
| Import che estromette chi lo esegue | Password vecchia e ruoli del file applicati anche all'amministratore che importava | XmlExchange::importXmlFromContent() |
whereNull fuori da latestOfMany |
Con una chiusa più recente dell'aperta il territorio risultava libero mentre era fuori, e assegnabile due volte | Territorio::assegnazioneCorrente() |
| Periodi di assegnazione accavallati | Uscite retrodatate a prima dell'ultimo rientro, doppie aperte dal Registro, anno scelto a mano incoerente con la data | Assegnazione::sovrappostaA(), Assegna, Registro |
| Declassamento dell'ultimo amministratore | Togliendosi il ruolo l'installazione restava senza nessuno che potesse gestirla | Settings/UsersIndex |
GREATEST() in migrazione |
Sintassi MySQL: lo schema non si costruiva su SQLite, quindi la suite di test non poteva partire | migrazione 2026_04_08_123500 |
@disabled dentro <x-btn> |
Direttiva non compilata: il tag restava letterale e la pagina moriva con «unexpected token endif» | viste di settings |
| Segno del download consumato dal componente sbagliato | L'archivio pronto non sarebbe arrivato a nessuno — e per l'azzeramento è il passo che sblocca la cancellazione | SegueOperazioneBackup::scaricaOra() |
Cosa resta aperto
In ordine di priorità.
0. Il ripristino da browser è limitato a 100 MB — decisione in sospeso
È il punto da cui riprendere. Cloudflare rifiuta i caricamenti oltre 100 MB (vedi Trappole da conoscere), quindi il ripristino dall'interfaccia non funziona per un pacchetto con molte mappe. L'applicazione è a posto: il muro sta davanti.
Da decidere, in ordine di rapidità:
- Togliere il dominio da Cloudflare (DNS-only), anche solo su un sottodominio dedicato all'amministrazione — gratis e immediato.
- Caricare puntando direttamente all'IP dell'origine, scavalcando Cloudflare.
- Ripristino dai volumi (procedura nel README): nessun limite, serve accesso al server.
- Piano Cloudflare Business: 200 MB, spesso ancora insufficienti.
Resta da accertare quanto pesa davvero il pacchetto che si vuole ripristinare: sotto i 100 MB il problema non sarebbe la dimensione ma il timeout di 100 secondi di Cloudflare, e la soluzione sarebbe un'altra.
1. Copertura dei test ancora parziale
L'impalcatura ora c'è (vedi La suite di test ha un'immagine sua) e i tre
blocchi che impedivano di scrivere il primo test sono stati rimossi: stage
test nel Dockerfile con le dipendenze di sviluppo, connessione sqlite in
config/database.php, phpunit.xml. Si lancia con:
docker compose --profile test run --build --rm test
Coperto oggi — 294 test, tutti verdi:
| File | Cosa protegge |
|---|---|
tests/Unit/BackupArchiveTest.php |
Round-trip crea → riestrai, manifest, avanzamento fino al totale, fallimento su file illeggibile con archivio rimosso, rifiuto di manifest mancante/illeggibile/di formato futuro e di data.xml mancante o vuoto, zip slip (percorso assoluto, .., unità Windows) e normalizzazione dei percorsi validi, staging ripulito dopo un fallimento, sostituzione totale del disco al ripristino, svuotamento con conteggio |
tests/Unit/BackupOperationStateTest.php |
Il posto unico: occupazione, rilascio a completamento e a fallimento, puntatore orfano, operazione già chiusa, chiusura tardiva che non deve liberare il posto della nuova, attesa-download che lo tiene occupato, azzeramento della barra al cambio fase, coda dei log limitata |
tests/Feature/RegistroS13Test.php |
Il ciclo da quattro gruppi del modulo S-13 (1/3/4/5/8/9 assegnazioni), la colonna "Restituito l'ultima volta il" (fine ciclo e ultimo rientro prima dell'anno), assegnazioni a cavallo d'anno su entrambi i fogli, una riga per ogni territorio attivo anche senza assegnazioni, esclusione di territori disattivati e cestinati, ordinamento naturale dei numeri, fogli da 20 righe e generazione del PDF |
tests/Feature/ZonaPericolosaTest.php |
I due tempi dell'azzeramento: frase di conferma, backup preventivo senza cancellazione, rifiuto se il posto è occupato, conferma senza archivio servito, senza password, con password sbagliata, blocco dopo cinque tentativi, annullamento che libera il posto lasciando il backup valido. In più: che ogni operazione abbia un solo componente a raccontarla, e che il segno del download non venga consumato da chi non la possiede |
tests/Feature/PaginaBackupImportTest.php |
La pagina servita per intero: permessi, le cinque zone con la loro ancora e nel loro ordine, la console unica, l'assenza dei vecchi riquadri di log, che nessun tag <x-btn sia rimasto da compilare, che i pulsanti usino il sistema unico, e che la console sia definita prima del pacchetto che avvia Alpine |
tests/Feature/PagineApplicativeTest.php |
Ogni pagina dell'applicazione si apre davvero (200) e non ha markup rimasto da compilare. È la rete che serve quando una modifica tocca tutte le viste in una volta: un errore di markup non rompe niente finché qualcuno non apre quella pagina |
tests/Unit/StileUnificatoTest.php |
Che i vocabolari di stile paralleli non rientrino: .btn-action*, .btn-primary-*, l'hover simulato con onmouseover, gli sfondi scritti a mano sui pulsanti, le classi tm-btn messe in una vista invece che dal componente |
tests/Feature/PiantineManagerTest.php |
La pagina di gestione: accesso riservato, KML accettato e rifiutato, collegamento e scollegamento di una piantina, rifiuto di un territorio che ne ha gia' una, cancellare il territorio non cancella il disegno (la regressione che la cascata causava a ogni import XML), niente PDF senza territorio, e l'anteprima che non tocca pdf_path ne' lo storico |
tests/Feature/PiantineEditorTest.php |
L'editor: piantina salvata senza territorio, territorio creato dalla scheda con zona/tipologia/confini, aggiornamento di uno esistente, zona e tipologia create sul posto e lasciate selezionate, numero e zona duplicati respinti, ridisegno che sostituisce senza duplicare, geometria non valida ignorata |
tests/Unit/PiantinaPdfServiceTest.php |
La cartolina: due pagine, la Localita' presa dalla zona e i confini davvero presenti nel PDF (estratti decomprimendo i flussi, non solo "non ha sollevato eccezioni"), il giro completo dello storico — sostituzione, ripristino reversibile, file sparito |
tests/Unit/PiantinaRendererTest.php |
Il client del renderer: formato, qualita' e lato massimo davvero spediti, JPEG salvato con l'estensione giusta, il file di un formato precedente rimosso invece che lasciato orfano, errori e risposte non-immagine trasformati in messaggi leggibili, geometria corrotta bloccata prima della chiamata |
tests/Feature/HomeMediaDurataTest.php |
La "media percorrenza congregazione": unità di misura, esclusione delle assegnazioni aperte, dei rientri nello stesso giorno, delle date impossibili ereditate dalla vecchia applicazione e degli altri anni di servizio |
Il primo giro ha già trovato tre difetti reali, tutti corretti: il warning di
ZipArchive::addFile() che copriva il messaggio d'errore vero, il GREATEST()
in migrazione, e @disabled dentro un tag di componente (vedi Bug corretti).
Quello che questi test non possono coprire: Alpine e il comportamento della console — apertura automatica, scorrimento, evidenziazione delle zone — girano nel browser, e nella suite non c'è un browser. Quella parte va provata a mano.
Scoperto ancora, in ordine di quanto costerebbe sbagliarsi:
Services/BackupArchive::extract()sui limiti anti zip-bomb: numero di entry, dimensione della singola entry, totale decompresso. Sono treifche nessun test tocca, e il caso in cui contano non si presenta mai per sbaglio.Jobs/RestoreBackupArchiveeJobs/ResetApplicationnel loro insieme: l'ordine staging → database → file, ilfailed()che libera il posto, la sopravvivenza dell'amministratore che ha chiesto l'azzeramento, ilpassword_change_requiredacceso su tutte le righe. È la logica il cui errore si scopre solo quando è troppo tardi.Livewire/Settings/XmlExchange: il round-trip export → import senza perdite, che è il presidio contro il tipo di bug già visto conlegacy_id.- Le regole di business: anno teocratico (
AnnoTeocratico::perDataa cavallo del 1º settembre),Territorio::statoe la sogliagiorni_per_smarrito, priorità automatica, percentuale di percorrenza delle campagne. - Il permesso come contratto: che un
assistentenon possa modificare o eliminare un'assegnazione, una campagna, un territorio o un proclamatore. È scritto in tre posti (rotta, componente, vista) e un test di richiesta lo verificherebbe tutto insieme.
Attenzione a non scrivere test su ciò che SQLite non sa eseguire: la dashboard
(Home) e l'ordinamento di Registro::render() usano SQL specifico di MySQL.
2. Race su doppia assegnazione — chiusa il 09/10/2026
Assegna::save() e il salvataggio del Registro controllano e scrivono dentro
una transazione con lockForUpdate() sulla riga del territorio, e rifiutano
ogni periodo che si accavalla a un altro (Assegnazione::sovrappostaA()). Non
c'è ancora un vincolo nel database: l'import XML e i dati storici possono
contenere sovrapposizioni, che il controllo segnala solo quando si modifica
una di quelle righe.
3. Scrittura durante il rendering
Assegnazione::shortPdfUrl() genera e salva il codice d'accesso al primo
utilizzo, quindi una GET del registro può produrre decine di INSERT. Meglio
generare il codice alla creazione dell'assegnazione (observer) e far restituire
null al metodo quando manca.
4. Ricerca in memoria sui campi cifrati
Nome e cognome dei proclamatori sono cifrati, quindi la ricerca carica l'intera
tabella e filtra in PHP (ProclamatoreIndex, Registro). Accettabile sotto
qualche centinaio di record, non oltre. Se dovesse servire scalare: hash
deterministico ricercabile affiancato al campo cifrato.
5. Endpoint PDF pubblici senza throttle
/p/{code} e le rotte del visualizzatore sono senza autenticazione né rate
limit. Il controllo d'accesso è solido (confronto in tempo costante su codice a
~62 bit, più controlli di scadenza), ma un tentativo di enumerazione non
verrebbe né rallentato né registrato. Un throttle:30,1 costerebbe una riga.
6. Restano da uniformare i colori che non sono pulsanti
I pulsanti sono a posto in tutta l'applicazione (vedi Un solo pulsante per
tutta l'applicazione), ma i colori decorativi sono ancora scritti a mano,
esadecimale per esadecimale, dentro gli attributi style=: le piastrelle delle
icone e le fasce delle schede nella dashboard, gli sfondi delle intestazioni di
tabella, i pannelli delle modali del Registro, i riquadri dei messaggi nel
layout.
Non sono un problema di accessibilità come lo erano i pulsanti — nessuno di questi elementi si può mettere a fuoco — ma sono lo stesso genere di debito: lo stesso verde compare in quattro tonalità leggermente diverse, e cambiare la tinta dell'applicazione oggi significa cercare a mano tutte le occorrenze.
Dal 28/08 metà del lavoro è fatta: i token esistono (:root e @theme in
app.css, vedi Il sistema visivo sta nei token), e le scale gray/indigo
di Tailwind sono ridefinite, quindi tutto ciò che usa le utility è già
allineato. Resta da togliere gli style= con gli esadecimali scritti a mano e
farli citare i token. Il test StileUnificatoTest è il posto dove aggiungere la
guardia, quando si farà.
Fuori perimetro per scelta: resources/views/pdf/* le impagina dompdf, che di
Tailwind e delle nostre classi non sa niente. StileUnificatoTest esclude anche
resources/views/vendor/, che oggi non esiste — le viste di paginazione
pubblicate da Laravel sono state rimosse perche' i paginatori sono tutti dentro
componenti Livewire, che risolvono la vista dal namespace livewire:: e non da
pagination::. L'esclusione resta a guardia di future viste di terze parti.
7. Area KML, piantine e storico nel backup — chiuso il 12/10/2026
Dal formato 2 l'archivio contiene piantine.json (righe di territorio_mappe
e territorio_pdf_versioni, con il numero del territorio per ricollegarle) e
la cartella piantine/ dell'area KML. Un archivio di formato 1 si ripristina
lo stesso: piantine e storico restano vuoti, l'area in uso non si tocca.
Trappole da conoscere
Cloudflare taglia i caricamenti a 100 MB, e MAX_UPLOAD_MB non c'entra
niente. I domini pubblici passano da Cloudflare, che sul piano free rifiuta i
corpi di richiesta oltre 100 MB. Rifiuta sulla base del Content-Length,
quindi il 413 arriva dopo che il browser ha spedito appena un megabyte: la
barra di caricamento si pianta a una percentuale bassa e — senza i gestori
aggiunti alla console — non compare alcun messaggio. È il motivo per cui il
ripristino di un pacchetto grande sembra bloccarsi senza spiegazione.
Misurato il 29/07/2026 su demo-termanager.pyconetwork.it:
| Payload | Esito |
|---|---|
| 150 MB | 413 Payload Too Large, Server: cloudflare, 2,7 s |
| 100 MB | 524 (timeout dell'origine dopo 100 s di Cloudflare) |
Il pacchetto non raggiunge mai nginx, quindi alzare MAX_UPLOAD_MB non
sposta nulla: quel valore governa solo ciò che accade dopo Cloudflare. Le
strade per superarlo sono togliere il dominio da Cloudflare (DNS-only, anche
solo su un sottodominio d'amministrazione), caricare puntando direttamente
all'IP dell'origine, oppure usare il ripristino dai volumi. Il piano Business
arriva a 200 MB, che per un archivio con tutte le mappe è spesso ancora poco.
Nota sul 524: anche restando sotto i 100 MB, Cloudflare chiude dopo 100
secondi se l'origine non ha ancora risposto. Un caricamento lento può quindi
fallire pur essendo dentro il limite di dimensione.
Il JavaScript che vive dentro un attributo HTML. Vale ancora per i blocchi
x-data di backup-manager, zona-pericolosa e della zona Import PDF, che
gestiscono i caricamenti. La console, che era il blocco più grosso, è stata
portata fuori in un <script> proprio per uscirne (vedi La pagina "Backup e
import"); il resto resta soggetto alla regola.
x-data finisce alla prima virgoletta doppia, comprese quelle dentro un
commento JavaScript: un banale // un generico "errore" ha chiuso l'attributo a
metà e riversato tutto il codice restante a video come testo — è successo due
volte. Nello stesso blocco, un \' scritto a mano nel sorgente Blade chiude la
stringa invece di proteggere l'apostrofo, perché fra il file e l'attributo non
c'è alcun livello di escape. Regole: nessuna virgoletta doppia in quel blocco,
da nessuna parte; apostrofi italiani solo dentro backtick.
Un blocco <script> con @script eviterebbe la questione alla radice, ma
rompe il rilevamento della radice singola di Livewire e restituisce 500 —
provato. Il file porta l'avvertenza in testa; leggerla prima di intervenire.
APP_KEY è il singolo punto di perdita dati. I nomi dei proclamatori sono
cifrati con questa chiave. Il backup del database senza la chiave è inutile per
quei campi. Se non la imposti, l'entrypoint ne genera una e la salva nel volume
storage_data, stampandola nei log: se quel volume viene perso, i dati sono
irrecuperabili.
APP_URL deve combaciare col dominio servito. L'applicazione rifiuta
richieste con Host diverso (protezione host header injection) e restituisce
400 senza spiegazioni. È la causa più comune di "il deploy è andato ma il sito
non si apre". localhost e 127.0.0.1 sono ammessi perché li usano gli health
check interni.
Il volume storage_data non è solo cache. Contiene i PDF dei territori, le
miniature e la chiave di fallback. Non va trattato come rigenerabile.
Modifiche a dipendenze o asset richiedono un rebuild. Non è più sufficiente
riavviare il container: vendor/ e public/build vivono dentro l'immagine.
L'export XML contiene dati sensibili. Il file di export include gli hash
delle password di tutti gli utenti e i nomi/cognomi dei proclamatori in chiaro.
Va trattato come un segreto: chi lo ottiene può tentare il crack offline degli
hash. La pagina di export lo segnala, ma il controllo resta umano — la
funzione è già riservata all'amministratore (settings.manage).
Come verificare che tutto funzioni
Dopo una modifica sostanziale, questo giro copre i percorsi critici:
C'è un solo docker-compose.yml, usato sia in produzione sia in locale. In
locale serve creare una volta la rete esterna attesa da Dokploy.
cp .env.example .env
# nel .env: APP_URL=http://localhost:8080, APP_ENV=local,
# SESSION_SECURE_COOKIE=false, e le tre password
docker network create dokploy-network
# 0. La suite passa (non serve nient'altro acceso, ~15 s)
docker compose --profile test run --build --rm test
# 1. L'immagine builda
# Senza --target si costruisce l'ultimo stage, che e' `runtime`: se questo
# comando producesse un'immagine con phpunit dentro, qualcuno ha aggiunto
# uno stage in fondo al Dockerfile.
docker build -f docker/php/Dockerfile -t termanager2-check .
# 2. Stack pulito da zero
docker compose --profile dev down -v
docker compose --profile dev up -d --build
docker compose --profile dev ps # tutti i servizi healthy
# 3. L'applicazione risponde
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/up # 200
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code}\n" http://localhost:8080/login # 200
# 4. Il redeploy è idempotente
docker compose up -d --force-recreate app
docker compose logs app | grep -E "Migrations|Seed"
# atteso: "Migrations applied" + "Seed already applied"
# 5. La cifratura funziona
docker compose exec app php artisan tinker --execute="
\$p = App\Models\Proclamatore::create(['nome'=>'Test','cognome'=>'Verifica','attivo'=>true]);
\$raw = DB::table('proclamatori')->where('id',\$p->id)->value('nome');
echo \$raw === 'Test' ? 'ERRORE: dati in chiaro' : 'OK: cifrato';
"
È lo stesso file che gira in produzione: le uniche differenze sono i profili
dev (che aggiunge Mailpit) e test (che aggiunge la suite, effimera) e i
valori nel .env.
Documentazione
| Documento | Contenuto |
|---|---|
| README.md | Deploy, configurazione, uso, riferimento |
HANDOFF.md (questo file) |
Stato, decisioni, debito tecnico |
La specifica funzionale originale (TerManager2_v2.md) è stata rimossa dal
working tree: descriveva funzionalità poi cambiate — in particolare un wizard
di primo avvio successivamente eliminato in favore della pagina Impostazioni —
e conteneva checklist di sviluppo ormai esaurite. Le parti ancora valide
(modello dati, regole di business, RBAC) sono confluite nel README.
Resta consultabile nella storia del repository:
git show 701f479:TerManager2_v2.md