# Handoff — TerManager2
Stato del progetto per chi ci mette mano dopo. Per installazione, deploy e uso
quotidiano vedi [README.md](README.md); qui c'è il contesto che il README non
può dare: perché le cose sono come sono, e cosa resta aperto.
Ultimo aggiornamento: **28 agosto 2026**.
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## Stato attuale
L'applicazione è **pronta per il deploy in produzione su Dokploy**. Lo stack è
stato verificato end-to-end: build dell'immagine, primo deploy su volumi vuoti,
redeploy, login, tutte le pagine, code e scheduler.
| Aspetto | Stato |
|-----------------------------|-------|
| Deploy Dokploy (Compose) | ✅ verificato |
| Primo avvio a zero-config | ✅ migrazioni + seed + admin automatici |
| Redeploy senza interventi | ✅ ~25 secondi |
| Sviluppo locale | ✅ stesso compose, profilo `dev` |
| Backup / ripristino / azzeramento | ✅ verificati end-to-end in locale |
| Ripristino da browser in linea | ⚠️ **limitato a 100 MB da Cloudflare** — vedi [Cosa resta aperto](#cosa-resta-aperto) |
| Test automatici | ⚠️ **impalcatura pronta, 294 test** — copertura ancora parziale |
**Punto in cui ci si è fermati (30/07/2026).** Su `develop` è pubblicato tutto:
backup completo `.zip`, ripristino, azzeramento, cambio password forzato, barre
di avanzamento reali e console di log (commit `f909791`, deploy verificato
confrontando l'impronta degli asset). `MAX_UPLOAD_MB=2048` è impostato **solo**
su develop; la produzione non è stata toccata e resta sul suo deploy
precedente, senza quella variabile.
**Il 31/07 è nata la sotto-app "Piantine"** (nuova voce nel menu
Amministrazione): KML dell'area città, editor dei poligoni su OpenStreetMap,
immagini HD dal container `map-renderer` e PDF sul modulo S-12 con storico
versioni. Architettura e agganci sono descritti in [Decisioni
architetturali](#le-piantine-sono-una-sotto-app-renderer-esterno-agganci-minimi).
Al primo deploy il compose costruisce anche l'immagine del renderer; non
servono variabili nuove in Dokploy.
**Il 28/08 la sotto-app è stata rifatta e l'interfaccia ripassata.** Le piantine
si sono staccate dai territori (una piantina vive anche scollegata, il territorio
si crea dall'editor), il disegno è passato su una pagina a schermo intero, la
cartolina S-12 è stata reimpaginata (confini sulla prima pagina, piantina al 98%
sulla seconda) e la rigenerazione massiva è stata rimossa. In più il sistema
visivo è stato ripassato su tutta l'applicazione, non solo qui: vedi [Il sistema
visivo sta nei token](#il-sistema-visivo-sta-nei-token-non-nelle-viste).
Nello stesso giro è emerso e corretto un guasto d'ambiente che bloccava **tutti**
gli upload in sviluppo: vedi [`HTTP_HOST` a nginx deve conservare la
porta](#http_host-a-nginx-deve-conservare-la-porta).
Il 30/07 sono state fatte due cose.
**La suite di test, che prima non esisteva**: 79 test eseguibili con un comando,
senza dipendere da altri servizi. Sono **verdi** ma coprono ancora una frazione
della logica di business — vedi *Cosa resta aperto*. Non fanno parte
dell'immagine di produzione e non girano su un deploy: sono uno strumento
locale.
**La pagina "Backup e import" è stata riorganizzata**: cinque zone numerate con
un indice che ci salta sopra evidenziandole, un solo sistema di pulsanti (con
gli stati di focus, che prima non c'erano), e **una sola console** per tutte le
operazioni, agganciata in fondo alla finestra, al posto dei cinque riquadri di
log sparsi. L'azzeramento è diventato un componente a sé per poter stare in
fondo alla pagina. Tutto verificato lato server dai test; **il comportamento nel
browser — apertura automatica della console, scorrimento, lampeggio delle zone —
non è stato provato**, perché richiede un browser: è la prima cosa da guardare
aprendo la pagina.
Il ripristino dall'interfaccia resta impraticabile per pacchetti grandi finché
non si decide come aggirare Cloudflare: è la prima voce di *Cosa resta aperto*
e l'unica che richiede una decisione, non del lavoro.
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## Da dove veniamo
Il progetto aveva un difetto strutturale nel deploy: il `Dockerfile` compilava
l'applicazione in `/app-src`, ma il runtime girava da `/var/www/html`, popolato
solo dal bind mount del sorgente. **L'immagine costruita non veniva mai usata.**
L'entrypoint rieseguiva `composer install` e `npm run build` a ogni avvio dentro
il container. Su Dokploy, senza sorgente sull'host, significava build a runtime
a ogni deploy: lento, dipendente dalla rete, e capace di fallire in produzione.
Da qui la ristrutturazione descritta sotto.
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## Dove gira davvero
Due ambienti su Dokploy, stesso progetto `TerManager2`, entrambi alimentati dal
repository Gitea `francesco/termanager2` con **autoDeploy attivo**.
| Ambiente | Branch | Dominio | Compose (`appName`) |
|--------------|--------|-------------------------------------|----------------------------|
| `production` | `main` | `termanager2.pyconetwork.it` | `termanager2-core-vizcxr` |
| `develop` | `dev` | `demo-termanager.pyconetwork.it` | `termanager2-core-vbekis` |
Conseguenze pratiche, tutte imparate sul campo:
- **Il branch decide l'ambiente.** Pubblicare su `dev` non tocca la produzione,
che segue `main`. È la separazione su cui contare quando si vuole provare
qualcosa senza rischi.
- **Un "Rebuild deployment" NON scarica il codice nuovo**: ricostruisce il
checkout già presente e ci mette una ventina di secondi. Per prendere l'ultimo
commit serve un deploy vero (`compose.deploy` via API, o *Deploy*
nell'interfaccia). Un rebuild che finisce troppo in fretta è il segnale che si
sta ricostruendo il codice di prima.
- **Le variabili d'ambiente stanno in Dokploy, non nel repository.** Il `.env`
dell'ambiente lo genera l'interfaccia: una variabile aggiunta a
`.env.example` non arriva da sola sui deployment, va aggiunta a mano lì. È
successo con `MAX_UPLOAD_MB`, presente in develop e — deliberatamente — non in
produzione.
- **Verifica che il codice servito sia quello giusto** confrontando l'impronta
degli asset: `public/build/assets/app-*.css` e `-*.js` hanno il nome derivato
dal contenuto, quindi se coincide con quello della propria build, il frontend
in linea è lo stesso sorgente. È il controllo più rapido dopo un deploy, e non
richiede di autenticarsi.
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## Decisioni architetturali
Le scelte non ovvie, con il motivo. Se una di queste ti sembra sbagliata, il
contesto per ridiscuterla è qui.
### L'immagine è autosufficiente
`vendor/` e `public/build` sono compilati in stage separati del `Dockerfile` e
copiati nell'immagine finale. I container di produzione **non montano il
sorgente** e non eseguono build all'avvio.
Conseguenza pratica: dopo aver modificato dipendenze PHP o asset frontend,
serve un rebuild dell'immagine, non un semplice restart.
### nginx e php-fpm nello stesso container
Con container separati, nginx avrebbe bisogno di una copia di `public/` e del
volume storage solo per servire file statici. Per questa scala è complessità
senza beneficio. Sono coordinati da supervisor
(`docker/supervisor/supervisord.conf`), che abbatte il container se uno dei due
muore definitivamente — altrimenti resterebbe "up" senza servire nulla.
### La configurazione arriva dall'ambiente, non da `.env` riscritto
Il vecchio entrypoint riscriveva `.env` con `sed` a ogni avvio. Ora Laravel
legge direttamente l'ambiente di processo, e `docker-compose.yml` si limita a
`env_file: .env` senza ridichiarare nulla.
Il `.env` è quindi l'**unica** fonte di configurazione. Una versione precedente
fissava nel compose i valori dettati dalla topologia (`DB_HOST: mariadb` e
simili) perché vincessero su un `.env` sbagliato, ma richiedeva gli anchor YAML
(`x-app-env`, `<<:`) ed è stata scartata a favore della leggibilità.
Il rovescio della medaglia: `DB_HOST` e `REDIS_HOST` devono valere `mariadb` e
`redis`, cioè i nomi dei servizi. Se qualcuno vi mette un indirizzo IP il
container non trova più il database. È documentato in `.env.example` e nel
README, ma è il punto fragile di questa scelta.
Nota: perché la configurazione da ambiente funzioni, `www.conf` ha
`clear_env = no`. Senza, php-fpm sanifica l'ambiente e Laravel non vedrebbe
nessuna variabile.
### Fail-fast sulle variabili mancanti
Lo stack si rifiuta di partire senza `APP_URL`, `DB_PASSWORD`,
`DB_ROOT_PASSWORD`, `REDIS_PASSWORD`. Le password sono validate
dall'interpolazione compose (`${VAR:?}`), `APP_URL` dall'entrypoint (dove il
messaggio d'errore è più chiaro).
Deliberato: un errore immediato è meglio di un database in produzione con
password `secret`.
### Le piantine sono una sotto-app: renderer esterno, agganci minimi
Le **Piantine** (solo amministratore) generano le mappe dei territori. Si carica
il KML dell'area della città, si disegnano i confini su OpenStreetMap (Leaflet)
nell'editor a schermo intero, e da ogni disegno si ottiene un'immagine ad alta
definizione e — a scelta — la cartolina sul modulo ufficiale S-12
(`resources/pdf/S-12_I.pdf`, importato con FPDI) che sostituisce il PDF del
territorio. Il PDF precedente finisce nella tabella `territorio_pdf_versioni`
ed è ripristinabile dalla pagina di gestione.
Il rendering vero e proprio **non sta nell'applicazione**: lo fa il container
`map-renderer` (`docker/renderer/`, Node + sharp), che scarica le tessere OSM
(cache persistente nel volume `tile_cache`, User-Agent identificante,
attribuzione impressa sull'immagine come da licenza), le cuce, disegna il
confine e attenua l'esterno. L'app gli parla solo via HTTP sulla rete interna
(`config/piantine.php`, default `http://map-renderer:3000`: nessuna variabile
da aggiungere in Dokploy). Se il container è giù, l'unica cosa che smette di
funzionare è la generazione delle immagini; il resto del gestionale non lo sa
nemmeno.
Gli agganci al core sono deliberatamente pochi: la rotta nel gruppo
`settings.manage`, la voce di menu, e l'aggiornamento di
`pdf_path`/`thumbnail_path` sul territorio quando si sostituisce un PDF (stesso
percorso `territori-pdf/` + `TerritorioThumbnailService` dell'upload manuale).
Le geometrie vivono nella tabella separata `territorio_mappe`, l'area KML in
`storage/app/piantine/`: rimuovere la sotto-app significa togliere questi
pezzi, non disfare il gestionale.
**Il disegno viene prima del numero.** Una piantina non ha bisogno di un
territorio: `territorio_mappe.territorio_id` è nullable e il collegamento si fa
(e si disfa) quando si vuole, con `nome` come etichetta finché manca. Si taglia
l'area guardando le strade e solo dopo si decide di chi è — e se quel territorio
non esiste, lo si crea dall'editor col solo numero. La chiave esterna è
`nullOnDelete`, non più `cascadeOnDelete`: cancellare un territorio, o svuotare
`territori` come fa ogni import XML, non porta più via i disegni.
**Due pagine, non una.** `/piantine` tiene area, generazione, collegamenti e
storico; `/piantine/editor` è l'editor a schermo intero, con un telaio suo
(`layouts/editor`) senza barra laterale. Tagliare un confine su una mappa larga
un terzo di schermo vuol dire sbagliarlo, e quel disegno finisce stampato.
La rigenerazione massiva è stata tolta: job, stato in cache e interfaccia. Si
rigenera un territorio alla volta dall'elenco.
**La cartolina e la piantina sono due pagine distinte.** Il riquadro dell'S-12 è
largo sette centimetri: una mappa di quartiere lì dentro non si legge. Quindi
pagina 1 è il modulo con Località, numero e i **confini scritti** nello spazio
centrale (il corpo del testo si restringe da solo finché ci sta), pagina 2 è la
piantina sola al 98% della pagina.
**La "Località" del modulo è il nome della zona.** Era un campo globale, poi un
campo della piantina, e in entrambi i casi era un doppione: la zona esiste già,
dice la stessa cosa («Palermo Montepellegrino») ed è quella che si aggiorna
quando la congregazione riorganizza il lavoro. Due posti dove scrivere lo stesso
nome divergono prima o poi, e sulla carta finisce quello sbagliato. L'elenco
marca i territori collegati senza zona: senza, l'intestazione della cartolina
esce vuota e ce se ne accorge in stampa.
**L'anteprima non tocca niente.** `piantine.anteprima` compone il PDF al volo e
lo serve `inline`: non aggiorna `pdf_path`, non archivia versioni, non lascia
file. «Genera PDF» manda il documento in vigore, e scoprire un confine sbagliato
dopo significa trovarselo già nello storico.
**L'immagine è JPEG, sovracampionata e nella forma della pagina.** Tre scelte
che vanno lette insieme (`config/piantine.php`, `docker/renderer/server.js`):
- Il renderer compone alle tessere dello zoom più alto che entri in
`max_side × 2` e poi riduce con Lanczos. Le etichette OSM sono disegnate
dentro la tessera a dimensione fissa: salire di uno zoom le rende più
definite, e ridurre dopo porta quella nitidezza dentro l'immagine finale.
- Chiede al renderer le **proporzioni della pagina** (`aspetto`): un territorio
quasi quadrato su una cartolina orizzontale, tenendo le sue proporzioni,
lascerebbe due fasce bianche larghe un quinto di foglio. Allargando il
ritaglio si mostrano più dintorni invece di carta vuota.
- JPEG a qualità 86 invece di PNG: 0,9 MB invece di 5 per territorio. Con 274
territori è la differenza fra qualche centinaio di MB e diversi GB.
L'attribuzione OSM si dimensiona sull'immagine finale, non su una misura fissa:
22 px su 3400 sarebbero meno di un millimetro stampato, cioè presenti nel file
ma invisibili a chi tiene la cartolina — e la ODbL la vuole leggibile. Per lo
stesso motivo il tratto del confine è espresso in pixel dell'immagine finale e
riportato alla scala di composizione: deve dire dove passa il confine senza
cancellare la via che ci corre sotto, che è proprio quella che serve leggere.
### Il sistema visivo sta nei token, non nelle viste
`resources/css/app.css` **ridefinisce le scale `gray` e `indigo` di Tailwind**
dentro `@theme`. È la cosa che sorprende di più aprendo il file, ed è
deliberata: le trentasette viste sono scritte con le utility (`text-gray-600`,
`bg-indigo-50`), e cambiare la scala le riallinea tutte insieme. L'alternativa
— riscrivere le classi vista per vista — a ogni file dimenticato lascia in giro
il grigio di prima accanto a quello nuovo, e nessuno se ne accorge finché non
apre proprio quella pagina.
Da qui tre conseguenze che vanno sapute prima di metterci mano:
- **I grigi sono caldi.** Quelli di serie di Tailwind tirano al blu e, sommati a
un accento indaco, davano all'interfaccia una dominante fredda. Questi elenchi
diventano moduli di carta che passano di mano: un fondo caldo li avvicina a
quello che sono. Non mescolare grigi freddi qui dentro.
- **L'accento è uno.** Indaco = azione, verde = fatto, ambra = in sospeso,
rosso = distrugge dati. Se una cosa non rientra in queste quattro, è grigia.
Prima le tinte erano cinque e decorative.
- **Il carattere è servito dall'applicazione** (`@fontsource-variable/figtree`,
dipendenza npm), non da Google Fonts. Un gestionale che tiene nomi e indirizzi
di persone non deve chiamare un dominio di terze parti a ogni pagina caricata,
e così funziona anche senza rete.
I componenti `tm-*` (pulsanti, console, card, campi, elenchi, editor) stanno
tutti qui e **fuori da `@layer`**, quindi vincono sulle utility: un pulsante non
si può ritoccare a metà con le classi. Chi aggiunge una schermata usa questi,
non catene di utility nuove.
### `HTTP_HOST` a nginx deve conservare la porta
`docker/nginx/default.conf` rimette `fastcgi_param HTTP_HOST $http_host;` dopo
l'`include fastcgi_params`. Non e' ridondanza: dalla 1.26 il `fastcgi_params` di
sistema usa `$host`, che la porta la butta via. Con `APP_URL` su porta non
standard — cioe' lo sviluppo locale su `:8090` — Laravel ricostruisce l'URL
della richiesta senza porta mentre `URL::forceRootUrl()` genera i link con, e
ogni URL firmato non valida piu': **tutti** gli upload di file rispondono 401,
perche' l'endpoint di Livewire aborta sulla firma. In produzione `APP_URL` non
ha porta e le due forme coincidono, quindi il guasto si vede solo in locale.
Inoltrare l'header grezzo e' sicuro perche' `trustHosts()` in `bootstrap/app.php`
rifiuta gia' gli Host che non siano quello di `APP_URL`, `localhost` o
`127.0.0.1`.
### Modifica/cancellazione delle assegnazioni: solo amministratore
L'unico punto in cui un'assegnazione **esistente** si modifica o si cancella è
il CRUD del Registro (`Livewire/Registro`: `openCreate`/`openEdit`/`save`/
`askDelete`/`deleteConfirmed`), blindato su `settings.manage` a due livelli —
`abort_if(..., 403)` nel componente e `@can('settings.manage')` in
`registro.blade.php`, che nasconde pulsanti e modali. `settings.manage` ce l'ha
solo l'`amministratore`.
Di conseguenza gli altri ruoli **non** possono alterare le assegnazioni: la
pagina Assegna solo ne crea (`territori.assign`), la pagina Rientra solo le
chiude (`territori.return`). Nello specifico l'`assistente` (`registro.view` +
`territori.assign` + `territori.return`) vede il Registro, crea nuove
assegnazioni e le fa rientrare, ma non le modifica né le elimina.
Poiché il seeder concede in modo additivo e non revoca mai (vedi la nota su
`syncPermissions()` più sotto), un permesso `settings.manage` concesso a mano
all'`assistente` in passato sopravviverebbe a ogni re-seed. La migration
`2026_07_25_000001_revoke_settings_manage_from_assistente_role` chiude questo
drift per i database esistenti: revoca `settings.manage` dal ruolo `assistente`
se presente. È idempotente (no-op sul baseline) e volutamente irreversibile —
il `down()` non ripristina il permesso.
Stesso principio per le **campagne**: creazione e visualizzazione restano su
`campagne.manage` (che ha anche l'assistente), ma **modifica ed eliminazione
sono riservate all'amministratore** (`settings.manage`). Il gate è su tre
livelli: la route `campagne/{campagna}/edit` è nel gruppo `settings.manage`;
`CampagnaEdit::mount()`/`save()` e `CampagnaIndex::deleteCampagna()` chiamano
`$this->authorize('settings.manage')` (l'index è raggiungibile da chi ha
`campagne.manage`, quindi il delete va protetto nel metodo, non solo in route);
i pulsanti Modifica/Elimina in `campagna-index`/`campagna-show` sono sotto
`@can('settings.manage')`. Nota: `Campagna` non ha soft delete — l'eliminazione
è definitiva.
Per i **territori** vale un modello leggermente diverso, perché la
visualizzazione va aperta a tutti gli operativi: lista (`territori.index`) e
dettaglio (`territori.show`) sono ora su `territori.assign` (che hanno admin,
assistente e operatore); creazione/modifica/cestino restano su `territori.manage`
(solo admin). Attenzione a due punti:
- **Ordine delle rotte.** Le rotte letterali `territori/create` e
`territori/cestino` devono restare registrate PRIMA del wildcard
`territori/{territorio}`, altrimenti verrebbero catturate dalla rotta di
dettaglio.
- **`TerritorioIndex` perde la copertura del middleware persistente.** Il suo
componente è ora servito da una rotta rilassata (`territori.assign`), quindi i
suoi metodi di mutazione (`toggleActive`, `togglePriority`, `deleteTerritorio`)
NON sono più protetti dal middleware di route e hanno un
`$this->authorize('territori.manage')` interno — senza, un operativo potrebbe
invocarli via `/livewire/update` col pulsante nascosto. Per difesa in
profondità lo stesso check è stato aggiunto anche a `TerritorioCreate::save`,
`TerritorioEdit::save`/`removePdf`, `TerritorioCestino::restore`/`forceDelete`
(che restano comunque su rotte `territori.manage`). I pulsanti
Modifica/toggle/Elimina/Nuovo/Cestino in `territorio-index`/`territorio-show`
sono sotto `@can('territori.manage')`; il link "Dettaglio" resta visibile a
tutti. Il menu laterale mostra "Territori" a chi ha `territori.assign`.
### Sola lettura per proclamatori e campagne (non-admin)
Stessa impostazione dei territori estesa ad altre due sezioni:
- **Proclamatori**: `index` e `show` restano su `proclamatori.manage` (l'assistente
li vede in sola lettura); `create`/`edit`/`cestino` e tutte le mutazioni
(`ProclamatoreIndex::toggleActive`/`deleteProclamatore`/`anonimizza`,
`ProclamatoreCreate::save`, `ProclamatoreEdit::save`,
`ProclamatoreCestino::restore`/`forceDelete`) richiedono `settings.manage`.
`ProclamatoreIndex` è servito da una rotta rilassata, quindi i suoi metodi di
mutazione hanno il check interno; i pulsanti in `proclamatore-index`/`-show`/
`-cestino` sono sotto `@can('settings.manage')`. Le rotte letterali
create/cestino restano prima del wildcard `{proclamatore}`.
- **Campagne**: la **creazione** è ora admin-only come già modifica/eliminazione
— `CampagnaCreate::save` chiama `authorize('settings.manage')`, la rotta
`campagne/create` è nel gruppo `settings.manage` (registrata prima del
wildcard) e il pulsante "Nuova Campagna" è sotto `@can('settings.manage')`.
`index`/`show` restano su `campagne.manage` (sola lettura per l'assistente).
### Tabelle-elenco responsive su mobile (portrait)
Le liste principali usano una sola "politica" CSS invece di layout duplicati:
la classe `table-cards` (in `resources/css/app.css`) sotto `640px` nasconde il
`thead` e trasforma ogni riga in una scheda, con ogni cella resa come
"ETICHETTA … valore" (l'etichetta viene dall'attributo `data-label` della `
`).
Un telefono in portrait sta sotto la soglia → schede; ruotato in landscape la
larghezza supera i 640px → torna la tabella normale (per questo landscape "non ha
problemi"). Convenzioni: ogni ` | ` dati ha `data-label="..."`; la cella azioni
ha classe `cell-actions` (niente label, occupa la riga a piena larghezza); le
celle `colspan` (stato vuoto, form di modifica utente inline) restano `block` a
piena larghezza. Applicata a tutte le liste e sottopagine con tabelle: territori,
proclamatori, campagne, registro, utenti, audit-log, i due cestini, le tabelle
"storico assegnazioni" di territorio-show/proclamatore-show, "territori
conteggiati" di campagna-show e le due tabelle di esito import in xml-exchange
(una a classi Tailwind, una a stili inline — `border:none !important` nella regola
gestisce anche i bordi inline). La pagina *Assegnazioni* era già ottimizzata.
### Scadenza link PDF unificata con la soglia rientro
La "Validità link PDF (mesi)" è stata rimossa: il link condivisibile ora scade
esattamente quando l'assegnazione raggiunge la **soglia rientro**
(`giorni_per_smarrito`), cioè `assigned_at + giorni_per_smarrito` — la stessa
data di `Assegnazione::data_consegna_presunta` e del chip "Scadenza" nel viewer.
`AssignmentPdfController::linkScaduto` e `ShortPdfLinkController` calcolano ora
`addDays(giorni_per_smarrito)` invece di `addMonths(ttl)`; la scadenza vale solo
per i non autenticati e il link muore comunque al rientro (`is_aperta`). Rimossi
il campo Impostazioni e la proprietà `assignment_link_ttl_months` in
`SettingsEdit`. **La colonna `assignment_link_ttl_hours` resta nel DB** (niente
migration distruttiva): è ormai vestigiale per la logica ma l'export/import XML
continua a leggerla/scriverla senza effetti.
### Ricerca rapida nella lista link (pagina Assegna)
La sezione "Territori Assegnati" (i link PDF) ha un unico campo che filtra per
numero territorio, zona e proclamatore. Il filtro è **in memoria** (proprietà
`linkSearch`, collection `assegnazioniAperteVisibili`) perché nome/cognome del
proclamatore sono cifrati e non filtrabili via SQL — stesso approccio del
Registro. La sezione resta visibile anche a risultato vuoto (mostra "Nessun
risultato"), perché l'`@if` esterno guarda la lista non filtrata.
### Assegnare un territorio ne azzera il flag "prioritario"
`prioritario` è un flag **manuale**; `is_prioritario` è true se il flag è acceso
*oppure* se la giacenza supera la soglia — ma la parte a soglia vale solo per i
territori *in reparto* (`scopePrioritari`/`getIsPrioritarioAttribute` filtrano su
`inReparto`). Quindi un territorio assegnato può risultare prioritario **solo**
per via del flag manuale. Regola: alla creazione di un'assegnazione **aperta** il
flag viene spento. È implementata come evento `Assegnazione::created` (in
`booted()`), guardato su `returned_at === null` e `prioritario === true`, così
copre ogni via di creazione (pagina Assegna, CRUD del Registro, import XML) senza
duplicare la logica. Interazione con l'import XML: per i backup creati dopo questa
regola è un no-op (nessun territorio assegnato è prioritario); su backup vecchi
con stato contraddittorio l'import normalizza il flag anziché riprodurlo tale e
quale.
### Profilo utente, viewer PDF, privacy admin-only
Tre ritocchi minori ma con qualche implicazione:
- **Pagina profilo** (`Profile` → rotta `profilo`, nome `profile`) accessibile a
ogni utente loggato (nel gruppo `auth`, nessun permesso): l'utente corrente può
modificare il proprio nome/cognome ed email (`updateProfile`) e cambiare la
password (`updatePassword`, con verifica della password attuale via regola
`current_password`; il cast `hashed` cifra al salvataggio). Dopo il salvataggio
dei dati `updateProfile` fa `redirect(navigate:true)` sulla stessa pagina, così
header (nel layout, fuori dal componente) e card mostrano subito i nuovi valori.
Il link al profilo è nell'header su desktop e, su mobile, in fondo alla sidebar
(`lg:hidden`, dopo un separatore) — sull'header è `hidden sm:flex`. Non esiste
un campo "username" né "cognome" separato: `name` è il nome completo
(etichettato "Nome e cognome") e l'email fa da identificativo. La qualifica
(ruolo) non è modificabile dal profilo — resta in gestione all'admin.
- **Viewer PDF pubblico**: oltre a territorio/proclamatore/data mostra ora
*giorni assegnato*, *consegna prevista* e *scadenza*. Sono attributi calcolati
su `Assegnazione` (`data_consegna_presunta`, `giorni_alla_scadenza`) basati
sulla soglia `giorni_per_smarrito` — la stessa oltre cui `Territorio::stato`
diventa `da_rientrare`. Il viewer è servito solo per assegnazioni aperte, ma
gli accessor gestiscono comunque il caso `returned_at` (ritornano null).
- **Privacy solo admin**: la rotta `privacy` è passata dal solo `auth` al gruppo
`permission:settings.manage` e il link in sidebar è sotto
`@can('settings.manage')`.
### Backup completo `.zip`, ripristino, azzeramento
L'export XML da solo non ricostruisce un'installazione: `pdf_path`,
`thumbnail_path` e `logo_path` sono percorsi sul disco `public`, quindi un
ripristino su volumi vuoti lascia ogni territorio che punta a un file
inesistente — link pubblici a 404 e miniature rotte. Il pacchetto `.zip`
(`Services/BackupArchive`, `Http/Controllers/Settings/BackupController`) mette
insieme `manifest.json`, `data.xml` (lo stesso XML dell'export) e `storage/…`
con **tutti** i file del disco `public`. L'export XML resta, etichettato come
parziale.
Scelte non ovvie:
- **Rotte HTTP, non Livewire.** Lo `streamDownload` di Livewire passa il file
base64 dentro la risposta JSON: un archivio con i PDF dei territori non ci
sta. `backup/file/{op}` e `backup/restore` sono due rotte normali nel gruppo
`settings.manage`. Per lo stesso motivo `ZipArchive::addFile()` (che legge
dal disco in `close()`) e gli stream in estrazione: nessun PDF passa intero
per la memoria del processo.
- **Tutto in coda, con avanzamento reale.** Backup, ripristino e azzeramento
sono job (`Jobs/CreateBackupArchive`, `RestoreBackupArchive`,
`ResetApplication`) che scrivono su `Services/BackupOperationState`, e
`Livewire/Settings/BackupManager` lo interroga con `wire:poll`. In coda
perché un'installazione con qualche centinaio di PDF supera i 300 secondi di
`fastcgi_read_timeout` e il browser vedrebbe cadere la connessione a metà
compressione, senza modo di distinguerlo da un errore.
La barra conta unità di lavoro completate, non tempo. Per la compressione
questo costa qualcosa: `ZipArchive` non scrive niente finché non si chiama
`close()`, quindi contare le `addFile()` porterebbe al 100% in un istante per
poi restare fermo per tutta la scrittura. `BackupArchive::create()` chiude e
riapre l'archivio a lotti (`FLUSH_MASSIMI = 20`): si paga una ricopiatura
delle entry già presenti — byte a byte, senza ricomprimerle — e in cambio
ogni avanzamento corrisponde a byte davvero finiti sul disco. Il lotto è
`totale/20`, così la ricopiatura resta limitata a ~10 volte la dimensione
dell'archivio quanti che siano i file. Estrazione e riscrittura dei file sono
cicli nostri, lì l'avanzamento è per-file senza artifici.
- **L'azzeramento ha due tempi, separati dal download.** Il pulsante nella zona
pericolosa (`avviaAzzeramento`) crea *solo* il backup e si ferma in
`attesa-download`; la cancellazione parte da un secondo clic esplicito
(`confermaAzzeramento`), che rifiuta se lo stato non registra un
`servito_at` e se non riceve la password dell'amministratore. Il primo
tentativo faceva partire il reset dalla coda dello
`streamDownload`, "dopo l'ultimo byte" — **non funziona**: con
`fastcgi_buffering on` (il default, e `docker/nginx/default.conf` non lo
disattiva) nginx accetta l'intera risposta dal processo PHP, che quindi
prosegue anche se il browser ha chiuso la connessione al primo byte. Un
download annullato azzerava lo stesso. Il server può verificare di aver
*spedito* l'archivio, non che sia arrivato: quella verifica è dell'operatore,
e per questo la conferma è umana.
- **La password si richiede al secondo clic, e non passa dallo snapshot.** La
sessione è già autenticata, quindi la password non serve a stabilire *chi*
sia: serve a stabilire che davanti allo schermo ci sia ancora quella persona
— una scheda lasciata aperta su una postazione condivisa è lo scenario contro
cui protegge. Viaggia come **parametro** di `confermaAzzeramento($password)`,
non come proprietà `wire:model`: le proprietà pubbliche di Livewire vengono
serializzate nello snapshot e rispedite al browser a ogni risposta, e una
password non ha motivo di fare quel viaggio di ritorno.
Attenzione al dettaglio che costa un pomeriggio: la proprietà
`$passwordConferma` **esiste comunque, e resta sempre vuota**. Livewire
scarta dalla risposta ogni errore la cui chiave non corrisponda a una
proprietà del componente (`SupportValidation::dehydrate()` filtra su
`Utils::hasProperty`), quindi senza quella riga `addError('passwordConferma',
…)` sparisce in silenzio: il pulsante sembra non fare nulla, mentre il
controllo sta funzionando. Non collegarla al campo con `wire:model`, o la
password torna nello snapshot.
Cinque tentativi sbagliati in 5 minuti bloccano l'azione (`RateLimiter`,
chiave per utente). Senza, la richiesta di password su una sessione dirottata
sarebbe solo un rallentamento. Il blocco è sull'operazione, non sull'account:
nessuno resta chiuso fuori dall'applicazione.
- **Una sola operazione alla volta, con blocco che si autoripara.** Backup,
ripristino e azzeramento lavorano tutti sullo stesso database e sullo stesso
disco: due in parallelo — due schede, due amministratori — non si rallentano
soltanto, si sovrascrivono. `BackupOperationState::corrente()` fa da posto
unico; lo controllano sia il componente Livewire sia
`BackupController::upload()`, che sono due porte d'ingresso separate (la
seconda risponde 409). Il blocco non è eterno: ha un TTL di un'ora, e
`corrente()` lo considera libero se l'operazione puntata non esiste più o è
terminata. In più i tre job hanno un `failed()` — Laravel lo chiama quando il
worker uccide il job per timeout o errore fatale, cioè proprio i casi che
`handle()` non può intercettare — che chiude l'operazione e libera il posto
invece di lasciare una barra ferma per un'ora.
- **La pagina si riaggancia all'operazione in corso.** `BackupManager::mount()`
legge `corrente()`. Senza, ricaricare la pagina durante un backup lungo
faceva sparire la barra, e — più grave — un azzeramento fermo in attesa di
conferma diventava irraggiungibile: nessuno poteva più né confermarlo né
annullarlo, e il posto restava occupato fino alla scadenza.
- **L'esito del ripristino si legge senza consumarlo.** Il job non ha una
sessione in cui lasciare un flash, quindi deposita il messaggio in cache a
nome di chi ha avviato il ripristino e la schermata di cambio password lo
mostra. Deve essere un `Cache::get` + `forget` a password cambiata, **non** un
`pull`: quando è il middleware a dirottare una richiesta di Livewire, il
client segue il 302 via `fetch` — ed è quella `fetch` a bruciare il messaggio
— per poi rifare la stessa GET con `window.location`, che troverebbe la cache
già vuota. Con il `pull` l'amministratore non vedeva **mai** il riepilogo del
proprio ripristino.
- **Il tetto degli upload è una variabile sola, `MAX_UPLOAD_MB`.** Prima viveva
in tre posti scollegati — `client_max_body_size` in
`docker/nginx/default.conf`, `upload_max_filesize`/`post_max_size` in
`docker/php/php.ini`, e la regola `max:` nella validazione — e bastava che
uno restasse indietro perché il più piccolo vincesse nel modo peggiore.
Adesso `entrypoint.sh` genera i primi due (`conf.d/upload-limit.conf` e
`conf.d/zz-upload-limit.ini`) e `config/app.php` alimenta la terza.
**Non rimettere `client_max_body_size` nel blocco `server` di
`default.conf`**: una direttiva lì dentro vince su quella generata a livello
http e reintroduce in silenzio proprio il disallineamento che questa
disposizione esiste per evitare. La validazione tiene un 2% di margine sotto
il valore di nginx, così a fermare un pacchetto fuori misura è Laravel, che
sa spiegarsi, e non nginx.
Il sintomo, quando il limite viene superato, non assomiglia affatto a un
errore di dimensione: nginx risponde **413 dopo aver accettato zero byte** e
chiude. Il browser ha appena iniziato a spedire, la barra si pianta a una
percentuale bassa e nessun evento utile arriva all'`XMLHttpRequest` — pagina
muta, con l'aria di essersi bloccata. Da qui i tre presidi nella vista:
controllo della dimensione *prima* di caricare, `xhr.timeout` con i relativi
gestori di `timeout`/`abort`/`error` (senza, un caricamento fermo non produce
più nulla per sempre), e il codice HTTP dentro il messaggio, perché 413 e 419
non hanno un corpo JSON da cui ricavare una spiegazione.
- **La console di log non è un vezzo diagnostico.** Quasi tutti i modi in cui un
caricamento muore sono muti: Cloudflare o nginx chiudono la connessione e
nessun evento del browser porta con sé una spiegazione. Il pannello *Console*
nella scheda di ripristino registra file scelto e dimensione, limite del
server, avanzamento ogni 10%, codice HTTP della risposta, errori, timeout e
interruzioni; sotto, i log lato server dell'operazione. Un battito ogni 15
secondi scrive «nessun avanzamento da N s», che è l'unico modo di distinguere
*lento* da *fermo*. Il pulsante *Copia tutto* esiste perché il primo passo di
ogni diagnosi è farsi mandare quel testo.
- **Nell'azzeramento i file si cancellano prima del database.** Svuotare il
disco è l'unico passo che può fallire per cause esterne (permessi sul
volume), e fallire lì non ha ancora toccato niente. Nell'ordine inverso un
errore sui file lascerebbe database azzerato e disco pieno di PDF orfani.
Collegato: `svuotaDiscoPubblico()` ricontrolla il disco dopo la cancellazione
e solleva se qualcosa sopravvive, invece di restituire il conteggio iniziale.
Flysystem non solleva se una `unlink` fallisce, e basta un file scritto da un
processo con un altro utente (l'entrypoint lavora da root, php-fpm e il
worker da www-data) perché l'operazione si dichiari riuscita lasciando il
disco popolato.
- **L'archivio si controlla prima di consegnarlo.** Un backup è l'unico file di
cui non ci si accorge che era rotto finché non serve, quindi
`BackupArchive::create()` non si fida di aver scritto bene: controlla il
valore di ritorno di ogni `addFile()` (che torna `false`, senza sollevare, se
il file è sparito o è illeggibile — l'archivio finirebbe con un buco
silenzioso), e alla fine riapre l'archivio e verifica che contenga
`data.xml`, `manifest.json` e *esattamente* i file attesi. Se qualcosa non
torna, l'archivio viene cancellato e l'operazione fallisce: meglio nessun
backup che un backup che sembra buono.
Attenzione a una trappola di `ZipArchive`: dopo un `close()` fallito
l'oggetto resta inutilizzabile e ogni metodo successivo solleva `Invalid or
uninitialized Zip object`. Una chiusura di cortesia dentro un `catch`
sostituiva il messaggio vero con quello, e l'amministratore leggeva una
stringa incomprensibile al posto di «permesso negato su questo file». Da qui
`chiudi()`, che cattura `getStatusString()` prima che vada perso, e i
`close()` di pulizia avvolti in un try/catch che non può mascherare l'errore
originale.
- **Eliminare definitivamente un territorio porta via anche i suoi file.**
`TerritorioCestino::forceDelete()` cancellava la riga e lasciava mappa e
miniatura sul volume: invisibili in ogni schermata, non più raggiungibili da
nessuna cancellazione, e dentro ogni backup successivo. I file si rimuovono
*prima* della riga, così se la cancellazione fallisce il territorio resta nel
cestino e l'operazione si può ritentare.
- **L'azzeramento tiene in vita l'amministratore che l'ha chiesto.** Un'installazione
appena creata ha un amministratore; cancellarli tutti lascerebbe
l'applicazione senza nessuno che possa accedere fino al riavvio del container
(l'admin iniziale lo ricrea `entrypoint.sh` da `INITIAL_ADMIN_*`, che in
esecuzione possono non esserci). Gli altri utenti si eliminano uno alla volta
via Eloquent, non con un delete di massa: è il trait `HasRoles` di Spatie a
staccare ruoli e permessi nell'evento `deleting`, che un delete di massa non
fa scattare. Il registro attività si svuota **per ultimo** — quelle
cancellazioni scrivono righe nuove — e subito dopo si scrive l'unica riga che
sopravvive, quella dell'azzeramento stesso.
- **Ordine del restore: staging → database → file.** I file si estraggono
prima in `storage/app/backup-restore/`, così un archivio corrotto o
fuori limite fallisce mentre i dati correnti sono ancora intatti; poi
`importXmlFromContent()` in transazione; poi la sostituzione dei file. Il
disco `public` viene **svuotato**, non fuso: i percorsi vivono nelle righe
appena riscritte, e tenere i vecchi file lascerebbe PDF orfani che nessuna
schermata mostra e nessuna cancellazione raggiunge.
- **Limiti sull'archivio in ingresso.** Un `.zip` è compresso: senza tetti su
numero di entry, dimensione della singola entry e totale decompresso, pochi
MB possono riempire il volume (zip bomb). I nomi delle entry sono
normalizzati e ogni `..` o percorso assoluto viene rifiutato (zip slip) —
senza, un archivio ostile scriverebbe fuori dalla cartella di destinazione.
- **Dopo un restore tutti cambiano password.** Il pacchetto contiene gli hash
bcrypt di ogni utente: chi lo ha avuto in mano ha potuto tentarne il crack
offline, quindi da lì in poi nessuna vecchia password è più un segreto. Il
restore accende `password_change_required` su **tutte** le righe di `users`
(amministratore che sta ripristinando compreso) e azzera i `remember_token`,
che sono credenziali persistenti e stanno pure loro nel backup. Il
middleware `RequirePasswordChange` (in coda al gruppo `web`, quindi copre
anche `/livewire/update` — Livewire segue le risposte redirezionate) dirotta
su `password.change` tutto tranne quella pagina, il suo invio e il logout.
- **La schermata di cambio password non è Livewire e non chiede la password
attuale.** Non è Livewire perché deve restare raggiungibile mentre il
middleware respinge anche le POST di Livewire, e distinguere quale
componente sta dietro una `/livewire/update` è fragile; due rotte HTTP si
escludono per nome. Non chiede la password attuale perché il restore ha
appena sovrascritto gli hash con quelli del backup: la "password attuale" di
un account è quella dell'epoca del backup, che l'utente — l'amministratore
per primo — può benissimo non ricordare. La garanzia è la sessione: a quella
pagina ci si arriva già autenticati.
### Export/Import XML: backup completo e round-trip
`Livewire/Settings/XmlExchange` esporta e reimporta **tutti** i dati gestionali,
non più un sottoinsieme. L'export (`currentDataset` + `datasetToXml`) include
ora: utenti (con hash password, ruoli, `email_verified_at`, `remember_token`),
i campi settings prima omessi (`public_base_url`, `logo_path`,
`pdf_viewer_show_download`, `setup_completed`), lo stato soft-delete
(`deleted_at`) di proclamatori/territori, i path file dei territori
(`pdf_path`, `thumbnail_path`), le FK di audit delle assegnazioni
(`created_by`/`returned_by`, esportate come `legacy_*_id`), `link_sent`,
`pdf_access_code`, e i timestamp `created_at`/`updated_at` di ogni entità.
L'import (`importXmlFromContent`) legge simmetricamente tutti questi campi, così
un export si reimporta senza perdite.
Tre scelte non ovvie:
- **`legacy_id` derivato dall'`id` reale.** Il rimappaggio delle FK in import si
basa sull'attributo `legacy_id`. Prima veniva scritto solo dalla conversione
SQL legacy: l'export dell'app corrente ne era privo, quindi un suo re-import
**perdeva territori e assegnazioni** (riferimenti non risolti). Ora
`addLegacyIdAttribute()` usa `legacy_id` se presente, altrimenti l'`id` reale.
- **Gli utenti sono UPSERT per email, non azzerati.** Tutte le altre entità
vengono cancellate e ricreate; gli utenti no. Azzerare la tabella `users`
durante un restore rischierebbe di **estromettere l'amministratore** che sta
importando (backup che precede il suo account, o file parziale). Gli account
esistenti vengono aggiornati, quelli nel file (ri)creati; nessuno viene
eliminato. Conseguenza: non è un mirror perfetto (utenti extra restano), ma è
senza perdite e non blocca fuori nessuno.
- **Hash password e timestamp scritti col query builder.** Dopo il `save()` del
modello, password/`remember_token`/`email_verified_at`/`created_at`/
`updated_at` vengono scritti con `DB::table()->update()`: preserva l'hash
esatto (il cast `hashed` rivaliderebbe il costo bcrypt e potrebbe rifiutare un
hash generato con `BCRYPT_ROUNDS` diverso) ed evita che Eloquent sovrascriva i
timestamp importati. Stessa tecnica in `applyRowMeta()` per le altre entità.
### La pagina "Backup e import": cinque zone e una sola console
La pagina era cresciuta per accumulo: sette riquadri senza un ordine dichiarato,
la zona pericolosa a metà strada, **cinque** aree di log separate e pulsanti che
ogni sezione ridefiniva per conto proprio. È stata rimessa in ordine attorno a
tre regole.
**Cinque zone numerate, in ordine di quanto sono definitive.** `1 Backup`,
`2 Ripristino`, `3 Import PDF`, `4 XML`, `5 Zona pericolosa`. Ognuna ha
un'ancora (`id="zona-…"`) e l'indice appiccicato in cima ci salta sopra. Un test
verifica che le cinque ancore esistano *e che siano in quell'ordine nel
sorgente*: l'ordine è la sostanza della sistemazione, non un dettaglio estetico.
**Il "focus" della pagina.** Premuto un pulsante — o scelta una voce
dell'indice — la pagina si sposta sulla zona di riferimento e la fa lampeggiare
(`window.tmFocusZona`). Il focus da tastiera si sposta **solo** quando la
richiesta è di navigazione: spostarlo anche a ogni azione strapperebbe il
cursore da sotto le dita di chi ha appena premuto. Il primo comando di ogni zona
è marcato `data-zona-focus` ed è quello che lo riceve.
**Una sola console, agganciata in fondo alla finestra.** Prima la stessa
operazione si raccontava in tre punti diversi: un ripristino cominciava nel
riquadro "Browser", proseguiva in quello "Server" e aveva un terzo "Dettaglio"
richiudibile nel pannello di avanzamento, in cima. Per capire dove si era
fermato bisognava guardarli tutti. Adesso c'è una cronologia sola, in ordine di
tempo, con la sorgente accanto a ogni riga, e la finestra è *fissa*: quasi tutti
i modi in cui un caricamento muore sono muti, e l'unico indizio è dove si è
interrotto il flusso di righe — un log che esce dallo schermo appena si scorre
non serve proprio nel momento in cui servirebbe.
Dettagli non ovvi della console:
- **Le righe del server viaggiano già scremate.** Il conto di quante ne sono
state spedite lo tiene il componente Livewire (`logSpediti`), non il browser:
la coda intera dentro ogni risposta significherebbe sessanta righe poco meno
di due volte al secondo, e per l'import PDF — la cui coda non ha tetto —
l'intera cronologia a ogni poll.
- **Per ogni operazione c'è un solo componente che la racconta**
(`SegueOperazioneBackup::tipiSeguiti()`). Backup e zona pericolosa guardano lo
stesso stato condiviso: senza un proprietario dichiarato spedirebbero entrambi
le stesse righe, e la console le mostrerebbe due volte.
- **Il download automatico si ascolta in un posto solo.** `scarica-backup` è un
evento su `window`: due componenti che lo ascoltassero entrambi assegnerebbero
`window.location.href` due volte, e il pacchetto verrebbe scaricato due volte.
L'ascolto sta nella console, che è l'unico elemento sempre presente. Per lo
stesso motivo `scaricaOra()` esce subito se non è il proprietario a chiamarlo:
il segno "download già inviato" sta nello stato condiviso, quindi chi segue
l'operazione di riflesso lo consumerebbe per primo — l'archivio sarebbe pronto
e non arriverebbe a nessuno, e per l'azzeramento è pure il passo che sblocca
la cancellazione.
- **Lo scorrimento automatico si sospende se si torna indietro a leggere.**
Trascinare in fondo mentre si sta guardando una riga di dieci secondi prima è
il modo più rapido di rendere inutile un log che scorre. Compare invece
"Torna in fondo".
- **Il pannello è a posizione fissa, quindi la pagina ha uno spaziatore in
fondo.** Senza, coprirebbe l'ultima zona — che è quella pericolosa.
- **Il JavaScript della console sta in un ` |